Venerdì 5 giugno 2026
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Egitto. Convegno internazionale otologia, si parla anche di staminali

AFRICA - EGITTO
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Riattivare le staminali dell'orecchio interno, gia' presenti ma 'addormentate', attraverso altre cellule della stessa famiglia, portate dall'esterno grazie a speciali nanomolecole, per recuperare l'udito. Non e' fantascienza, ma l'obiettivo di alcune sperimentazioni gia' in corso in Italia sugli animali, con l'obiettivo di ripristinare le funzioni uditive perdute. Di questi temi si parla in Egitto, al Convegno internazionale 'Il futuro dell'otologia', promosso dal Centro ricerche e studi Amplifon. Un futuro che "parla il linguaggio delle nanotecnologie, della chirurgia robotica, dell'ingegneria genetica e dei piu' moderni dispositivi impiantabili -spiega in una nota Aziz Belal, preside della Scuola di medicina di Alessandria e presidente del Congresso- Non si tratta di un miraggio, ma di passi concreti che la scienza sta gia' compiendo".  I disturbi dell'udito sono molto piu' diffusi di quanto si creda. Ne soffre circa il 12% della popolazione. Solo in Italia si stimano 7 milioni di persone con problemi di udito, soprattutto anziani. Fra le cause, fattori ereditari, ma anche l'eta', il rumore (primo motivo di invalidita' professionale), le infezioni (scarlattina, rosolia, otiti), farmaci, alcol e fumo. Tra temi al centro dell'incontro, proprio lo studio delle staminali coniugate alle nanotecnologie.  "Per il momento siamo ancora all'inizio, ma gia' sono stati compiuti grandi passi in avanti -sottolinea Alessandro Martini, ordinario di Audiologia della facolta' di Medicina e chirurgia dell'Universita' di Ferrara- Studi italiani dell'equipe di Pisa e di Ferrara (attualmente in pubblicazione) dimostrano che, nei topi, staminali iniettate per via endovenosa arrivano nell'orecchio, interagiscono con le cellule presenti, si integrano e sopravvivono. Qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava impossibile".    

Le nanomolecole con staminali possono essere introdotte nell'orecchio interno grazie a micropompe, oppure a spugne con gel, o anche tramite gli stessi impianti cocleari 'mpodificati'. L'obiettivo dello studio e' stimolare le cellule staminali silenti e rigenerare i neuroni, per mezzo dei nuovi impianti cocleari.

"Le nanotecnologie impiegate nello screening genetico consentono poi di affinare la diagnosi. Con un solo prelievo, grazie a speciali microchip si possono individuare mutazioni di geni 'sotto accusa'. Per il momento sono state scoperte alcune decine di mutazioni coinvolte".


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