Giovedì 4 giugno 2026
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Europa. Accesso diretto al trattamento con cellule staminali in Cina

EUROPA
Notizia ·
Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa inviatoci dalla Beike Europe.

E' possibile curare malattie neurodegenerative gravi come la Sclerosi Multipla, la Sclerosi Laterale Amiotrofica (più conosciuta come SLA) o l'Atassia di Friedrich, un disturbo associato a problemi di coordinazione nei movimenti? Non ancora completamente, ma grazie alle cellule staminali è senz'altro possibile migliorare la qualità di vita delle persone che ne soffrono, o quantomeno arrestare per un po' la progressione della malattia.
Se ne è parlato il 12 ottobre a Milano alla conferenza stampa organizzata dalla BEIKE EUROPE SA, nel corso della quale è stata presentata una terapia realizzata in Cina: cellule staminali ottenute da sangue prelevato dal cordone ombelicale vengono iniettate nel midollo spinale di pazienti affetti da malattie neurodegenerative, come appunto la SLA.
Il trattamento - è d'obbligo dirlo - non guarisce totalmente, ma può restituire ai pazienti alcuni movimenti quotidiani, come l'afferrare con sicurezza un bicchiere, pettinarsi con un braccio prima quasi immobile, o riuscire ad alzarsi da una sedia senza aiuto. Non solo: con il passare del tempo i miglioramenti permangono. In poche parole il malato resta malato, ma guadagna sostanzialmente nella qualità della vita, come hanno spiegato alcuni pazienti (due italiane e uno svizzero) presenti alla conferenza stampa e che si sono recati in Cina per sottoporsi al trattamento.
Le staminali sono cellule indifferenziate, per cosi' dire "vergini", e aventi quindi la possibilità di trasformarsi in cellule specializzate: muscolari, ematiche o cerebrali. Agendo come una sorta di sistema di riparazione del corpo, le staminali possono riprodursi senza alcun limite per sostituire altre cellule, e cio' alla sola condizione che la persona ricevente sia in vita. Come detto, per il trattamento la Beike usa di norma cellule staminali estratte dal cordone ombelicale.
Solitamente, dopo il parto questo viene distrutto assieme alla placenta. Nel nostro caso invece dopo aver ottenuto dalla partoriente il consenso alla donazione del cordone ombelicale, si procede ad un primo esame volto ad accertare che la donatrice sia esente da malattie ereditarie o genetiche. Una volta effettuato questo test, immediatamente dopo la nascita un ago viene inserito nel cordone, e si procede cosi' al prelevamento di un quantitativo di sangue compreso fra 80 e 140 ml, che viene immediatamente racchiuso in un recipiente sterile contenente un fattore anticoagulante.
Il recipiente viene quindi inviato alla Banca del Sangue, dove il contenuto viene sottoposto a un severo esame: si controllano tanto l'eventuale presenza di malattie contagiose (sifilide, epatite, HTLV, HIV, CMV) quanto l'assenza di contaminazioni da microbi di ogni tipo.
Se l'esame risulta negativo e la Banca del Sangue rilascia un attestato di purezza, il sangue passa infine al laboratorio della Beike, situato a Shenzhen. A questo punto, le cellule in esso contenute vengono nuovamente esaminate dal personale di laboratorio: un doppio controllo quindi, al fine di offrire ai pazienti la massima sicurezza possibile.
Infine, le cellule staminali ottenute dal sangue del cordone ombelicale vengono poste in un terreno di coltura che non contiene né prodotti di origine animale né sottoprodotti di alcun tipo. Ogni uno o due giorni il terreno viene cambiato, e le cellule vengono costantemente monitorate: al minimo segno di anormalità o di contaminazione tutta la coltura viene immediatamente distrutta. Il ciclo di crescita richiede dai 7 ai 10 giorni. In questo lasso di tempo è normale che alcune cellule piu' deboli - e quindi inutili - muoiano, lasciando spazio unicamente allo sviluppo di quelle forti e attive.
Terminato il ciclo, si sono ottenute circa dieci milioni di cellule staminali dei tipi CD34 e CD133, che vengono infine prelevate dal terreno di coltura, isolate e trasportate all'ospedale Nan Shan, situato sempre a Shenzhen, a poca distanza dal laboratorio della Beike.
E' pur vero che esiste una complicazione potenzialmente fatale (chiamata "Graft Versus Host Disease" o GVHD) a seguito della quale le cellule del donatore possono attaccare i tessuti del ricevente, ma si è constatato che cio' accade piu' raramente con staminali provenienti dal sangue del cordone rispetto a quelle prelevate dal midollo spinale.
Si pensa che cio' possa derivare dal fatto che il sangue del cordone possiede un sistema immunitario ancora non allo stato aggressivo e che pertanto le cellule, solitamente attive in una reazione immunitaria, non sono ancora "educate" ad attaccare il ricevente. Più tecnicamente si puo' affermare che le cellule staminali provenienti dal sangue del cordone ombelicale presentano il vantaggio di un sistema immunitario ancora di fatto inattivo, unito a quello di un telomero (ovvero della terminazione del cromosoma) ancora relativamente lungo. In altre parole, queste cellule hanno la capacità di trasformarsi nella maggior parte delle cellule di vario tipo presenti nel corpo.
Ad ogni buon conto, il processo di produzione comprende un metodo per l'estrazione di cellule staminali di tipo CD34 e CD133 : in conseguenza di cio' l'incontro fra i due tipi di cellule non è piu' necessario, e il trattamento condotto in questo modo non porta con sè il rischio di effetti collaterali. Le cellule del cordone ombelicale cosi' ottenute possono essere immagazzinate e trapiantate successivamente nell'organismo del donatore stesso, di un membro della famiglia o di un destinatario indipendente.
La tecnica impiegata in Cina dal dottor Sean Hu, pero', in Occidente non è ancora arrivata.
Secondo Gianni Demarin - direttore generale della Beike Europe SA, azienda la cui mission consiste appunto nel rendere accessibile il trattamento cinese ai pazienti occidentali - la ragione di tutto cio' potrebbe essere di natura economica.
"Con il successo del trattamento a base di staminali" -dichiara Demarin- "verrebbe a perdersi il fatturato derivante dalle vendite di interferone, un farmaco impiegato per esempio nel trattamento della Sclerosi Multipla. e diversi miliardi di dollari l'anno.. In ogni caso anche solo questa cifra approssimata puo' dare un'idea del motivo per il quale la tecnica non si è ancora diffusa in Occidente, ma si potrebbero aggiungere anche riserve di ordine religioso e politico".
(A tal proposito, uno dei malati presenti alla conferenza stampa ha dichiarato che prima della cura per trattare la sua malattia con l'interferone spendeva circa 1600 euro al mese, mentre dopo il viaggio a Shenzhen non ne fa piu' alcun uso).
"In Cina già piu' di ottocento pazienti sono stati curati grazie alle staminali, ma le riviste scientifiche internazionali si sono rifiutate di pubblicare articoli su questi casi", conclude Demarin.
Pertanto gli unici dati sono per ora disponibili solo in cinese, anche se per il prossimo anno è previsto un incontro fra neurologi asiatici e specialisti occidentali, nel corso del quale si cercheranno le vie adatte alla massima diffusione possibile di questa nuova tecnica e all'accessibilità delle pubblicazioni.

Andra Mazzoleni, vicepresidente Beike
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