Englaro. Attesa per la decisione della Cassazione
A partire da domani la Corte di or=red>cassazione, a sezioni riunite, dovra' prendere una decisione definitiva sul caso di Eluana Englaro e quindi sulla possibilita' da parte del padre della ragazza, Beppino, di interrompere le cure. Tuttavia, dopo l'udienza di domani, per avere la sentenza bisognera' attendere ancora qualche tempo, fra i 10 e i 15 giorni. La sentenza rispondera' al ricorso presentato dalla Procura generale di Milano contro la decisione della Corte d'appello. Si tratta dell'ultimo capitolo di una lunga vicenda che riveste un profilo sia giudiziario che etico, non a caso la Conferenza episcopale italiana e lo stesso Vaticano, sono intervenuti ripetutamente per chiedere che alla famiglia venisse impedito un intervento per l'interruzione delle cure. In gioco c'e' un tema quanto mai delicato: cioe' se la volonta' del paziente che chiede di non essere piu' curato in determinate condizioni (come lo stato vegetativo permanente) debba essere o meno rispettata, e se si' a quali condizioni. Non esistendo una normativa in materia nel nostro Paese, il padre di Eluana si e' rivolto alla magistratura per avanzare una richiesta e ottenere un giudizio; nel frattempo il Parlamento si e' attivato per arrivare rapidamente a una legge che regoli la questione, e in questo campo esistono ipotesi diverse. In merito a Englaro i giudici hanno accertato che la volonta' della ragazza espressa nel corso della sua vita per una interruzione delle cure qualora si trovasse in una situazione come l'attuale, fosse chiara, e ha dato il via libera al padre di Eluana. Da qui un iter giudiziario che e' sfociato nel ricorso alla or=red>cassazione da parte del procuratore generale di Milano, la parola della Suprema Corte sara' comunque quella definitiva. Se la or=red>cassazione avallera' quanto gia' stabilito dalla Corte d'appello di Milano - respingendo quindi il ricorso - Beppino Englaro potra' procedere all'interruzione delle cure. Su questo aspetto e' inoltre in corso una discussione su quali debbano essere considerate 'cure': se per esempio rientrano in questo ambito idratazione e alimentazione. Il dibattito del Parlamento e' relativo a una legge che viene chiamata 'testamento biologico' o legge 'sul fine vita' come preferiscono le autorita' ecclesiastiche ravvisando nella prima impostazione - che comprende la sospensione di idratazione e alimentazione - una sorta di eutanasia mascherata.
E tuttavia su questo aspetto come su altri la parola in questi giorni e' al Parlamento dove si cerca una soluzione condivisa fra maggioranza e opposizione almeno su alcuni punti. Ancora da rilevare che in tale vicenda rientrano altre questioni delicate richiamate pure dal capo dei vescovi italiani Angelo Bagnasco: in primo luogo il principio di autodeterminazione del paziente in relazione al ruolo del medico. A chi spetta l'ultima parola? Secondo la Chiesa al medico che pero' deve costruire un rapporto forte con il paziente. Il punto diventa quindi la cosiddetta 'dichiarazione anticipata di trattamento' espressa in modo inequivocabile da un paziente; da rilevare che in questa sfera rientra anche la problematica dei trapianti d'organi.
E tuttavia la novita' degli ultimi mesi e' la disponibilita' della Chiesa e della parte cattolica piu' in generale, all'approvazione di una legge, quindi a regolamentare la materia.
Indubbiamente i pronunciamenti della magistratura e della Corte Costituzionale favorevoli al padre di Eluana - la ragazza e' in stato vegetativo dal 1992 - hanno preoccupato i vescovi gia' messi in crisi dall'opinione pubblica sul caso di Piergiorgio Welby. All'interno dello schieramento cattolico si e' comunque aperta una frattura fra chi - come Bagnasco - e' favorevole comunque a una legge, e quanti, e' il caso di Adriano Pessina, presidente del Centro di bioetica della Cattolica, si opponevano a una qualsiasi normativa in materia; posizione che per altro circa un anno fa era stata espressa anche dall'allora Segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori.
Nei giorni scorsi infine la Santa Sede si e' espressa -confermando il magistero precedente - in favore dei trapianti d'organi, quindi ha dato il suo assenso a una legge sul 'fine vita' collegando fra l'altro la questione ai trapianti. Il Vaticano ha sottolineato l'importanza che una persona esprima in modo certo la propria disponibilita' all'espianto d'organi per il trapianto che puo' essere manifestata con il classico testamento, con le dichiarazioni anticipate di trattamento, tramite banche dati specializzate o verbalmente in maniera ripetuta e verificabile.
E tuttavia su questo aspetto come su altri la parola in questi giorni e' al Parlamento dove si cerca una soluzione condivisa fra maggioranza e opposizione almeno su alcuni punti. Ancora da rilevare che in tale vicenda rientrano altre questioni delicate richiamate pure dal capo dei vescovi italiani Angelo Bagnasco: in primo luogo il principio di autodeterminazione del paziente in relazione al ruolo del medico. A chi spetta l'ultima parola? Secondo la Chiesa al medico che pero' deve costruire un rapporto forte con il paziente. Il punto diventa quindi la cosiddetta 'dichiarazione anticipata di trattamento' espressa in modo inequivocabile da un paziente; da rilevare che in questa sfera rientra anche la problematica dei trapianti d'organi.
E tuttavia la novita' degli ultimi mesi e' la disponibilita' della Chiesa e della parte cattolica piu' in generale, all'approvazione di una legge, quindi a regolamentare la materia.
Indubbiamente i pronunciamenti della magistratura e della Corte Costituzionale favorevoli al padre di Eluana - la ragazza e' in stato vegetativo dal 1992 - hanno preoccupato i vescovi gia' messi in crisi dall'opinione pubblica sul caso di Piergiorgio Welby. All'interno dello schieramento cattolico si e' comunque aperta una frattura fra chi - come Bagnasco - e' favorevole comunque a una legge, e quanti, e' il caso di Adriano Pessina, presidente del Centro di bioetica della Cattolica, si opponevano a una qualsiasi normativa in materia; posizione che per altro circa un anno fa era stata espressa anche dall'allora Segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori.
Nei giorni scorsi infine la Santa Sede si e' espressa -confermando il magistero precedente - in favore dei trapianti d'organi, quindi ha dato il suo assenso a una legge sul 'fine vita' collegando fra l'altro la questione ai trapianti. Il Vaticano ha sottolineato l'importanza che una persona esprima in modo certo la propria disponibilita' all'espianto d'organi per il trapianto che puo' essere manifestata con il classico testamento, con le dichiarazioni anticipate di trattamento, tramite banche dati specializzate o verbalmente in maniera ripetuta e verificabile.
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