Europarlamento approva direttiva sulle espulsioni. Maroni: ci danno ragione
(Il Velino) Nel gia' intenso dibattito italiano sulla questione clandestinita' irrompe la notizia che i 27 ministri dell'Interno dell'Unione europea hanno approvato all'unanimita' la direttiva per i rimpatri degli immigrati clandestini extracomunitari. Il testo potrebbe essere approvato dall'Europarlamento - secondo gli auspici della Slovenia, presidente di turno dell'Ue - il prossimo 18 giugno o almeno entro la fine del mese. La direttiva, che punta ad armonizzare la normativa europea sui rimpatri, stabilisce tra l'altro l'estensione del periodo massimo di detenzione di un immigrato clandestino in appositi centri fino a sei mesi, estendibili a 18 mesi in tre casi: rischio di fuga, mancata collaborazione nel rimpatrio e non disponibilita' dei documenti. Previsti inoltre nella direttiva la possibilita' di detenere ed espellere minori a determinate condizioni, il divieto di reingresso nell'Ue per un massimo di cinque anni per chi e' stato colpito da un provvedimento di rimpatrio, il patrocinio pubblico per sostenere le spese dei ricorrenti contro il decreto di espulsione. Una linea contestata nel Parlamento europeo da Socialisti (italiani compresi, mentre quelli tedeschi, spagnoli e britannici non escludono di votare la direttiva), Sinistra e Verdi, che la ritengono troppo rigida. Ma anche tra i Liberaldemocratici si registrano obiezioni. Mentre Destra e Ppe dovrebbero votare a favore. "È un'occasione unica", dice il ministro dell'Interno sloveno Dragutin Mate, che avverte come una bocciatura del testo costringerebbe a "ricominciare da zero". Entusiasta per l'approvazione il titolare del Viminale, Roberto Maroni.
"Noi - commenta a caldo Maroni - abbiamo introdotto il reato di clandestinita' per rendere piu' efficaci le espulsioni e la direttiva che abbiamo votato oggi conferma che questa visione e' quella giusta. Torno in Italia confortato che la strada che abbiamo seguito e' assolutamente quella corretta. Non ci sono dubbi e non ci devono essere ripensamenti su questo". Il ministro dell'Interno italiano sottolinea che "la detenzione, cosi' come prevede la direttiva, serve per l'identificazione. Se un clandestino il giorno dopo essere messo nel Cpt dice chi e', non rimane detenuto per 18 mesi, ma viene espulso immediatamente. La direttiva consente di tenerlo nei Cpt anche dopo l'identificazione per ottenere il nullaosta dal Paese di provenienza". Quanto alla divergenza col premier Silvio Berlusconi, il quale - seppure a titolo personale - ha detto di ritenere preferibile che la clandestinita' sia considerata un'aggravante anziche' un reato in se', il responsabile del Viminale chiosa: "Non c'e' dubbio che la dichiarazione di Berlusconi, anche se fatta a titolo personale, ha un peso rilevante. Mi sono detto sorpreso perche' non ero stato informato di questa sua posizione personale. Mi e' parso di capire che Berlusconi abbia espresso le sue perplessita' sull'efficacia, sul modo in cui questa norma possa essere applicata: sovraffollamento delle carceri, l'azione dei magistrati. Problemi che conosciamo bene e che risolveremo.
Se l'obiezione di Berlusconi e' questa, puo' stare tranquillo e vedra' che sara' risolto il problema".
Maroni riferisce che del reato di clandestinita' ha discusso mercoledi' sera con Umberto Bossi "e questa e' la linea che e' uscita. Se qualcuno la pensa diversamente nel governo e' libero di farlo. Ma vorrei evitare che qualcuno accreditasse l'ipotesi che nella Lega ci siano opinioni diverse. Il reato di immigrazione clandestina viene introdotto come strumento piu' efficace per procedere alle espulsioni, a prescindere dalla detenzione o meno". Il che - aggiunge Maroni - non toglie che ci siano "questioni di cui si discute e che conosciamo bene, come il sovraccarico di lavoro per i tribunali e le carceri". Per Jacques Barrot, commissario Ue a Giustizia, Sicurezza e Liberta', il varo della direttiva "e' un progresso perche' otto Stati Ue non prevedono limiti temporali alla detenzione dei clandestini o mettono limiti superiori, mentre la direttiva indica sei mesi. Questi Stati dovranno adattare la propria legislazione alla normativa europea. L'estensione a 18 mesi e' possibile solo in casi molto ben definiti".
'Nonostante il ministro Maroni provi ad accreditare il contrario, l'approvazione della direttiva Ue sui rimpatri non prevede il reato di immigrazione clandestina, che non viene mai menzionato ma piuttosto interviene sul problema dell'espulsione e della detenzione amministrativa dei clandestini nei Cpt'. Lo afferma Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della Giustizia e deputato del Pd.
'Speriamo che sia definitivamente sceso il sipario su di un provvedimento inutile e controproducente come rivela anche l'analisi fatta dal Sappe e dall'Unione delle camere penali'.
"Noi - commenta a caldo Maroni - abbiamo introdotto il reato di clandestinita' per rendere piu' efficaci le espulsioni e la direttiva che abbiamo votato oggi conferma che questa visione e' quella giusta. Torno in Italia confortato che la strada che abbiamo seguito e' assolutamente quella corretta. Non ci sono dubbi e non ci devono essere ripensamenti su questo". Il ministro dell'Interno italiano sottolinea che "la detenzione, cosi' come prevede la direttiva, serve per l'identificazione. Se un clandestino il giorno dopo essere messo nel Cpt dice chi e', non rimane detenuto per 18 mesi, ma viene espulso immediatamente. La direttiva consente di tenerlo nei Cpt anche dopo l'identificazione per ottenere il nullaosta dal Paese di provenienza". Quanto alla divergenza col premier Silvio Berlusconi, il quale - seppure a titolo personale - ha detto di ritenere preferibile che la clandestinita' sia considerata un'aggravante anziche' un reato in se', il responsabile del Viminale chiosa: "Non c'e' dubbio che la dichiarazione di Berlusconi, anche se fatta a titolo personale, ha un peso rilevante. Mi sono detto sorpreso perche' non ero stato informato di questa sua posizione personale. Mi e' parso di capire che Berlusconi abbia espresso le sue perplessita' sull'efficacia, sul modo in cui questa norma possa essere applicata: sovraffollamento delle carceri, l'azione dei magistrati. Problemi che conosciamo bene e che risolveremo.
Se l'obiezione di Berlusconi e' questa, puo' stare tranquillo e vedra' che sara' risolto il problema".
Maroni riferisce che del reato di clandestinita' ha discusso mercoledi' sera con Umberto Bossi "e questa e' la linea che e' uscita. Se qualcuno la pensa diversamente nel governo e' libero di farlo. Ma vorrei evitare che qualcuno accreditasse l'ipotesi che nella Lega ci siano opinioni diverse. Il reato di immigrazione clandestina viene introdotto come strumento piu' efficace per procedere alle espulsioni, a prescindere dalla detenzione o meno". Il che - aggiunge Maroni - non toglie che ci siano "questioni di cui si discute e che conosciamo bene, come il sovraccarico di lavoro per i tribunali e le carceri". Per Jacques Barrot, commissario Ue a Giustizia, Sicurezza e Liberta', il varo della direttiva "e' un progresso perche' otto Stati Ue non prevedono limiti temporali alla detenzione dei clandestini o mettono limiti superiori, mentre la direttiva indica sei mesi. Questi Stati dovranno adattare la propria legislazione alla normativa europea. L'estensione a 18 mesi e' possibile solo in casi molto ben definiti".
'Nonostante il ministro Maroni provi ad accreditare il contrario, l'approvazione della direttiva Ue sui rimpatri non prevede il reato di immigrazione clandestina, che non viene mai menzionato ma piuttosto interviene sul problema dell'espulsione e della detenzione amministrativa dei clandestini nei Cpt'. Lo afferma Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della Giustizia e deputato del Pd.
'Speriamo che sia definitivamente sceso il sipario su di un provvedimento inutile e controproducente come rivela anche l'analisi fatta dal Sappe e dall'Unione delle camere penali'.
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