Sabato 6 giugno 2026
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Eluana Englaro. Parla Bagnasco, segue a ruota la Cdl, muto il Pd. Tipica giornata politica

U.E. - ITALIA
Notizia ·
"Togliere idratazione e nutrimento" ad Eluana Englaro "e' come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno". A sostenerlo e' stato, poche ore dopo lo sbarco a Sydney in occasione della Giornata mondiale della gioventu', il presidente della Cei, cardinal Angelo Bagnasco, a proposito della sentenza emessa nei giorni scorsi, con la quale i giudici autorizzano il padre di Eluana Englaro a ottenere l'interruzione del trattamento d'idratazione e alimentazione che permette alla figlia, in coma vegetativo persistente da sedici anni, di continuare a vivere. Lo riporta il Sir, Servizio di informazione religiosa, l'agenzia della Cei. Bagnasco ha aggiunto: "Viviamo pertanto un momento che deve far preoccupare e riflettere tutte le persone di buona volonta'", da una parte "viviamo un sentimento di condivisione e partecipazione per una situazione di grande sofferenza" e dall'altra "non possiamo tacere che questo e' un momento molto delicato, e persino drammatico se si dovesse arrivare a consumare una vita per una sentenza".    

"Nessuna interruzione di una vita, solo la necessita' che la natura faccia il suo corso". Cosi' Beppino Englaro, il padre di Eluana, la giovane che da 16 anni e' in stato vegetativo permanente. La famiglia Englaro, precisa Bettino, non ha alcuna intezione di far polemiche con la Chiesa ma, ancora una volta, spiega qual e' il punto di vista che era anche "quello di Eluana".  Nel caso della figlia, dice ancora Englaro "il corso della natura e' stato interrotto dai trattamenti, dai protocolli rianimatori il cui sbocco e' stato quello di una condizione vegetativa permanente che e' innaturale".

COMMENTI


"Condivido pienamente le parole pronunciate oggi da sua eminenza Cardinal Bagnasco che, mi auguro, dovrebbero indurre tutti ad una profonda riflessione. La politica non puo' evitare di domandarsi se e' sufficiente una sentenza per dare e togliere la vita ad una persona". Lo afferma in una nota Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera dei deputati.  "Il caso di Eluana -aggiunge Lupi- ha degli aspetti di drammaticita' che non vanno per nulla sottovalutati. La sacralita' della persona, dal suo concepimento fino alla morte naturale, e' un valore fondante nella nostra civilta'. Chi non tiene conto di questo non fa un servizio al Paese", conclude l'esponente Pdl.    

"Il caso di Eluana Englaro e' l'esempio essenziale del principio dell'habeas corpus, su cui si fonda almeno dalla Magna Charta del 1215 qualsiasi ordinamento che aspiri a dirsi civile". È quanto ha dichiarato Antonio Stango, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, che spiega: "Ecclesiastici come il cardinale Bagnasco, che parla di 'consumare una vita per una sentenza', o parlamentari come l'onorevole Bertolini, che ipotizza un 'omicidio autorizzato', sembrano non avere letto con attenzione la sentenza della Corte d'Appello di Milano. Quest'ultima, nell'autorizzare l'interruzione del trattamento di 'sostegno vitale artificiale', ha constatato l'assoluta inconciliabilita' della 'concezione sulla dignita' della vita' di Eluana 'con la perdita totale ed irrecuperabile delle proprie facolta' motorie e psichiche e con la sopravvivenza solo biologica del suo corpo in uno stato di assoluta soggezione all'altrui volere'. Il suo corpo, cioe' quello di Eluana, della quale i giudici non hanno fatto che accertare la volonta' - sottolinea Stango -. Di fronte a questa applicazione lineare, benche' giunta dopo molti anni, del semplice diritto di ciascuno a disporre del proprio corpo - conclude - non puo' opporsi alcun volere altrui, ne' quello di noi laici ne' di chi mostra, come il cardinale Bagnasco, di avere una concezione della vita rispettabile ma diversa da quella della diretta interessata, tanto da considerare sacro lo stato vegetativo".    

"Credo che la preoccupazione del presidente della Cei Angelo Bagnasco sia una preoccupazione fondata". Lo afferma il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, commentando il monito lanciato dall'Australia dal capo dei vescovi sul caso di Eluana Englaro e sottolineando che non bisogna "mai rinunciare a una cultura della vita". Su questo tema, ha aggiunto Sacconi, "condivido pienamente quello che ha detto in precedenza il premier Silvio Berlusconi e le posizioni espresse dal sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, nella lettera inviata al Corriere della sera".    

La sentenza di Milano su Eluana Englaro "non pretende di risolvere tutti i problemi del vegetativo persistente n, di sostituirsi ad eventuali leggi, ma risponde come è giusto che sia al caso specifico di Eluana Englaro": lo affermano Maurizio Mori, presidente dell'associazione Consulta di Bioetica, e Emilio D'Orazio, direttore del Centro Studi Politeia.  "E' forse bene ricordare che la famiglia di Eluana ha fatto di tutto per cercare il risveglio di Eluana rivolgendosi ai migliori centri mondiali: tutto è stato vano. Nonostante ripetuti e straordinari sforzi durati anni, la situazione di Eluana è sempre stata stabile e senza variazioni. E' pertanto certa la irreversibilità del suo stato", si legge in un comunciato. "In secondo luogo, ci sono numerose prove testimoniali delle ripetute affermazioni di Eluana - prima dell'incidente - di non voler rimanere nello stato di vegetativo permanente. Sono obiezioni da Azzeccagarbugli quelle che si nascondono dietro la mancanza di una firma su un documento. Queste due condizioni giustificano ampiamente la decisione presa dalla Corte di Appello di Milano. N, vale la critica che ció la condurrebbe alla morte per fame e per sete. Questo argomento usa le parole non per descrivere e trasmettere idee ma per evocare istinti e sentimenti profondi. Infatti, Eluana non mangia e non beve piú dal giorno dell'incidente. Eluana assume una terapia nutrizionale senza n, gusto n, sapore. Ecco perch, - conclude la nota - è lecito sospendere quella terapia del tutto analoga alla terapia ventilatoria".    

"A parte la fede, dare all'uomo il potere di decidere la fine della vita e' una rivoluzione della civilta' giuridica occidentale. Ognuno puo' decidere della sua vita, tant'e' che il suicidio e' il massimo peccato ma non e' reato; qui si teorizza il diritto di decidere la fine della vita altrui ed e' altra cosa". Lo dichiara Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma.   

"Sono totalmente d'accordo con il Cardinale Bagnasco. Non si puo' morire per una sentenza. Il pronunciamento del Tribunale di Milano corrisponde ad una condanna a morte. I giudici che hanno autorizzato l'eliminazione di Eluana Englaro si sono assunti una gravissima responsabilita'". Lo ha dichiarato Isabella Bertolini, parlamentare del Pdl, commentando il caso di Eluana Englaro.  "Si rischia di affermare una nichilistica cultura della morte, diffondendo un messaggio pericoloso per tutti i malati ridotti in condizioni disperate. In Italia l'eutanasia e' illegale. Negare cibo e acqua ad un essere umano significa ucciderlo attraverso una lenta agonia, indegna della sacralita' della vita umana. Un omicidio autorizzato da una sentenza e' qualcosa di aberrante e mai avremmo immaginato che una cosa del genere potesse succedere in Italia. Bisogna agire con tutti i mezzi per impedire che altri giudici - ha concluso il parlamentare del Pdl - prendano decisioni altrettanto nefaste".    

"La sentenza di un tribunale non puo' decidere sulla vita e sulla morte di un essere umano. Per questo mi trovo d'accordo con l'appello del cardinal Bagnasco. L'eutanasia di Eluana Englaro, ratificata con una sentenza inaccettabile e' nel nostro paese un reato punito dalla legge. Le fughe in avanti e l'esaltazione della cultura di morte sono derive pericolose che non possono ne essere tollerate ne essere negoziate con i valori della vita umana. Il Parlamento ha il dovere di legiferare al piu' presto per evitare il ripetersi di tali aberrazioni giuridiche". Lo ha dichiarato Giuseppe Marinello, parlamentare del Pdl, commentando il caso di Eluana Englaro.    

Una mozione per promuovere un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione alla sentenza che autorizza la sospensione del trattamento di idratazione e alimentazione nei confronti di Eluana Englaro. A presentarla sono Francesco Cossiga e il presidente vicario del Pdl, Gaetano Quagliariello, che definiscono la sentenza "lesiva delle prerogative costituzionali del parlamento". La mozione impegna il Senato "ad attivare le procedure necessarie per sollevare un eventuale conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale tra il Senato e la Corte di Cassazione per invasione da parte di quest'ultima nella sfera di poteri attribuiti costituzionalmente agli organi del potere legislativo". A decidere la calendarizzazione del documento, dice in aula il presidente del Senato, Renato Schifani, "sara' la prossima Conferenza dei capigruppo convocata per lunedi' 21 alle ore 19". Cossiga e Quagliariello sottolineano che "il tema dell'eutanasia e del cosiddetto testamento biologico e' da tempo al centro dell'attenzione del parlamento, nel cui ambito si sono manifestate sensibilita' e visioni politiche assai articolate, in modo anche trasversale" ma che "sino ad oggi non e' stato possibile, proprio in relazione alla vivacita' della dialettica politica, giungere all'approvazione di una legge che affronti in modo organico al materia". La mozione e' stata sottoscritta da 23 senatori del Pdl.   
Nel rilevare il "vuoto normativo" sul tema dell'eutanasia e del testamento biologico, Cossiga e Quagliariello, nella mozione contro la sentenza sul caso di Eluana Englaro, osservano che "la mancanza di una disciplina legislativa specifica potrebbe essere il frutto di una scelta consapevole del parlamento, il quale non ha sino ad oggi ritenuto opportuno intervenire per disciplinare fattispecie del tipo di quella oggetto della sentenza".
Secondo Cossiga e Quagliariello "la sentenza della Cassazione, da cui e' derivato il pronunciamento della Corte d'Appello" di Milano sul caso di Eluana Englaro "si configura come atto sostanzialmente legislativo, innovativo dell'ordinamento normativo vigente, adottato per via giudiziaria dal giudice di legittimita', che, viceversa, dovrebbe esercitare la cosiddetta funzione nomofilattica, ovvero la verifica della corretta applicazione del diritto vigente da parte dei giudici di merito".
Tale atto, continuano Cossiga e Quagliariello, "proprio perche' assunto dal giudice di legittimita', non conosce ulteriori impugnazioni e si sottrae alla valutazione di legittimita' costituzionale ad opera della Consulta". Quindi, concludono, "l'unico rimedio disponibile e' il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale, la quale potrebbe verificare la fondatezza del rilievo circa il carattere abnorme della sentenza e la sua lesivita' delle prerogative costituzionali del parlamento".

"No alla prima esecuzione capitale della storia Repubblicana italiana. No alla sentenza di morte pronunciata da alcuni giudici italiani contro Eluana Englaro". E' la decisa presa di posizione dei presidenti dell'associazione Scienza&Vita, Maria Luisa Di Pietro e Bruno Dallapiccola, che si appellano a "tutta l'opinione pubblica, ai mondi della cultura e della scienza, del diritto e dell'economia, dell'informazione e del sociale perche' con noi, e accanto a noi, sappiano pronunciare un grande 'si' alla vita e un 'no' insuperabile alla condanna a morte di Eluana".  "Chiediamo - dicono i presidenti dell'associazione - di sottoscrivere questo nostro appello che contiamo possa essere recepito da quanti sono in grado, attraverso gli strumenti della giustizia e della politica, di fermare questa orribile escalation. Invitiamo inoltre la famiglia di Eluana ad accogliere l'invito di chi ha dichiarato di voler continuare ad assisterla amorevolmente: altro non e' che un affidamento di amore. Al tempo stesso ci impegniamo a sostenere tutti gli sforzi per garantire la vita di Eluana".  Per l'associazione "in queste ore - si legge in una nota - si puo' consumare un terribile dramma che potrebbe restare come una macchia indelebile sulla coscienza di tutto un popolo, quello italiano, che in tante occasioni ha invece manifestato un amore senza confini per la vita umana in ogni sua fase, dal concepimento e fino alla morte naturale. Fermare la mano di chi si appresta a togliere la vita dando attuazione alla sentenza di un tribunale - peraltro sostenuta da alcuni settori minoritari dell'opinione pubblica e della medicina - e' a questo punto un dovere insopprimibile per tutte le coscienze libere di questo Paese. E lo pretende il rispetto delle stesse leggi italiane che non ammettono l'eutanasia, perche' e' questo che si sta per commettere".  

"E' difficile entrare nelle vicende personali specie quando si tingono di dolore e di sofferenza. E per questo ci sembrano ancora piu' terribili e disumani i tentativi di strumentalizzazione che da piu' parti si tentano sulle sorti di Eluana Englaro". Lo afferma Giovanni Giacobbe, presidente del Forum delle associazioni familiari dichiarando l'adesione all'appello lanciato da Scienza&Vita. "Riteniamo pero' che sia necessario opporsi al tentativo di introdurre in Italia l'eutanasia che viola il principio della indisponibilita' della vita umana. Per questo aderiamo con convinzione all'appello rivolto alla politica ed all'informazione, ma anche all'opinione pubblica ed alla societa' civile, perche' emerga e si manifesti sempre piu' quell'amore senza confini per la vita umana in ogni sua fase, dal concepimento e fino alla morte naturale di cui il risultato nel referendum sulla fecondazione artificiale e' stata una straordinaria dimostrazione".    

'Esprimo la vicinanza e la solidarieta' alla famiglia di Eluana ma ho una forte preoccupazione rispetto alla ricostruzione della volonta' di un individuo da parte di giudici quando si tratta di problemi legati alla vita e alla morte'. E' quanto afferma Cinzia Caporale, bioeticista e componente del comitato nazionale di bioetica. ' Questa strada - spiega Caporale - apre le porte a soluzioni pericolose soprattutto se riguarda anziani e soggetti deboli. Apprezzo il comportamento esemplare del padre di Eluana il quale ha avuto un percorso limpido, ma non credo che una buona decisione sia quella di espropriare una persona della decisione e ricostruire posteriormente il conenso su questioni come la vita e la morte; e' pericoloso per una scelta di liberta'. Sono garantista fino in fondo e penso che autonomia e liberta' della persona sul proprio corpo debbano essere presenti nel testamento biologico, per questo ricostruire il consenso non mi soddisfa'. 'Nel primo documento del comitato nazionale di bioetica, sotto la presidenza del professor Francesco D'Agostino, si era ottenuto il consenso di tutti: perche' non darne forma legale?. 'Il Governo incarichi il Comitato nazionale di Bioetica ( quale organismo di consulenza della presidenza del Consiglio) di riprendere i punti di quel documento nel quale c'era stata una unanimita' perche' possa essere lo spunto per scrivere una norma. Si potrebbe accantonare momentaneamente la parte che riguarda la alimentazione e la idratazione del paziente comatoso affidando al ministero della salute un approfondimento tecnico-scientifico, ma andare avanti sul testamento biologico: e' strumento di civilita' che aiuta le famiglie nei momenti difficili. Se si crede nella funzione del comitato di bioetica- concklude Caporale - usateci, altrimenti chiudeteci'.    

L'associazione Giuseppe Dossetti presieduta da Ombretta Fumagalli Carulli si unisce alle voci contrarie 'ad ogni forma di eutanasia', in riferimento alla vicenda di Eluana Englaro. 'Ancora una volta in assenza di qualsiasi norma legislativa - ha dichiarato il responsabile dell'Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti dell'Associazione, Corrado Stillo - si tenta di far passare come fatto compiuto l' eutanasia sul corpo della povera Eluana. Mentre ribadiamo la nostra contrarieta' assoluta verso qualsiasi forma di eutanasia, attiva e passiva, notiamo che lo spettacolo mediatico di questi giorni ferisce profondamente le migliaia di malati ed i loro familiari che vivono da anni in condizioni simili'. 'Rifiutiamo - aggiunge una nota dell'associazione - l'aberrante logica di togliere il sondino naso gastrico che nutre ed idrata la ragazza e consideriamo fuori di ogni logica una sentenza di una Corte italiana che permetta una morte per fame e per sete, sentenza che sa piu' di condanna a morte che di tutela civica'. 'Ci appelliamo all'ordinamento costituzionale italiano - conclude la nota - che prevede il diritto ad essere curati, il diritto all'alimentazione, il diritto all'acqua, ed alle leggi che non considerano un 'diritto' il togliere la vita ad una persona'.   

'Eluana ha diritto! Non e' possibile che Eluana cessi di vivere per la sentenza emessa da un magistrato milanese, in aperto contrasto con tutti gli altri pareri, che si sono susseguiti in questi sedici anni! Una vera e propria sentenza di morte, fortunatamente non ancora applicata, contro la quale in tanti stiamo ingaggiando una lotta contro il tempo'. Lo dice la parlamentare 'teodem' Paola Binetti a proposito del caso di Eluana Englaro e sottoscrivendo cosi' l'appello di 'Scienza e Vita' perche' la giovane non sia lasciata morire. Secondo la deputata 'la sentenza Englaro puo' diventare la porta d'ingresso della eutanasia nel nostro Paese per motivi molto evidenti: per chiunque smettere di mangiare e di bere equivale a un suicidio, se c'e' la volonta' esplicita del soggetto, ma e' l'equivalente di una forma di eutanasia, se questa volonta' e' solo implicita e qualcuno si sostituisce al paziente con gesti concreti, come ad esempio staccare il sondino'. 'Se la sentenza fosse applicata - conclude Binetti rivolgendosi direttamente al padre di Eluana - ci troveremmo davanti a un evento irrevocabile: l'unico evento irrevocabile della nostra vita, la morte di una persona innocente, che dorme serenamente nella speranza mai spenta di potersi un giorno risvegliare'.

Il Movimento per la vita "aderisce pienamente all`appello lanciato oggi da Scienza e vita sul caso di Eluana Englaro": lo rende noto Carlo Casini, che del Movimento è il presidente, oltre ad essere eurodeputato dell'Udc.  "Rispettiamo il dolore di una famiglia da anni sottoposta ad una prova terribile. Ma abbiamo anche a cuore il destino di Eluana che un tribunale ha deciso che debba svolgere il ruolo di martire sulla strada della legalizzazione dell`eutanasia", scrive Casini. "E di eutanasia si tratta senza dubbio, visto che togliere i supporti alle funzioni vitali equivale a dare attivamente la morte, solo in modo ancora piú crudele e disumano".  "Facendo dunque la tara delle ipocrite e smielate dichiarazioni che servono unicamente a celare la realtà, resta il tentativo, l`ennesimo, di introdurre subdolamente - sostiene - in Italia il 'diritto' all`eutanasia giacch, i soliti 'mercanti di morte' sanno che in modo diretto ed aperto non riuscirebbero a far breccia nella sensibilità diffusa del popolo italiano. Crediamo che sia necessario porre dei paletti che, aldilà dei casi personali, possano orientare le leggi ed i comportamenti della società. Per questo aderiamo all`appello di Scienza e vita e lo facciamo nostro, pronti a dare il nostro contributo per ricreare quel tessuto trasversale di solidarietà che ha portato all`approvazione della legge sulla fecondazione artificiale ed al grande risultato nella sua difesa dall`aggressione referendaria".    
I deputati del Partito Democratico Luigi Bobba e Marco Calgaro aderiscono all'appello dell'associazione 'Scienza e Vita': "No alla condanna a morte di Eluana Englaro". E, in merito alla vicenda, i due comunicano in una nota: "E' sinceramente sorprendente che una sentenza possa introdurre subdolamente l'eutanasia in Italia. E' impossibile definire 'civile' un Paese che condanna a morte per fame e per sete un essere umano che senza alcun sussidio tecnico ne' farmacologico straordinario vive da 14 anni".  "E' assolutamente indispensabile ed urgente che la politica riapra un dibattito sereno su questa delicata e complessa tematica per giungere a una legislazione ragionevole -concludono- e condivisa sul testamento biologico che non metta in discussione il diritto fondamentale alla vita".    

"Rispetto profondamente il dolore della famiglia di Eluana, ma aderisco con convinzione all'appello di Scienza e Vita -conclude il sottosegretario- nessuna pratica eutanasiaca puo' avere seguito". Cosi' Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato all'Interno si esprime sul caso Englaro.  Poi, in riferimento ad un articolo apparso oggi sul quotidiano "La Repubblica", nel quale il marito di una donna affetta da sclerosi laterale amiotrofica, afferma, in merito all'eutanasia: "Il dibattito pubblico si e' incentrato sulla richiesta della liberta' di poter morire. Cio' che chiediamo alle istituzioni e' che i malati e le loro famiglie siano finalmente messi in condizione di essere liberi di vivere", Mantovano commenta: "Queste parole, il cui peso incide sulla propria carne, fanno riflettere e riequilibrano un dibattito condizionato dal rumore di quanti parlano semplicisticamente di 'fine della sofferenza'".  Infine, tornando sulla vicenda di Eluana, Mantovano aggiunge: "Se a questo aggiungiamo una sentenza che, nel caso Englaro, si fonda su una volonta' espressa, e prevede la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione ce ne e' abbastanza per chiedere di fermarsi prima di dar seguito a quella che nei fatti e' una condanna a morte".    

"Confermo e sottoscrivo l'appello lanciato dall'Associazione Scienza e Vita per fermare l'assurda condanna a morte sancita dalla Corte d'Appello di Milano ai danni di Eluana Englaro, e invito anche i miei colleghi parlamentari, gli esponenti del mondo istituzionale e l'intera opinione pubblica a fare lo stesso." Lo afferma Domenico Di Virgilio, parlamentare del Pdl, in merito alla decisione della Corte d'appello di Milano di autorizzare il padre di Eluana Englaro a richiedere ai responsabili del reparto dove e' in cura la ragazza in stato vegetativo permanente, di sospenderne l'idratazione e l'alimentazione artificiale.  "Da padre, e da uomo sono certamente vicino alla famiglia di Eluana -prosegue Di Virgilio - ma da medico voglio anche dire loro che sospendere l'idratazione e la nutrizione provoca sofferenze ed un agonia che puo' durare anche due settimane. Penso che nessuno di noi puo' dimenticare la povera Terri Schiavo!"   "Inoltre al medico che si rendesse disponibile per un simile atto -conclude Di Virgilio- vorrei dire che, oltre a macchiarsi di un grave reato perche' l'eutanasia non e' ammessa in Italia, porterebbe per tutta la vita il pesante fardello di aver interrotto la vita di un essere umano che, benche' disabile grave, va assistito."     
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