Martedì 9 giugno 2026
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Englaro. Marcia indietro della Regione: difficile accoglierla dopo intervento Sacconi

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Eluana Englaro potrebbe non arrivare in Friuli. Lo ha fatto intendere il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, a margine della conferenza stampa di fine anno. 'Non ho notizie da parte della clinica - ha risposto Tondo a chi gli chiedeva se e' vero che anche il policlinico di Udine ha ritirato la propria disponibilita' ad accogliere Eluana -. La vicenda di Eluana e' connaturata al diritto privato. C'e' un cittadino che si e' visto riconoscere dalla legge italiana, dalla Corte di Cassazione, un proprio diritto, ha ritenuto autonomamente di esercitarlo in Friuli Venezia Giulia e autonomamente ha cercato un istituto privato che si e' dichiarato, fino all'altro giorno, disponibile a perseguire questo percorso'.
'Apprendo che dopo la circolare del ministro Sacconi c'e' qualche difficolta' in piu' pero'  il mio compito non e' di intromettermi su questo, dall'altro ho rispettato la scelta del cittadino, rispettero' anche tutte le scelte da parte della clinica privata, qualora la clinica dovesse cambiare idea perche', ripeto, e' una cosa di natura privata nella quale la politica a mio avviso non deve entrare. Oppure se dovesse entrare lo fara' quando a livello nazionale il Parlamento, e spero lo faccia quanto prima, affrontera' la legge sul testamento biologico'.

CONTINUA LA CAMPAGNA DI AVVENIRE, FRA CARDINALI E NEUROLOGI CATTOLICI - Il comportamento che una societa' civile dovrebbe tenere nel caso di Eluana Englaro e' 'l'esempio delle suore: la risposta di amore con cui hanno accudito Eluana in tutti questi anni e ancora si offrono di fare. Questo sarebbe il comportamento che una societa' civile dovrebbe tenere. Qui non c'e' accanimento terapeutico o cure sanitarie particolari, c'e' l'accogliere una persona nel suo bisogno e accudirla. Con premura di sorelle. Con amore'. Con queste parole in un'intervista ad 'Avvenire' il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco e' tornato a parlare del caso di Eluana Englaro.
 
"La rivelazione dei giorni scorsi, secondo cui E­luana deglutisce, mina alla base la sentenza del­la Cassazione". Lo afferma sul quotidiano Avvenire il prof. Gian Luigi Gigli, docente di Neurologia all'Universita' di Udine. "All'irreversibilita' dello stato vegetativo (in ter­mini assoluti e non solo probabilistici) il mon­do scientifico e la medicina - rileva il medico - non credono per nulla e nessuno si azzarda piu' a riproporla co­me argomento del dibattito".
Nel caso di Eluana, aggiunge, "la documentazione della volonta' della pazien­te di rifiutare le cure e' stata quanto meno ap­prossimativa e si fonda solo sulla ricostruzione induttiva della sua personalita', basata su una dichiarazione emotiva di fronte a un evento drammatico, riportata da terzi, senza essere pas­sata attraverso la maturazione di quella piena consapevolezza che necessaria a esprimere il consenso davvero informato che si richiede in medicina". Il prof. Gigli afferma in proposito che "esistono altre testimonianze, contrad­dittore con la ricostruzione di personalita' pro­posta dal padre e da alcune amiche, di cui il ma­gistrato non ha tenuto alcun conto. Infine, la sentenza della Cassazione parla solo di alimentazione artificiale, visto che sarebbe difficile spacciare per trattamento medico la nu­trizione con il cucchiaio anche a quanti hanno ideologicamente trasformato in artificiale l'ali­mentazione assistita".
Quanto al decreto della Corte d'Appello di Milano, Gigli sottolinea che esso dispone che mentre si sospendono l'idratazione e la nutrizione, "venga evitata la sofferen­za con "somministrazione di sostanze idonee ad eliminare l'eventuale disagio da carenza di li­quidi". Ma, aggiunge, "per non contravvenire alle regole di Buona Pra­tica Clinica, sancite dalla dichiarazione di Hel­sinki, il medico dovrebbe intervenire sommini­strando liquidi ed elementi nutritivi e non na­scondendo la sofferenza stessa con sedativi e antidolorifici. Ed e' evidente - sottolinea - che in tal modo il de­creto non potrebbe essere applicato". Infine, per Gigli, "non sarebbe male che il curatore speciale fosse realmente indi­pendente dalle scelte del tutore e non fosse in­vece un avvocato di sua fiducia. Garanzia ancor maggiore si avrebbe, poi, se le sue scelte fosse­ro alternative a quelle del tutore. In un Paese civile - conclude - nessuno puo' essere lasciato morire di fame e di sete". 
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