Europa verso un altro anno di gas caro, riserve ai minimi
Secondo quanto riportato da Reuters, famiglie e imprese europee dovranno fare i conti con almeno un altro anno di prezzi del gas elevati. La previsione resta valida anche in uno scenario favorevole, cioè se il conflitto in Iran dovesse risolversi e l'inverno rivelarsi mite, perché il continente dovrà comunque ricostituire riserve di stoccaggio scese a livelli record di scarsità. I prezzi di riferimento europei sono già saliti di oltre il 150% nel corso dell'anno. A pesare sono state le interruzioni nella navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, che hanno bloccato quasi il 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto (GNL) provenienti da Qatar ed Emirati Arabi Uniti, cargo normalmente destinati in larga parte al mercato asiatico. Alcuni paesi, tra cui Stati Uniti, Canada e Nigeria, hanno aumentato le proprie esportazioni per compensare, ma la perdita del GNL mediorientale ha comunque intensificato la concorrenza per i carichi spot che altrimenti sarebbero stati disponibili per l'Europa, rendendo più difficile il riempimento degli stoccaggi durante l'estate.
Gli analisti e i previsori del settore si aspettano che gli stoccaggi europei di gas risultino pieni al 75-78% entro il 1 novembre, data generalmente considerata la fine della stagione di ricostituzione delle riserve, oltre la quale la dipendenza dagli stock per coprire la domanda invernale cresce. Si tratta di un livello di circa 10 punti percentuali inferiore alla media degli ultimi cinque anni, e il punto di partenza è già più basso del solito. Anche in presenza di un inverno con temperature nella media, le riserve dell'Europa nord-occidentale potrebbero scendere fino a circa il 20% all'inizio di aprile.
Secondo l'analista di LSEG Yuriy Onyshkiv, se a questo si aggiungesse una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, la pressione per ricostituire le scorte si trascinerebbe anche nel 2027: "Non è solo il prossimo inverno a essere critico, rischiamo di restare in tensione anche la prossima estate", ha dichiarato l'analista.
Moutaz Altaghlibi, senior energy economist di ABN Amro, ha spiegato che la regione non si trova di fronte a una vera e propria carenza di approvvigionamento, ma manca di un margine operativo sufficiente. Di norma gli stoccaggi coprono il 25-30% del consumo invernale di gas nell'Unione Europea, lasciando il blocco fortemente dipendente dalle forniture via gasdotto e dal GNL, in particolare da Norvegia e Stati Uniti. Qualsiasi interruzione dell'offerta potrebbe quindi provocare nuovi picchi di prezzo, mentre la concorrenza asiatica per i carichi di GNL resta un fattore di pressione costante.
Il quadro attuale richiama alla memoria la crisi energetica del 2022, quando la perdita del gas russo via gasdotto, conseguenza dell'invasione dell'Ucraina da parte di Mosca, aveva spinto i prezzi di riferimento europei oltre i 350 euro per megawattora.
Sul fronte dei consumatori, gli effetti pieni dell'impennata dei prezzi all'ingrosso registrata quest'anno si faranno sentire soprattutto nel 2027, perché i contratti al dettaglio sono tipicamente fissati per un periodo di tempo prima di essere rinnovati.
In Germania, il sito di comparazione tariffe Verivox ha segnalato che le tariffe del gas per i nuovi clienti sono già aumentate del 55% nel corso dell'anno, passando da 8 a 12,4 centesimi di euro per kilowattora. Per i clienti già vincolati da contratti in corso, gli aumenti arriveranno quando questi contratti scadranno.
Come riporta Reuters, la situazione resta quindi sotto stretta osservazione da parte di analisti e operatori di mercato, che non escludono nuovi rincari improvvisi in caso di ulteriori shock sul fronte dell'offerta.