Englaro. Anniversario della morte, parlano i protagonisti
PRESIDENTE 'LA QUIETE' UDINE, RIFAREI TUTTO - "Non e' stato un periodo facile, ho ricevuto anche insulti brutali, ma non sono pentita di nulla. Rifarei tutto. In quella situazione credo fosse la cosa giusta da fare". Parola di Ines Domenicali, presidente della casa di cura 'La Quiete' di Udine, dove un anno fa, il 9 febbraio 2009, si e' spenta Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da 17 anni a cui, a seguito di un pronunciamento della Corte d'Appello di Milano, sono state interrotte l'alimentazione e l'idratazione artificiali. Un caso che ha scosso l'intero Paese e sollevato mille polemiche.Polemiche che non hanno risparmiato la casa di cura di Udine che accetto' di accogliere Eluana per il suo ultimo viaggio. "Quelli - spiega la Domenicali all'Adnkronos Salute - sono stati giorni di grande tensione. Difficili. Ma non sono pentita di nulla. Ho accolto Eluana Englaro in piena coscienza, l'ho fatto perche' era una circostanza particolare e ho cercato di rispettare il dramma del padre, della madre e di Eluana stessa".
Un rapporto, quello con il padre di Eluana, che e' restato vivo.
"Con Beppino - sottolinea la presidente della clinica 'La Quiete' - ci siamo incontrati piu' di una volta qui ad Udine. Giusto ieri sera l'ho sentito al telefono. E' una persona molto combattiva, determinata, che crede in quello che ha fatto. E che va avanti".
Malgrado le accese polemiche, anche e soprattutto politiche, non sembra esserci pero' stata nessuna 'ritorsione' nei confronti della clinica. "Assolutamente", assicura la Domenicali. "E' vero che in quei giorni ci sono state diverse ispezioni, sia da parte degli ispettori inviati da Roma che dei Nas, ma, una volta che la vicenda ha avuto il suo epilogo, devo dire che la cosa si e' fermata. Insomma, per la clinica non c'e' stato nessun contraccolpo".
In quei giorni, uno dei primi obiettivi della presidente Domenicali era proprio salvaguardare la clinica: i pazienti e il personale che ci lavorava. "Nessun nostro operatore e' stato coinvolto nella vicenda - afferma - Il protocollo di sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione, e l'assistenza alla Englaro erano state infatti affidate all'Associazione 'Per Eluana' e alla sua equipe medica".
Giorni difficili ma che, a distanza di un anno, fanno tornare alla mente anche ricordi piu' dolci. "Oltre agli insulti e agli attacchi - conclude la Domenicali - non posso dimenticare i tanti attestati di solidarieta' ricevuti. Moltissime lettere che conservo nel cuore. E anche qualche telefonata affettuosa, come quella ricevuta dal senatore Carlo Pegorer".
IN ITALIA IN 2.500 NELLE CONDIZIONI DI ELUANA - In Italia sono 2.000-2.500 i pazienti in stato vegetativo, malati che versano nelle stesse condizioni in cui si trovava Eluana Englaro prima che le venisse sospeso il trattamento di alimentazione e idratazione artificiali che la teneva in vita. A censirli il ministero della Salute nel febbraio del 2006, quando per affrontare questo delicato tema venne costituita una Commissione ad hoc, capitanata dall'allora sottosegretario Domenico Di Virgilio, oggi relatore del testo sul testamento biologico e il fine vita alla Camera dei deputati.
IL LEGALE, ELUANA NON HA SOFFERTO - A quasi un anno dalla morte di Eluana Englaro "parlano i fatti. Come l'autopsia sul cervello della ragazza, che ha confermato la diagnosi di irreversibilita' totale del suo stato vegetativo e l'assoluta mancanza di coscienza". Lo sottolinea con forza all'Adnkronos e' l'avvocato Massimiliano Campeis, uno dei legali di Beppino Englaro. "Eluana non ha sofferto. Una relazione di piu' di 100 pagine mette a tacere tutti i dubbi sollevati nei giorni in cui era ricoverata a Udine per l'interruzione dell'idratazione e alimentazione artificiali".
L'avvocato torna con la mente al febbraio del 2009 e agli ultimi momenti vissuti dalla donna in stato vegetativo da 17 anni, per la quale la Corte d'appello di Milano aveva dato via libera al distacco dal sondino naso-gastrico che la teneva in vita. E piu' che ai ricordi personali "che devono restare intimi", si affida ai punti fermi di questa vicenda. Rimarca "l'archiviazione del procedimento penale a carico di Beppino Englaro, Amato De Monte e i medici e gli infermieri che si presero cura di Eluana negli ultimi giorni della sua vita".
L'epilogo per l'inchiesta per omicidio volontario, aperta dalla Procura di Udine a carico del papa' di Eluana e altre 13 persone dopo la morte di Eluana, e' arrivato qualche settimana fa. "Ricordo il clima molto brutto di quei giorni, mentre l'indagine e' arrivata a un esito giusto".
E ora, conclude, "e' possibile una meditazione piu' serena e distaccata. Credo che le tematiche del fine vita restino attuali e noi siamo pronti con l'Associazione per Eluana ad affrontarle. Cio' che faremo in concreto dipendera' dall'iter legislativo della legge sul fine vita. L'obiettivo e' arrivare a una legge giusta che rispetti i diritti fondamentali delle persone". Non a caso, aggiunge il legale, "nel comitato scientifico figurano nomi importanti del mondo della medicina e del diritto". E' tutto pronto, prosegue Campeis: l'associazione sara' presentata ufficialmente lunedi' prossimo a Udine con una conferenza stampa, nella quale verranno forniti tutti i dettagli anche sull'ipotesi di sostenere l'associazione con il ricavato di eventuali richieste di risarcimento danni per calunnie e diffamazioni subite. Un incontro al quale partecipera' anche Beppino Englaro.
CURATRICE ELUANA, LIBERTA' DI SCELTA PER PAZIENTI COME LEI - Liberta' di scelta per le altre Eluane d'Italia. A chiederla e' Franca Alessio, l'avvocato che e' stata curatrice speciale della donna in stato vegetativo da 17 anni per la quale la Corte d'appello di Milano aveva dato l'ok all'interruzione di alimentazione e idratazione artificiali.
"Ho sempre sostenuto che ci deve essere liberta' di scelta per i pazienti come lei, che ognuno deve poter essere libero di scegliere se continuare a vivere o se rifiutarsi di andare avanti in certe condizioni. Ma dopo aver incontrato Eluana ne sono ancora piu' convinta", racconta all'Adnkronos.
Il caso Englaro, riflette, "ha scosso le coscienze. In tanti, dopo la sua morte, hanno deciso di correre ai ripari e di affidare le proprie decisioni sul fine vita a dichiarazioni scritte". Del 9 febbraio 2009, il giorno in cui Eluana ha smesso di vivere, e della settimana in cui la donna e' stata ricoverata nella casa di cura 'La Quiete' di Udine, ricorda soprattutto "l'accanimento nei confronti del padre Beppino Englaro, il duro scontro in Parlamento, gli attacchi della Chiesa. Non c'era nessuna pieta', ne' comprensione". Perche' vicende come quella di Eluana non si ripetano piu' serve "una legge giusta, che non resti ancorata al divieto inderogabile di interruzione dell'idratazione e alimentazione artificiali". Un buon modo per i cittadini per tutelarsi, osserva, "potrebbe poi essere il ricorso preventivo a un amministratore di sostegno".
"Nessun pentimento" per le decisioni prese per Eluana, aggiunge.
"Ho anche dato la mia disponibilita' a collaborare all'Associazione per Eluana". Con Beppino Englaro resta un legame. "Lo sento ogni tanto al telefono. Ci si scambia gli auguri a Pasqua e a Natale. Mi ha anche regalato una copia dei due libri che ha scritto su Eluana. Del resto vicende cosi' forti ti lasciano un segno per sempre".
ROCCELLA, ELUANA PORTATA ALLA MORTE DA UNA SENTENZA - Quello di Eluana Englaro, morta il 9 febbraio di un anno fa dopo oltre 17 anni di buio, "e' stato il primo caso in cui una sentenza ha portato un cittadino italiano alla morte". Cosi' il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella ricorda una delle "anomalie" della vicenda della giovane di Lecco, a un anno dal decesso. "Anomalo anche il modo in cui la sentenza e' stata applicata nella pratica, cioe' al di fuori delle regole del Servizio sanitario nazionale. Che e' nato per curare, e possibilmente guarire, i malati", sottolinea.
"E' anomalo che una persona sia entrata" in una struttura "con una gravissima disabilita', ma in buona salute, e sia stata condotta alla morte - osserva il sottosegretario - Stiamo lavorando a una legge sul testamento biologico e gia' all'epoca della morte di Eluana avevamo detto che quello che le era successo non sarebbe dovuto accadere mai piu'", ricorda.
Mentre proseguono i lavori sul Ddl sul fine vita in Commissione Affari sociali di Montecitorio, il sottosegretario assicura: "Stiamo lavorando perche' con una buona legge, una legge di liberta', quello che e' successo a Eluana Englaro non accada mai piu'".
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