Sabato 6 giugno 2026
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Englaro. Lerner: leadership Veltroni e' mortificante

U.E. - ITALIA
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"Considero le astensioni a Strasburgo e Roma il segno piu' inquietante della nostra crisi, perche' annebbia l'orizzonte culturale democratico. Temo invece che il gruppo dirigente del Pd sia piu' interessato a faccenduole come il sistema elettorale". È la conclusione di un duro commento sulle "non scelte" del Pd pubblicato via blog da Gad Lerner. L'autore-conduttore dell'"Infedele" esordisce ricordando che gli e' "gia' capitato di lamentare, lo scorso giovedi' 19 giugno, come di fronte a una direttiva del Parlamento europeo di grande rilievo strategico, quella sulle modalita' di rimpatrio degli immigrati irregolari, il Pd italiano si fosse rifugiato nell'astensione. So bene che si trattava di un voto difficile che ha spaccato il Partito socialista europeo e il gruppo liberaldemocratico: ma gli altri per lo meno hanno avuto il coraggio di votare a favore o contro". "L'astensione come forma di non scelta, e dunque di vilta' intellettuale, si e' ora ripetuta al Parlamento italiano  sulla vicenda di Eluana Englaro. Come dire che di fronte a una scelta effettivamente drammatica, come l'acconsentire quell'interruzione di accanimento terapeutico peraltro responsabilmente praticata tutti i giorni nell'ombra da medici e paramedici, il partito ammutolisce, dismette la sua responsabilita' politica". Lerner rileva che "anche il centrodestra, sia chiaro, maschera dietro la polemica con la magistratura la volonta' di ossequiare il vertice della Chiesa cattolica. E per questo impedira' l'approvazione del testamento biologico. Ma il Pd? Veltroni ci ricorda spesso di essere stato eletto con voto massiccio e legittimante tramite votazioni dirette, le primarie. Perche' mortifica tale leadership negandoci una posizione chiara su temi cruciali?". 

ALTRI COMMENTI


"Il Senato, dopo che in tale direzione si era gia' pronunciata la Camera dei deputati, ha sollevato, a maggioranza il conflitto di attribuzione presso la Corte costituzionale per quanto riguarda la sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro e, inoltre, ha approvato un ordine del giorno che impegna l'assemblea a varare entro il 2008 una legge sul 'fine vita'". Lo dichiara Savino Pezzotta (Udc), presidente della Rosa per l'Italia. "Siamo arrivati al punto che ormai si dovra' legiferare in materia. Credo pertanto - continua l'esponente dell'Udc - che gia' da oggi si debba, come ha suggerito 'Scienza&Vita', operare per un dispositivo normativo che non potra' che prevedere il rifiuto dell'accanimento terapeutico e dell'eutanasia e contrastare 'quella cultura dell'autodeterminazione assoluta che di fatto mira a estromettere il medico e la famiglia dall'orizzonte del fine vita e a rendere la vita un bene disponibile'".    
"Se una legge sul fine vita non si puo' piu' escludere - afferma -, va pero' mantenuta alta guardia per evitare ogni deriva eutanasia e evitare lasciare nelle mani di pochi la decisione sulle vite di tante persone inermi e indifese. La legge sul fine vita dovra' pertanto ruotare attorno a due concetti di base: no all'accanimento terapeutico, no all'eutanasia. Nello stesso tempo dovra' promuovere un'alleanza terapeutica fra medico e paziente. A fronte di tutto questo, la nostra coscienza di cristiani parlamentari e' fortemente interrogata e richiede comportamenti coerenti a favorire il crescere di un processo di coscientizzazione etica, richiamando l'attenzione sui contenuti della legge come tutela di istanze irrinunciabili.
Mai come in questo caso - conclude Pezzotta -, si pone ai cristiani parlamentari l'obbligo dell'unita' e della convergenza trasversale, da esercitare con chiarezza di intenti e in modo laico, onde evitare contrapposizioni inutili. C'e' l'esigenza di agire fuori dai confini dei rispettivi partiti o schieramenti con liberta' di coscienza".

Sul caso di Eluana Englaro "e' stata la politica a muoversi nella sua autonomia, comprendendo quasi istintivamente che se non lo avesse fatto avrebbe rinunciato a qualcosa della sua essenza". Lo scrive Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato, in un intervento sul quotidiano online L'Occidentale. "Questa nuova realta' - osserva Quagliariello - ha un risvolto tangibile. La sentenza della Cassazione ha determinato una svolta di tale portata per cui anche i piu' restii hanno dovuto ammettere la necessita' di giungere a una legislazione sul 'fine vita'. Ormai la discussione non e' piu' 'legge si' o legge no', ma verte sull'estensione, i contenuti e i concreti punti di caduta che la normativa dovra' avere. Lungo questa nuova frontiera - continua Quagliarello - un punto di partenza e' sicuramente costituito dall'unita' che in occasione del conflitto di attribuzione il Pdl e' riuscito ad assicurare. È probabile - conclude - che coloro che vorrebbero utilizzare una sentenza per chiudere la partita cercheranno di stringere i tempi per arrivare a un rigetto della sospensiva chiesta dalla Procura generale di Milano per quanto riguarda il decreto della Corte d'Appello, e a una dichiarazione di inammissibilita' del conflitto di attribuzione emessa gia' il prossimo 28 agosto. Ma anche se questo scenario fosco dovesse concretizzarsi, la politica ormai non puo' piu' fare a meno di assumersi le sue responsabilita'".   

'Sono moltissime le ragioni che inducono a dubitare e a temere che non si arrivi a una soluzione normativa adeguata' sul fine vita entro un anno. Lo sostiene Luigi Manconi, presidente dell'associazione 'A buon diritto' ed ex sottosegretario di Stato alla Giustizia, che promuovera' una mobilitazione a favore del testamento biologico. 'Un Parlamento che per un quindicennio ha ignorato il dramma di Eluana Englaro e della sua famiglia, e dei tanti in quella stessa condizione - spiega Manconi - non ispira abbastanza fiducia rispetto alla sua capacita' di legiferare su un tema tanto cruciale. La scelta del conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale segnala, piuttosto, la volonta' di contrastare con tutti i mezzi l'adozione di misure razionali e compassionevoli, intelligenti e sensibili'. Proprio per questo, l'associazione A Buon Diritto ha deciso di promuovere un'azione civile 'affinche' - conclude Manconi - il maggior numero possibile di cittadini compili e sottoscriva la propria dichiarazione anticipata di volonta''.(   

"No ad una legge sul testamento biologico. Si' alla tutela della vita umana in condizioni di massima fragilita'". E' la ferma presa di posizione di Scienza e Vita, dopo l'annuncio bipartisan di una legge sul fine vita, dopo il caso di Eluana Englaro, da approvare entro l'anno. "Si' al principio di indisponibilita' della vita umana - prosegue l'associazione - Si' all'alleanza terapeutica medico-paziente. No all'accanimento terapeutico. No all'eutanasia. No all'abbandono terapeutico. Si' alle cure palliative e alla terapia del dolore. Si' all'alimentazione e all'idratazione. Prendendo atto del dibattito riportato dai media e del disappunto espresso da alcuni membri del Consiglio esecutivo di Scienza & Vita - si legge nella nota, con riferimento soprattutto alle dimissioni del professor Adriano Pessina dall'esecutivo - riteniamo necessario chiarire ulteriormente la nostra posizione che comporta il netto rifiuto di una ipotesi di legge sul testamento biologico. Si manifesta, invece, disponibilita' a dibattere sull'eventualita' di una legge sulla tutela della vita umana in condizioni di malattia inguaribile o di grande disabilita'. Una legge che deve stabilire i principi e le regole atte a salvare e salvaguardare la vita delle molte persone in condizioni di massima fragilita', ribadendo il principio di indisponibilita' della vita umana sempre e comunque degna del massimo rispetto e sostegno, incentivando ogni forma di assistenza e con una grande attenzione ai bisogni del malato e delle famiglie".    

'Una paziente un giorno con la poca voce che le restava ci confido': 'Mi piace questo posto perche' la morte quando arriva ci trova vivi''. Con queste parole, Ferdinando Cancelli, medico, esperto in cure palliative, dalle colonne del numero di ieri de 'L'Osservatore Romano', descrive gli hospice soffermandosi sul caso di Eluana Englaro. In Italia, prosegue l'articolo di Cancelli, la vicenda di Eluana Englaro, in stato vegetativo persistente dal 18 gennaio 1992 in seguito a un incidente stradale, ha avuto un risvolto forse meno evidente ma non per questo meno rilevante. In seguito al decreto della Corte d'Appello di Milano del 9 luglio scorso che autorizzerebbe la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione determinando la morte della ragazza, piu' volte e' stata riferita da giornali e televisioni la volonta' del padre di Eluana di trovare un hospice disponibile ad attuare fisicamente quanto prospettato dai giudici di Milano. Il particolare, scrive ancora Cancelli, non e' affatto trascurabile se si pensa che spesso proprio l'hospice rappresenta, per chi professionalmente si occupa di cure palliative ma soprattutto per i tanti pazienti affetti da patologie inguaribili e per i loro familiari, la struttura cardine dell'assistenza, il luogo che, nei casi di impossibilita' di attuare l'assistenza a domicilio, spesso e' l'ultima dimora di questi malati. Lungi dall'essere un luogo di morte, magari provocata, l'hospice e' un luogo di vita. Dunque, conclude Cancelli, un hospice non sara' mai un luogo adatto per negare le cure ordinarie a nessuno, specialmente a chi, trovandosi in uno stato di disabilita' grave, di tali cure ha particolare bisogno. Cio' consisterebbe nello stravolgerne completamente la funzione, nel negarne apertamente la finalita' ultima che e' solo e soltanto il servizio alla vita.       

L'inviolabilita' della vita e' un dono prezioso di cui non si puo' disporre a piacimento. Il vescovo Rino Fisichella, presidente della pontificia accademia per la vita, torna a parlare del caso di Eluana Englaro in un'intervista al quotidiano della Cei, Avvenire. 'Eluana - spiega il vescovo - non e' attaccata a nessuna macchina. Non c'e' nessun polmone d'acciaio o spona da staccare. A lei, come agli altri, devono essere dati nutrimento e acqua'. Il caso di Eluana 'pone una questione con la quale presto o tardi avremmo dovuto confrontarci, sia dal punto di vista bioteico che giuridico. Ed e' estremamente delicata, trattandosi di persone che vivono un'esperienza di vita piena, anche se diversa ai nostri occhi. In evidenza, va sempre messa l'inviolabilita' della vita come dono prezioso, di cui non possiamo disporre a piacimento'. Per monsignor Fisichella 'chiunque abbia letto la sentenza ha capito subito che doveva essere impugnata. E' positivo che la procura l'abbia fatto ed e' importante che il Parlamento abbia compreso che si trattava di un'invasione di campo'. In gioco infatti c'e' 'la concezione stessa della vita e della morte, della verita' e della liberta''. Sull'opportunita' di arrivare presto ad una legge sul testamento biologico il presidente della pontificia accademia per la vita sottolinea che 'il parlamento non parte da zero, ci sono diverse istanze che hanno posto il problema e penso che si possa legiferare con piu' facilita''. Comunque 'testamento biologico e' di per se' un'espressione vuota, bisogna capire cosa significa e di quali contenuti viene riempita. Ci sono principi etici condivisi da tutti a limitare l'accanimento terapeutico, che la Chiesa non ma mai difeso', ribadisce il vescovo. 
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