Enciclica: la sofferenza va accettata e condivisa
E' sempre scorretto cercare temi di 'attualita' in un testo filosofico e dottrinale come un'enciclica; e lo e' tanto di piu' quando a scrivere e' un papa 'teologo' come Benedetto XVI. La sua seconda enciclica, 'Spe Salvi', 'vola alto' ma e' tuttavia possibile trovare accenni e riferimenti ad alcune questioni di stringente attualita' che sono al centro del dibattito pubblico. In particolare, il pontefice si sofferma lungamente sul dolore come 'luogo' della speranza e, nel fare questo, ribadisce la sua condanna di una 'societa' che non riesce ad accettare i sofferenti'.
Papa Ratzinger non usa mai la parola 'eutanasia' ma dedica varie pagine a spiegare come la sofferenza possa e debba essere 'un cammino di purificazione e di maturazione, un cammino di speranza'. 'Possiamo cercare di limitare la sofferenza, di lottare contro di essa, ma non possiamo eliminarla', scrive, tra l'altro il papa.
'Una societa' che non riesce ad accettare i sofferenti e non e' capace di contribuire mediante la compassione a far si' che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente e' una societa' crudele e disumana', aggiunge il pontefice. Questo non puo' avvenire, pero', se i singoli non sono capaci di sopportare la sofferenza e, in questa prospettiva, scrive il papa, e' sempre attuale l'esempio dei 'testimoni' e dei 'martiri' che accettano il dolore per amore della verita'.
Il pontefice accenna anche al Concilio Vaticano II e alle riforme che esso ha introdotto nella Chiesa, al centro di un acceso dibattito in questi ultimi anni. Scrive Ratzinger che, accanto a un' 'autocritica dell'eta' moderna', e' necessaria anche una ' autocritica del cristianesimo moderno, che deve sempre di nuovo imparare a comprendere se stesso a partire dalle proprie radici'. Non a caso, e' stato proprio Benedetto XVI ad aver tentato il recupero di queste 'radici' liberalizzando l'uso della messa 'in latino', abolita all'indomani del Vaticano II. (Asca)
Papa Ratzinger non usa mai la parola 'eutanasia' ma dedica varie pagine a spiegare come la sofferenza possa e debba essere 'un cammino di purificazione e di maturazione, un cammino di speranza'. 'Possiamo cercare di limitare la sofferenza, di lottare contro di essa, ma non possiamo eliminarla', scrive, tra l'altro il papa.
'Una societa' che non riesce ad accettare i sofferenti e non e' capace di contribuire mediante la compassione a far si' che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente e' una societa' crudele e disumana', aggiunge il pontefice. Questo non puo' avvenire, pero', se i singoli non sono capaci di sopportare la sofferenza e, in questa prospettiva, scrive il papa, e' sempre attuale l'esempio dei 'testimoni' e dei 'martiri' che accettano il dolore per amore della verita'.
Il pontefice accenna anche al Concilio Vaticano II e alle riforme che esso ha introdotto nella Chiesa, al centro di un acceso dibattito in questi ultimi anni. Scrive Ratzinger che, accanto a un' 'autocritica dell'eta' moderna', e' necessaria anche una ' autocritica del cristianesimo moderno, che deve sempre di nuovo imparare a comprendere se stesso a partire dalle proprie radici'. Non a caso, e' stato proprio Benedetto XVI ad aver tentato il recupero di queste 'radici' liberalizzando l'uso della messa 'in latino', abolita all'indomani del Vaticano II. (Asca)
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