Eluana Englaro stabile dopo sabato difficile
Una forte emorragia uterina che ha provocato un peggioramento improvviso delle condizioni di Eluana Englaro, ma poi si è arrestata e, se non si ripresentasse, le condizioni della giovane donna in coma vegetativo da oltre 16 anni potrebbero migliorare e lei potrebbe riprendersi. E' questo il quadro che emerge al termine di un pomeriggio difficile vissuto sabato alla Casa di cura Beato Talamoni di Lecco, dove Eluana è ricoverata. Per il padre Beppino è stato probabilmente uno dei giorni piú difficili. "Se questo non è un inferno..." ha dichiarato l'uomo in serata.
Lasciando l'istituto il neurologo Carlo Alberto Defanti, medico curante della donna, ha parlato di "un'emorragia uterina molto abbondante, non sappiamo per quali cause". "Nel pomeriggio l'emorragia si è arrestata. Se non ricominciasse Eluana potrebbe riprendersi". Le condizioni della donna, quindi, sono ora stazionarie. Il medico, d'accordo con la famiglia e con la clinica, ha comunque deciso di non procedere ad alcun tipo di trasfusione. Assoluto il riserbo del personale della clinica lecchese e delle suore che hanno in cura la donna.
Il padre di Eluana, Beppino Englaro, ha annullato gli appuntamenti previsti per la giornata (la partecipazione a un convegno e un'intervista con Fabio Fazio) per recarsi al capezzale della figlia. Englaro è rimasto diverse ore nella clinica, ne è uscito nel tardo pomeriggio di sabato, è quindi tornato all'ospedale e poi lo ha lasciato di nuovo. "Sono stato avvertito stamane che la situazione era grave", ha detto l'uomo, spiegando che in ospedale è stata trovata "un'alleanza terapeutica". Il padre di Eluana ha ricordato anche che "questa vicenda dura da 6.113 giorni, ovvero da 16 anni, otto mesi e 23 giorni". La ragazza è stata visitata anche dalla sua curatrice speciale, avvocato Franca Alessio, che ha spiegato che, viste le condizioni della donna "non ha senso intervenire". L'avvocato ha confermato che "si è deciso di non praticare trasfusioni".
Eluana Englaro è in stato vegetativo permanente da oltre 16 anni: il 18 gennaio del 1992 rimase vittima di un grave incidente stradale. Eluana, all'epoca 20enne, verso le quattro di quella mattina si schiantó contro un muro nei pressi di Lecco. Lo schianto le procuró un fatale trauma cranico e le frattura alla seconda vertebra cervicale. Dopo 12 mesi dall'incidente la diagnosi definitiva e sicura per Eluana è di stato vegetativo permanente, ossia irreversibile. Tra il 1996 e il 1997 parte la macchina legale per ottenere la sospensione della alimentazione alla ragazza. Il padre Beppino, nel rispetto della volontà della figlia, si batte contro l'accanimento terapeutico, ma dai tribunali arrivano risposte negative. Fino al 9 luglio scorso, quando la Corte d'Appello di Milano ha attribuito a Beppino Englaro la facoltà di chiedere l'interruzione dell'alimentazione artificiale per Eluana. La sentenza ha infatti riconosciuto la presenza di due condizioni, ossia che lo stato vegetativo del paziente sia ritenuto clinicamente irreversibile "senza alcuna sia pur minima possibilità, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti, di recupero della coscienza e delle capacità di percezione" e che la paziente "se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento".
COMMENTI
Effettuare o meno una trasfusione di sangue a Eluana Englaro "e' un campo dove non interviene il vescovo, ma il medico in scienza e coscienza. Tutto nel rapporto che il medico ha con paziente e parenti". Lo ha detto al Tg2 l'arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, che ha aggiunto: "Ho l'impressione che la curiosita' e l'esposizione mediatica forse ci distolgono dai veri problemi da affrontare. Si deve entrare in noi stessi e riflettere sui veri valori dell'esistenza".
Decidere cosa fare "in base al concetto della proporzionalita' ed efficacia dell'intervento". Questo, per il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) Amedeo Bianco, dovrebbe essere ora il criterio da adottare di fronte all'improvviso peggioramento delle condizioni di Eluana Englaro. La donna, da quasi 17 anni in stato vegetativo permanente, e' stata colpita da un'emorragia interna e richiederebbe interventi urgenti dei medici. Interventi che, pero', possono configurarsi come accanimento terapeutico, anche alla luce della battaglia decennale del padre di Eluana, Beppino Englaro, che vorrebbe lasciar morire la figlia in base a quanto lei aveva sempre detto. "In questo caso - dice Bianco all'Adnkronos Salute- bisogna chiedersi se gli interventi necessari a non farla morire siano proporzionati alle sue reali condizioni. E quale obiettivo raggiungano. Decisioni che spettano solo alla famiglia, e ai medici che hanno in cura la donna. Io restituirei ogni decisione a loro".
"L'accanimento terapeutico su Eluana Englaro c'e' gia' stato. Ora penso che la pietas dovrebbe prevalere e porre fine a questo calvario". Con queste parole Francesco Cognetti, past presidente dell'associazione italiana di oncologia medica (Aiom), commenta l'aggravarsi improvviso delle condizioni della donna che da quasi 17 anni e' in stato vegetativo permanente. E che si trova al centro di un caso giudiziario oltre che politico per la volonta' del padre Beppino di far rispettare le volonta' a suo tempo espresse da Eluana. Dunque intenzionato a farla morire. "La situazione - dice Cognetti, a Verona per il X congresso Aiom - non offre altre possibilita' o alternative se non quella di assecondare le decisioni e le volonta' gia' espresse a suo tempo da Eluana".
Se Eluana avesse lasciato scritte le sue volonta' su quali cure accettare o rifiutare, in una sorta di testamento biologico, 'non sarebbe cambiato nulla'. A dirlo e' Vittorio Angiolini, avvocato della famiglia Englaro. 'A questo punto credo proprio si possa dire di no, non sarebbe cambiato nulla - ha ribadito Angiolini - la volonta' nel senso inteso dalla cassazione, quindi di un convincimento di Eluana che andasse proprio nella direzione presa dalla cassazione, e' gia' stata accertata e su questo non c'e' discussione, perche' non e' oggetto di alcuna impugnazione. E' stato accertato definitivamente, quindi l'eventuale volonta' scritta non poteva cambiare niente'. Alla domanda su cosa si aspetta adesso la famiglia Englaro, Angiolini ha risposto che 'non ci aspettiamo niente, semplicemente attendiamo il pronunciamento della Corte di cassazione, siamo convinti che la Corte d'Appello di Milano abbia correttamente seguito i principi dettati dalla cassazione nel 2007, e cercheremo di far valere questa condizione'.
"Qualsiasi paziente con una emorragia in atto sarebbe sottoposto ad emotrasfusione che non e' assimilabile ad accanimento terapeutico". Lo ha detto l'onorevole Maurizio Ronconi dell'Udc, in merito al caso di Eluana Englaro. "E' evidente - ha dichiarato Ronconi - che bisognerebbe essere a conoscenza del quadro clinico e di cosa abbia determinato l'emorragia interna ad Eluana. E' altrettanto chiaro che un qualsiasi altro paziente sarebbe comunque stato sottoposto ad emotrasfusione; vietarla ad Eluana potrebbe essere assimilato alla sospensione della alimentazione parenterale".
"Confido nella scienza e coscienza dei medici". Con queste parole il sottosegretario al Welfare Francesca Martini commenta la vicenda di Eluana Englaro, la donna da quasi 17 anni in stato vegetativo permanente che ora ha subito un improvviso aggravarsi delle condizioni per un'emorragia interna. "Ho grande fiducia nella classe medica. Il caso di Eluana -spiega, a margine del suo intervento nel corso della cerimonia d'apertura del X congresso dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) a Verona- e' sotto i riflettori. Ma sono migliaia i pazienti nelle sue stesse condizioni, che ogni giorno devono ricevere dal medico non solo valutazioni tecnico-scientifiche, ma anche una visione sul decorso della patologia e sui bisogni reali. In questi casi -ribadisce- ci dobbiamo affidare alla loro scienza e coscienza. I medici -continua- non debbono vedere diminuita la centralita' del loro ruolo. In questo dibattito deve entrare il problema dell'umanizzazione delle cure, la relazione medico-paziente-famiglia. Sono tutti principi da rispettare e su cui si debbono basare gli interventi del nostro Ssn". Per Martini, dunque, "non c'e' soltanto Eluana Englaro. Ci sono tanti altri pazienti in Italia che vivono una condizione di necessita' assistenziale complessa, e senza dubbio di quasi assenza di relazione con il mondo esterno. Credo -prosegue il sottosegretario al Welfare- che tutti debbano concordemente, con il sostegno della famiglia, ricevere le cure sanitarie che la Costituzione all'articolo 32 stabilisce come diritto alla salute". In quest'ottica l'approvazione di una legge sul testamento biologico o le dichiarazioni di fine vita non cambierebbe, per Martini, le priorita'. "Il valore della vita e il diritto alla salute - ribadisce - sono principi fondanti rispetto a una normativa che appunto stabilisca, ex ante, le volonta' del paziente. E' un percorso possibile, quello di una norma - conclude - ma non in conflitto con il diritto della persona a ricevere le cure necessarie".
La deputata del Pd Anna Paola Concia chiede che Eluana Englaro sia lasciata morire. "A quanti di noi è capitato di dover lasciare andare i propri cari. Arriva il momento in cui il malato stesso non ne puó piú di soffrire e decide di andare", afferma in una nota. "È successo a me quando ho visto mia madre andare via. Non ne poteva piú - prosegue - e fece un grande gesto d`amore verso la sua vita, insegnandomi ad accettare la morte come parte della stessa vita. Nulla sarebbe servito a fermarla, nemmeno l`umano accanimento". "Eluana oggi - conclude Concia - sta andando verso la sua pace e noi tutti, credenti e non, abbiamo il dovere di accompagnarla. E senza che si possa parlare di eutanasia, piuttosto di carità cristiana verso una donna divenuta suo malgrado una bandiera".
Per la curatrice di Eluana Englaro, Franca Alessio, la giornata di ieri 'e' stata effettivamente vissuta come un inferno' dal padre della donna, Beppino. 'Viste le notizie che arrivano dall'ospedale - ha spiegato la curatrice di Eluana - ho ritenuto di doverla andare a trovare ieri'. 'E' chiaro - ha proseguito - che l'epilogo naturale che si stava prefigurando aveva in qualche modo rasserenato il signor Englaro che, invece, per come sono andate le cose ha davvero vissuto la giornata di ieri come un inferno'. 'Le cose non sono andate cosi' - ha concluso l'avvocato Alessio - e, a questo punto, non ci resta altro che aspettare fino all'udienza davanti alla cassazione'. Il riferimento e' all'udienza dell'11 novembre prossimo, davanti alla Suprema Corte, in cui si discutera' il ricorso della Procura Generale di Milano contro l'ordinanza dei giudici della Corte d'Appello lombarda che autorizzavano la sospensione dell'alimentazione forzata per Eluana, in coma da oltre 16 anni.
"Premetto che parto da un'impostazione laica della bioetica che mi porta a sostenere l'uso scientifico e terapeutico delle staminali ed anche di non condividere il divieto di analisi preimpianto presente nella legge sulla fecondazione assistita". Lo dichiara il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchito. "Ora -aggiunge l'esponente del Pdl- pur avendo il massimo rispetto per la tragedia che sta vivendo il padre di Eluana, e' davvero sconvolgente che le si possa togliere la vita non staccando il tubo di una respirazione artificiale, operazione che capisco e condivido nel contesto di una precisa ed esplicita dichiarazione fatta a suo tempo dal soggetto vittima di una simile situazione (di qui l'esigenza della legge sul testamento biologico che si sta appunto discutendo al Senato), ma facendola morire per fame e per sete". "Si puo' essere cattolici o laici -conclude Cicchitto- ma il pensiero dei tormenti a cui potra' andare incontro Eluana per mano altrui e' angoscioso e porta ad una riflessione seria sulla questione dell'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione".
"Dentro l'accanimento ideologico e l'invadenza mediatica che sconfinano nella crudelta', meritano apprezzamento le parole misurate del cardinale Tettamanzi ispirate a umanita', discrezione, rispetto per il dramma e il mistero di Eluana. Parole che confidano nella scienza e coscienza dei sanitari e nella loro alleanza con paziente e famiglia. Parole che sgorgano dal cristianesimo come religione della verita' ma anche della carita'". Lo dichiara Franco Monaco, esponente ulivista del Pd.
'Mai come in questo momento si capisce che Eluana e' viva'. A parlare e' il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, che interviene sul caso Englaro dopo che la donna di 36 anni, in stato vegetativo irreversibile da oltre 16, ha avuto un'emorragia poi arrestatasi da sola. Dietro alla vicenda e' sempre presente l'ombra delle decisioni dei giudici e del dibattito etico-politico. Materie, tiene a sottolineare il sottosegretario, che devono restare nettamente fuori e lontane dal caso umano. 'Non e' ne' quasi morta ne' morta, non e' un oggetto, e' viva. E' una persona - ha aggiunto Roccella - che puo' stare male, stare meglio o stare peggio. Si tratta di una disabile gravissima e non di una persona quasi morta come hanno spesso detto. Perche' le persone in stato vegetativo sono disabili gravissimi. Il massimo grado di disabilita', ma sono persone'. 'Trovo sorprendente alcuni toni e alcune reazioni preoccupate dal rischio di vita che sta correndo e che ha corso nelle ore recenti Eluana quando si chiedeva per Eluana una agonia dolorosa. Cioe' una morte per fame e per sete che, come si sa, doveva durare una quindicina di giorni'. 'E alcuni toni fanno capire chiaramente che non e' in gioco tanto la vita di Eluana, la sua condizione, le sue presunte volonta' quanto la battaglia politica'. Dai toni espressi emerge, secondo Rocella, che 'quello che conta in questo momento e' la battaglia politica molto piu' di Eluana. Dato che si voleva per lei una morte complicata da un punto di vista medico non si capisce perche' c'e' preoccupazione invece per la morte come decorso naturale delle sue condizioni. La preoccupazione principale dovrebbe essere semplicemente su Eluana e non sulla battaglia politica, una preoccupazione umana su Eluana'. 'La battaglia politica va avanti ma sarei piu' contenta se andasse avanti non sul corpo di Eluana. Il Parlamento ha preso l'impegno di fare la legge, le cose andranno sicuramente avanti ma Eluana e' una persona. E' sgradevole che il caso umano sia tanto utilizzato dal dibattito politico. A chi dice di andare fino in fondo e che in un certo senso e' un peccato perche' questo puo' indebolire la battaglia io dico che le cose vanno tenute separate. Un conto e' la battaglia politica un conto e' il caso personale'. E sulla pronuncia della cassazione fra un mese: 'C'e' un documento del ministero in cui gli esperti spiegano che lo stato vegetativo non si puo' mai definire permanente'. Eluana e il dibattito politico devono restare separate per il capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, Livia Turco che ha richiamato al 'silenzio e alla pietas'. 'Su queste vicende umanissime e particolarissime - ha detto Livia Turco - penso sia utile molta prudenza da parte della politica e da parte di tutti. Se c'e' un suggerimento da trarre e' che bisognerebbe che le norme siano ispirate al rispetto di ciascuna particolarissima storia e ispirate dalla pietas'. 'Il dibattito politico e' un'altra cosa. Eluana - ha proseguito Livia Turco - non e' il dibattito politico. Eluana e' Eluana'. Ma il tema rischia di riaccendersi presto. Arriva infatti il libro 'La parola al paziente', di Umberto Veronesi, Maurizio de Tilla e Lucio Militerni, che verra' presentato domani e che rimette al centro il diritto all'autodeterminazione del malato nella settimana in cui riprende il dibattito in Parlamento sugli 8 disegni di legge sul testamento biologico.
"Personalmente penso proprio che ci vorrebbe una legge sul testamento biologico, o sulle direttive anticipate di fine vita che dir si voglia". Questo il commento di Roberto Labianca, past president della Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), di fronte all'aggravarsi delle condizioni di Eluana Englaro. La donna, in stato vegetativo da quasi 17 anni, ha subito un improvviso peggioramento delle condizioni. "Una legge - dice Labianca, a Verona proprio per X congresso Aiom - serve proprio per le persone nelle condizioni di Eluana. Per i malati oncologici, invece - aggiunge - bisognerebbe prevedere una norma che consenta dei correttivi. Perche', per mia esperienza personale - prosegue - cio' che si dice quando si sta bene non e' quanto si afferma da malati. Dunque attenzione a mantenere il diritto a cambiare opinione". In ogni caso, secondo Labianca, "se ci fosse stata da anni una legge sul testamento biologico probabilmente non saremmo arrivati a questo punto nel caso di Eluana Englaro".
Nel dibattito in corso tra fautori e detrattori del testamento biologico-eutanasia 'c'e' una priorita' assoluta, che deve vedere la luce quanto prima: una legge sulle cure palliative'. Lo ha affermato in una nota Isabella Bertolini, Componente del Direttivo del Pdl alla Camera e firmataria di un progetto di legge per le cure palliative ai malati cronici e terminali in occasione della giornata mondiale dedicata a questa assistenza. 'Prima di decidere l'aberrazione su come far morire le persone, uno Stato degno di questo nome - ha detto Bertolini - deve preoccuparsi di garantire a tutti la dignita' nella sofferenza attraverso le migliori cure. Infatti, se non curato adeguatamente, il dolore cronico ha un impatto devastante su tutti gli aspetti della salute e della qualita' della vita del paziente e della sua famiglia'. 'Per questo - ha concluso Bertolini - ho presentato una Proposta di Legge per l' introduzione delle cure palliative per la gestione dei sintomi fisici-psicologici, e della sofferenza esistenziale, presenti nelle fasi terminali della malattia e per fornire servizi di assistenza domiciliare, in grado di consentire al malato piena liberta' di scelta in merito ai protocolli di assistenza ritenuti piu' appropriati'.
Lasciando l'istituto il neurologo Carlo Alberto Defanti, medico curante della donna, ha parlato di "un'emorragia uterina molto abbondante, non sappiamo per quali cause". "Nel pomeriggio l'emorragia si è arrestata. Se non ricominciasse Eluana potrebbe riprendersi". Le condizioni della donna, quindi, sono ora stazionarie. Il medico, d'accordo con la famiglia e con la clinica, ha comunque deciso di non procedere ad alcun tipo di trasfusione. Assoluto il riserbo del personale della clinica lecchese e delle suore che hanno in cura la donna.
Il padre di Eluana, Beppino Englaro, ha annullato gli appuntamenti previsti per la giornata (la partecipazione a un convegno e un'intervista con Fabio Fazio) per recarsi al capezzale della figlia. Englaro è rimasto diverse ore nella clinica, ne è uscito nel tardo pomeriggio di sabato, è quindi tornato all'ospedale e poi lo ha lasciato di nuovo. "Sono stato avvertito stamane che la situazione era grave", ha detto l'uomo, spiegando che in ospedale è stata trovata "un'alleanza terapeutica". Il padre di Eluana ha ricordato anche che "questa vicenda dura da 6.113 giorni, ovvero da 16 anni, otto mesi e 23 giorni". La ragazza è stata visitata anche dalla sua curatrice speciale, avvocato Franca Alessio, che ha spiegato che, viste le condizioni della donna "non ha senso intervenire". L'avvocato ha confermato che "si è deciso di non praticare trasfusioni".
Eluana Englaro è in stato vegetativo permanente da oltre 16 anni: il 18 gennaio del 1992 rimase vittima di un grave incidente stradale. Eluana, all'epoca 20enne, verso le quattro di quella mattina si schiantó contro un muro nei pressi di Lecco. Lo schianto le procuró un fatale trauma cranico e le frattura alla seconda vertebra cervicale. Dopo 12 mesi dall'incidente la diagnosi definitiva e sicura per Eluana è di stato vegetativo permanente, ossia irreversibile. Tra il 1996 e il 1997 parte la macchina legale per ottenere la sospensione della alimentazione alla ragazza. Il padre Beppino, nel rispetto della volontà della figlia, si batte contro l'accanimento terapeutico, ma dai tribunali arrivano risposte negative. Fino al 9 luglio scorso, quando la Corte d'Appello di Milano ha attribuito a Beppino Englaro la facoltà di chiedere l'interruzione dell'alimentazione artificiale per Eluana. La sentenza ha infatti riconosciuto la presenza di due condizioni, ossia che lo stato vegetativo del paziente sia ritenuto clinicamente irreversibile "senza alcuna sia pur minima possibilità, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti, di recupero della coscienza e delle capacità di percezione" e che la paziente "se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento".
COMMENTI
Effettuare o meno una trasfusione di sangue a Eluana Englaro "e' un campo dove non interviene il vescovo, ma il medico in scienza e coscienza. Tutto nel rapporto che il medico ha con paziente e parenti". Lo ha detto al Tg2 l'arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, che ha aggiunto: "Ho l'impressione che la curiosita' e l'esposizione mediatica forse ci distolgono dai veri problemi da affrontare. Si deve entrare in noi stessi e riflettere sui veri valori dell'esistenza".
Decidere cosa fare "in base al concetto della proporzionalita' ed efficacia dell'intervento". Questo, per il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) Amedeo Bianco, dovrebbe essere ora il criterio da adottare di fronte all'improvviso peggioramento delle condizioni di Eluana Englaro. La donna, da quasi 17 anni in stato vegetativo permanente, e' stata colpita da un'emorragia interna e richiederebbe interventi urgenti dei medici. Interventi che, pero', possono configurarsi come accanimento terapeutico, anche alla luce della battaglia decennale del padre di Eluana, Beppino Englaro, che vorrebbe lasciar morire la figlia in base a quanto lei aveva sempre detto. "In questo caso - dice Bianco all'Adnkronos Salute- bisogna chiedersi se gli interventi necessari a non farla morire siano proporzionati alle sue reali condizioni. E quale obiettivo raggiungano. Decisioni che spettano solo alla famiglia, e ai medici che hanno in cura la donna. Io restituirei ogni decisione a loro".
"L'accanimento terapeutico su Eluana Englaro c'e' gia' stato. Ora penso che la pietas dovrebbe prevalere e porre fine a questo calvario". Con queste parole Francesco Cognetti, past presidente dell'associazione italiana di oncologia medica (Aiom), commenta l'aggravarsi improvviso delle condizioni della donna che da quasi 17 anni e' in stato vegetativo permanente. E che si trova al centro di un caso giudiziario oltre che politico per la volonta' del padre Beppino di far rispettare le volonta' a suo tempo espresse da Eluana. Dunque intenzionato a farla morire. "La situazione - dice Cognetti, a Verona per il X congresso Aiom - non offre altre possibilita' o alternative se non quella di assecondare le decisioni e le volonta' gia' espresse a suo tempo da Eluana".
Se Eluana avesse lasciato scritte le sue volonta' su quali cure accettare o rifiutare, in una sorta di testamento biologico, 'non sarebbe cambiato nulla'. A dirlo e' Vittorio Angiolini, avvocato della famiglia Englaro. 'A questo punto credo proprio si possa dire di no, non sarebbe cambiato nulla - ha ribadito Angiolini - la volonta' nel senso inteso dalla cassazione, quindi di un convincimento di Eluana che andasse proprio nella direzione presa dalla cassazione, e' gia' stata accertata e su questo non c'e' discussione, perche' non e' oggetto di alcuna impugnazione. E' stato accertato definitivamente, quindi l'eventuale volonta' scritta non poteva cambiare niente'. Alla domanda su cosa si aspetta adesso la famiglia Englaro, Angiolini ha risposto che 'non ci aspettiamo niente, semplicemente attendiamo il pronunciamento della Corte di cassazione, siamo convinti che la Corte d'Appello di Milano abbia correttamente seguito i principi dettati dalla cassazione nel 2007, e cercheremo di far valere questa condizione'.
"Qualsiasi paziente con una emorragia in atto sarebbe sottoposto ad emotrasfusione che non e' assimilabile ad accanimento terapeutico". Lo ha detto l'onorevole Maurizio Ronconi dell'Udc, in merito al caso di Eluana Englaro. "E' evidente - ha dichiarato Ronconi - che bisognerebbe essere a conoscenza del quadro clinico e di cosa abbia determinato l'emorragia interna ad Eluana. E' altrettanto chiaro che un qualsiasi altro paziente sarebbe comunque stato sottoposto ad emotrasfusione; vietarla ad Eluana potrebbe essere assimilato alla sospensione della alimentazione parenterale".
"Confido nella scienza e coscienza dei medici". Con queste parole il sottosegretario al Welfare Francesca Martini commenta la vicenda di Eluana Englaro, la donna da quasi 17 anni in stato vegetativo permanente che ora ha subito un improvviso aggravarsi delle condizioni per un'emorragia interna. "Ho grande fiducia nella classe medica. Il caso di Eluana -spiega, a margine del suo intervento nel corso della cerimonia d'apertura del X congresso dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) a Verona- e' sotto i riflettori. Ma sono migliaia i pazienti nelle sue stesse condizioni, che ogni giorno devono ricevere dal medico non solo valutazioni tecnico-scientifiche, ma anche una visione sul decorso della patologia e sui bisogni reali. In questi casi -ribadisce- ci dobbiamo affidare alla loro scienza e coscienza. I medici -continua- non debbono vedere diminuita la centralita' del loro ruolo. In questo dibattito deve entrare il problema dell'umanizzazione delle cure, la relazione medico-paziente-famiglia. Sono tutti principi da rispettare e su cui si debbono basare gli interventi del nostro Ssn". Per Martini, dunque, "non c'e' soltanto Eluana Englaro. Ci sono tanti altri pazienti in Italia che vivono una condizione di necessita' assistenziale complessa, e senza dubbio di quasi assenza di relazione con il mondo esterno. Credo -prosegue il sottosegretario al Welfare- che tutti debbano concordemente, con il sostegno della famiglia, ricevere le cure sanitarie che la Costituzione all'articolo 32 stabilisce come diritto alla salute". In quest'ottica l'approvazione di una legge sul testamento biologico o le dichiarazioni di fine vita non cambierebbe, per Martini, le priorita'. "Il valore della vita e il diritto alla salute - ribadisce - sono principi fondanti rispetto a una normativa che appunto stabilisca, ex ante, le volonta' del paziente. E' un percorso possibile, quello di una norma - conclude - ma non in conflitto con il diritto della persona a ricevere le cure necessarie".
La deputata del Pd Anna Paola Concia chiede che Eluana Englaro sia lasciata morire. "A quanti di noi è capitato di dover lasciare andare i propri cari. Arriva il momento in cui il malato stesso non ne puó piú di soffrire e decide di andare", afferma in una nota. "È successo a me quando ho visto mia madre andare via. Non ne poteva piú - prosegue - e fece un grande gesto d`amore verso la sua vita, insegnandomi ad accettare la morte come parte della stessa vita. Nulla sarebbe servito a fermarla, nemmeno l`umano accanimento". "Eluana oggi - conclude Concia - sta andando verso la sua pace e noi tutti, credenti e non, abbiamo il dovere di accompagnarla. E senza che si possa parlare di eutanasia, piuttosto di carità cristiana verso una donna divenuta suo malgrado una bandiera".
Per la curatrice di Eluana Englaro, Franca Alessio, la giornata di ieri 'e' stata effettivamente vissuta come un inferno' dal padre della donna, Beppino. 'Viste le notizie che arrivano dall'ospedale - ha spiegato la curatrice di Eluana - ho ritenuto di doverla andare a trovare ieri'. 'E' chiaro - ha proseguito - che l'epilogo naturale che si stava prefigurando aveva in qualche modo rasserenato il signor Englaro che, invece, per come sono andate le cose ha davvero vissuto la giornata di ieri come un inferno'. 'Le cose non sono andate cosi' - ha concluso l'avvocato Alessio - e, a questo punto, non ci resta altro che aspettare fino all'udienza davanti alla cassazione'. Il riferimento e' all'udienza dell'11 novembre prossimo, davanti alla Suprema Corte, in cui si discutera' il ricorso della Procura Generale di Milano contro l'ordinanza dei giudici della Corte d'Appello lombarda che autorizzavano la sospensione dell'alimentazione forzata per Eluana, in coma da oltre 16 anni.
"Premetto che parto da un'impostazione laica della bioetica che mi porta a sostenere l'uso scientifico e terapeutico delle staminali ed anche di non condividere il divieto di analisi preimpianto presente nella legge sulla fecondazione assistita". Lo dichiara il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchito. "Ora -aggiunge l'esponente del Pdl- pur avendo il massimo rispetto per la tragedia che sta vivendo il padre di Eluana, e' davvero sconvolgente che le si possa togliere la vita non staccando il tubo di una respirazione artificiale, operazione che capisco e condivido nel contesto di una precisa ed esplicita dichiarazione fatta a suo tempo dal soggetto vittima di una simile situazione (di qui l'esigenza della legge sul testamento biologico che si sta appunto discutendo al Senato), ma facendola morire per fame e per sete". "Si puo' essere cattolici o laici -conclude Cicchitto- ma il pensiero dei tormenti a cui potra' andare incontro Eluana per mano altrui e' angoscioso e porta ad una riflessione seria sulla questione dell'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione".
"Dentro l'accanimento ideologico e l'invadenza mediatica che sconfinano nella crudelta', meritano apprezzamento le parole misurate del cardinale Tettamanzi ispirate a umanita', discrezione, rispetto per il dramma e il mistero di Eluana. Parole che confidano nella scienza e coscienza dei sanitari e nella loro alleanza con paziente e famiglia. Parole che sgorgano dal cristianesimo come religione della verita' ma anche della carita'". Lo dichiara Franco Monaco, esponente ulivista del Pd.
'Mai come in questo momento si capisce che Eluana e' viva'. A parlare e' il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, che interviene sul caso Englaro dopo che la donna di 36 anni, in stato vegetativo irreversibile da oltre 16, ha avuto un'emorragia poi arrestatasi da sola. Dietro alla vicenda e' sempre presente l'ombra delle decisioni dei giudici e del dibattito etico-politico. Materie, tiene a sottolineare il sottosegretario, che devono restare nettamente fuori e lontane dal caso umano. 'Non e' ne' quasi morta ne' morta, non e' un oggetto, e' viva. E' una persona - ha aggiunto Roccella - che puo' stare male, stare meglio o stare peggio. Si tratta di una disabile gravissima e non di una persona quasi morta come hanno spesso detto. Perche' le persone in stato vegetativo sono disabili gravissimi. Il massimo grado di disabilita', ma sono persone'. 'Trovo sorprendente alcuni toni e alcune reazioni preoccupate dal rischio di vita che sta correndo e che ha corso nelle ore recenti Eluana quando si chiedeva per Eluana una agonia dolorosa. Cioe' una morte per fame e per sete che, come si sa, doveva durare una quindicina di giorni'. 'E alcuni toni fanno capire chiaramente che non e' in gioco tanto la vita di Eluana, la sua condizione, le sue presunte volonta' quanto la battaglia politica'. Dai toni espressi emerge, secondo Rocella, che 'quello che conta in questo momento e' la battaglia politica molto piu' di Eluana. Dato che si voleva per lei una morte complicata da un punto di vista medico non si capisce perche' c'e' preoccupazione invece per la morte come decorso naturale delle sue condizioni. La preoccupazione principale dovrebbe essere semplicemente su Eluana e non sulla battaglia politica, una preoccupazione umana su Eluana'. 'La battaglia politica va avanti ma sarei piu' contenta se andasse avanti non sul corpo di Eluana. Il Parlamento ha preso l'impegno di fare la legge, le cose andranno sicuramente avanti ma Eluana e' una persona. E' sgradevole che il caso umano sia tanto utilizzato dal dibattito politico. A chi dice di andare fino in fondo e che in un certo senso e' un peccato perche' questo puo' indebolire la battaglia io dico che le cose vanno tenute separate. Un conto e' la battaglia politica un conto e' il caso personale'. E sulla pronuncia della cassazione fra un mese: 'C'e' un documento del ministero in cui gli esperti spiegano che lo stato vegetativo non si puo' mai definire permanente'. Eluana e il dibattito politico devono restare separate per il capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, Livia Turco che ha richiamato al 'silenzio e alla pietas'. 'Su queste vicende umanissime e particolarissime - ha detto Livia Turco - penso sia utile molta prudenza da parte della politica e da parte di tutti. Se c'e' un suggerimento da trarre e' che bisognerebbe che le norme siano ispirate al rispetto di ciascuna particolarissima storia e ispirate dalla pietas'. 'Il dibattito politico e' un'altra cosa. Eluana - ha proseguito Livia Turco - non e' il dibattito politico. Eluana e' Eluana'. Ma il tema rischia di riaccendersi presto. Arriva infatti il libro 'La parola al paziente', di Umberto Veronesi, Maurizio de Tilla e Lucio Militerni, che verra' presentato domani e che rimette al centro il diritto all'autodeterminazione del malato nella settimana in cui riprende il dibattito in Parlamento sugli 8 disegni di legge sul testamento biologico.
"Personalmente penso proprio che ci vorrebbe una legge sul testamento biologico, o sulle direttive anticipate di fine vita che dir si voglia". Questo il commento di Roberto Labianca, past president della Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), di fronte all'aggravarsi delle condizioni di Eluana Englaro. La donna, in stato vegetativo da quasi 17 anni, ha subito un improvviso peggioramento delle condizioni. "Una legge - dice Labianca, a Verona proprio per X congresso Aiom - serve proprio per le persone nelle condizioni di Eluana. Per i malati oncologici, invece - aggiunge - bisognerebbe prevedere una norma che consenta dei correttivi. Perche', per mia esperienza personale - prosegue - cio' che si dice quando si sta bene non e' quanto si afferma da malati. Dunque attenzione a mantenere il diritto a cambiare opinione". In ogni caso, secondo Labianca, "se ci fosse stata da anni una legge sul testamento biologico probabilmente non saremmo arrivati a questo punto nel caso di Eluana Englaro".
Nel dibattito in corso tra fautori e detrattori del testamento biologico-eutanasia 'c'e' una priorita' assoluta, che deve vedere la luce quanto prima: una legge sulle cure palliative'. Lo ha affermato in una nota Isabella Bertolini, Componente del Direttivo del Pdl alla Camera e firmataria di un progetto di legge per le cure palliative ai malati cronici e terminali in occasione della giornata mondiale dedicata a questa assistenza. 'Prima di decidere l'aberrazione su come far morire le persone, uno Stato degno di questo nome - ha detto Bertolini - deve preoccuparsi di garantire a tutti la dignita' nella sofferenza attraverso le migliori cure. Infatti, se non curato adeguatamente, il dolore cronico ha un impatto devastante su tutti gli aspetti della salute e della qualita' della vita del paziente e della sua famiglia'. 'Per questo - ha concluso Bertolini - ho presentato una Proposta di Legge per l' introduzione delle cure palliative per la gestione dei sintomi fisici-psicologici, e della sofferenza esistenziale, presenti nelle fasi terminali della malattia e per fornire servizi di assistenza domiciliare, in grado di consentire al malato piena liberta' di scelta in merito ai protocolli di assistenza ritenuti piu' appropriati'.
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