Sabato 6 giugno 2026
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Englaro. Pannella: perche' Wojtyla si' ed Eluana no?

U.E. - ITALIA
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"Ecco le diverse risposte che mi urge dare all'attualita' che viene imposta ai credenti, teisti o ateisti, dal Potere cesarista vaticano: Giovanni Paolo II e' stato ascoltato quando ha permesso che la sua supplica: 'lasciatemi tornare al Padre!' fosse comunque resa pubblica. Papa Wojtyla sarebbe ora vivissimo (e nominalmente regnante) se si fossero usati contro di lui anche un decimo solo delle 'cure' che vengono imposte da potenti, che impongono a tutti torture indicibili e inedite con l'uso diabolico delle scoperte scientifiche e del Potere mondano, ai genitori e alla civilta' costituzionale italiana e internazionale avendo preso in ostaggio il corpo di Eluana". Lo sottolinea Marco Pannella, in un intervento su 'Notizie radicali' pubblicato oggi. 
"E' feticisticamente blasfemo, teologicamente senza precedenti, se non forse nella gestione 'materiale' della Controriforma, la sacralizzazione violenta di un materialismo antispirituralista che nega ogni presenza dell'anima' per sacralizzare lo zigote o l'embrione e il corpo non piu' vivente, come gia' il cadavere sul quale ogni ricerca era causa di uccisione di medici e scienziati; per sacralizzare questo o quel baleno d'attimo della loro esistenza". 
"Che fine ha fatto l'invito pubblico di Papa Giovanni Paolo II, due anni prima della sua morte, da Bologna, ai teologi della Chiesa alla domanda che nel Parlamento italiano quasi ossessivamente da anni veniva rivolta: 'perche' restano vietati i Sacramenti, cioe' la qualita' della vita eterna, e la vita eterna stessa, da duemila anni, non solo a embrioni, zigoti, pre-embrioni ma anche a feti naturalmente abortiti".    

Le parole riportate da Pannella circa la supplica di Papa Wojtyla 'lasciatemi tornare alla casa del Padre', sono in linea con il catechismo della Chiesa cattolica in relazione alla rinuncia dell'accanimento terapeutico. Lo afferma il senatore del Pd Ignazio Marino 'Il catechismo - sottolinea Marino, che ha presentato un ddl sul testamento biologico - indica in sostanza che quando non vi e' ragionevole speranza di guarigione l'utilizzo di mezzi straordionari o sproporzionati ai risultati attesi, puo' essere legittimamente interrotto'. 'Questo non significa procurare la morte ma di non accanirsi piu', accettare che non c'e' piu' nulla da fare e accettare la fine naturale della vita. Si tratta di un principio presente nella religione cattolica che ha una visione della vita non legata alla materialita' del corpo. Insistere sull'utilizzazione di mezzi straordinari e sproporzionati puo' sconfinare nell'idolatria della scienza, rinunciando all'umanesimo'.   

Per legiferare sul 'fine vita' bisogna porre al centro l'alleanza terapeutica medico-paziente, non vincolare i medici all'applicazione burocratica delle dichiarazioni anticipate del paziente e non trattare cibo e acqua come terapie. E' quanto afferma, in estrema sintesi, il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, in un'intervista pubblicata da 'Avvenire', che su eutanasia ed accanimento terapeutico dice: "Sul 'no' a entrambi penso che, tranne rari casi, tutti siamo d'accordo. Il problema e' partire da alcune cose gravi contenute nella sentenza sul caso Eluana. Come cercare di ricostruire ex post la volonta' di una persona su base indiziaria, senza certificazione".  "Nessuno dei disegni di legge, neppure quello dei Radicali, partiva da questo. Poi c'e' stata un'interpretazione dell'articolo 32 della Costituzione sulla liberta' di cura che ha rovesciato i termini: senza consenso informato non viene ritenuto possibile alcun intervento sul corpo, nemmeno alimentazione e idratazione. Non e' cosi'. Infine prima di tutto viene lo speciale rapporto di alleanza medico-paziente. La vita e' il bene primario che il medico deve salvaguardare. Non contro il paziente, ma neppure abbandonandolo".  "Il compito del medico non puo' mai esaurirsi in un atto burocratico -aggiunge Roccella a proposito delle dichiarazioni anticipate dei pazienti- Quindi non possono essere vincolanti. Lo afferma il Comitato nazionale di bioetica, ma vanno in questo senso anche ddl proposti da laici, come quello dell'attuale presidente della Commissione Sanita', Antonio Tomassini".    

"Due casi, morali e clinici, completamente diversi" che e' "impossibile" mettere su uno stesso piano. Cosi' il teologo morale Antonio Rungi interviene nel dibattito aperto dal leader storico dei Radicali. Per Rungi invece "si tratta di due casi morali e clinici completamente diversi che i medici sanno benissimo spiegare e differenziare da un punto di vista tecnico". Nel caso di Papa Wojtyla "non c'e' stata alcuna richiesta di interrompere le cure, ma di non accanirsi da un punto di vista tecnico per conservare la sua vita", mentre nel caso di Eluana "si tratta di interrompere cure che sono tali da 16 anni e che comunque - conclude il teologo - hanno conservato in vita questa giovane donna".   


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