Venerdì 5 giugno 2026
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Esponenti Governo e Procura contrari alla richiesta di Sebire

U.E. - FRANCIA
Notizia ·
Il caso di Chantal Sebire sta commovendo la Francia, ma il mondo politico dice no di fronte al suo disperato grido per aiutarla a morire. A 52 anni, Chantal non vuole piu' soffrire, ne' vuole piu' portare quel viso che un tumore raro e incurabile le ha deformato. La legge francese non l'aiuta.
Resta la via giudiziaria alla quale si e' rivolta chiedendo di autorizzare un medico a somministrarle un 'veleno letale'.
Il tribunale di Digione si pronuncera' solo lunedi', ma la procura della Repubblica ha gia' fatto sapere ieri che chiedera' di pronunciare 'irricevibile' la sua domanda. Vuol dire che non rientrerebbe nei limiti della legge Leonetti del 2005 che vieta 'l'accanimento terapeutico' e da' diritto a 'lasciar morire', ma non legalizza l'eutanasia.
L'ex insegnante, madre di tre figli, ha scoperto nel 2002 di avere un estesioneuroblastoma, un tumore raro del setto nasale (solo 200 casi registrati in 20 anni) che la fa soffrire terribilmente. 'Sono divorata dal dolore. Chiedo solo che questo calvario si fermi' dichiarava qualche giorno fa al quotidiano Le Monde. Oggi denuncia 'l'ipocrisia' che esiste sulla questione della fine della vita. Il suo appello resta senza risposta, ma riapre un dibattito etico sull'eutanasia che riporta la Francia indietro di qualche anno, al dramma di Vincent Humbert, giovane tetraplegico, cieco e muto, che aveva chiesto il diritto di morire.
Non e' questione di rivedere la legge del 2005, fa capire il governo. E' dura Rachida Dati, ministro della giustizia: 'La medicina deve salvare, non deve somministrare sostanze letali'.
E' indignata Christine Boutin, ministro delle politiche urbane e alloggi: 'Credete davvero che dare la morte sia un gesto d'amore?', si chiede. Meno categorico il premier Francois Fillon: 'Si e' ai limiti di quello che la societa' puo' dire e di quello che la legge puo' fare bisogna avere la modestia di riconoscere che la societa' non puo' rispondere a tutte le domande'.
Il presidente Nicolas Sarkozy -al quale Chantal aveva scritto reclamando una morte degna- ha proposto 'un nuovo parere medico'. Chantal non lo ha rifiutato, ma il suo avvocato e' scettico. 'Sono otto anni che soffre. Nel suo stato -dice Gilles Antonowicz- non c'e' piu' speranza'.
La sola alternativa che la medicina francese le propone al momento e' di farla sprofondare nel coma per alleviare le sue sofferenze. Ma lei rifiuta l'idea di aspettare la morte in un letto d'ospedale e vuole restare a casa sua, con la sua famiglia. 'Non voglio che la societa' mi obblighi a passare per questo stadio, e' un questione di dignita''. Chantal sa che non c'e' piu' niente da fare e rivendica di poter morire in tutta coscienza ed in accordo con i medici.
Ieri un medico, membro dell'Associazione per il diritto a morire, si e' fatto avanti. 'Si e' tra il suicidio assistito che si pratica in Svizzera, e l'eutanasia come il Belgio', ha precisa il dottor Bernard Senet, affermando di essere pronto ad aiutare Chantal, ma solo a condizione che la giustizia lo permetta.
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