L'embrione non e' un farmaco
"Un embrione umano non merita di essere trattato 'da farmaco'; perche' e' umano, e questo lo riconoscono anche coloro che non vogliono poi trarre la conclusione della sua intangibilita'". Lo scrive oggi l'Osservatore Romano che critica in prima pagina l'inizio negli Stati Uniti di esperimenti con embrioni umani utilizzati per diagnosi (e terapie) che il giornale vaticano definisce "poco probabili" in quanto vengono avanzate pur esistendone altre dirette e semplici. "L'uso di cellule embrionali umane - sottolinea l'articolo che ricorda come davanti al rumore degli zoccoli si pensi ai cavalli e non ad altri animali che ne sono ugualmente dotati - e' la 'zebra' della medicina rigenerativa, dato che le staminali adulte sono facili da ottenere, mentre quelle embrionali richiedono apparecchi sofisticati e la risoluzione di dilemmi etici di non poco conto"."La recente Giornata mondiale delle cellule staminali - scrive in proposito il quotidiano vaticano - ha fra l'altro commemorato il primo trapianto di cellule del cordone ombelicale eseguito con successo in Francia, i ricercatori italiani dell'istituto Mario Negri hanno ricevuto un premio internazionale per l'uso rigenerativo delle cellule staminali, e l'Harvard Stem Cell Institute ha scoperto come ottenere cellule staminali da semplici cellule della pelle". "Tutte ottime notizie", commenta l'Osservatore sottolineando che attribuire o negare a piacimento allo zigote dignita' umana "rappresenta un assoggettamento dell'uomo sull'uomo, imbarazzante anche per chi richiama il diritto a nuove forme procreative. E ci richiama a una salvaguardia non piu' solo del diritto alla vita, ma di un diritto al riconoscimento dell'umanita' di chi se ne vede privato: nella serie B delle non persone inevitabilmente finiscono anche i disabili mentali, e prima o poi tutte le altre forme di emarginazione, che non sono in grado di esercitare autonomia, cioe' di aver voce sulle scelte che li riguardano". "L'attenzione cattolica, cioe' contraria a ogni emarginazione - conclude l'editoriale - e' una via basilare della Chiesa. E a essa guardano quanti rifiutano un'etica che crea steccati tra cittadini uguali per genetica e per dignita'".
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