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 ITALIA - ITALIA - Eutanasia: assolti anche in appello Cappato e Welby
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28 aprile 2021 18:13
 
Davide Trentini non era attaccato a una macchina per vivere, ma aveva bisogno di una cura farmacologica per sopravvivere. E non per questo non aveva diritto di decidere di porre fine alle sue sofferenze. Una fine di cui non sono responsabili Mina Welby e Marco Cappato, rispettivamente copresidente e tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, assolti dalla corte di assise di appello di Genova dall'accusa di assistenza al suicidio. Il 13 luglio 2017 Cappato forni' i soldi e la Welby accompagno' fisicamente Trentini, 53 anni, di Massa, in Svizzera per morire. Il giorno dopo, Cappato e Welby, si presentarono ai carabinieri di Massa (Massa Carrara) per autodenunciarsi, facendo partire il procedimento penale. I due erano gia' stati assolti in primo grado a Massa. Il procuratore generale genovese Roberto Aniello aveva chiesto la conferma di quella sentenza. Cappato era stato assolto dalle stesse accuse anche dai giudici di Milano per la morte di Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, avvenuta in una clinica a Zurigo il 27 febbraio 2017.
"E' un passo avanti e adesso voglio chiedere a tutti di aiutarci a raccogliere le firme per il referendum. Davide avrebbe sorriso alla lettura della sentenza come ha sorriso quando se ne e' andato", ha detto Welby lasciando l'aula. Un principio importante che "ora ha bisogno di una legge" ha sottolineato Cappato, "il problema e' che ci sono voluti 4 anni e nove udienze per arrivare alla conferma di questo risultato. E' evidente che persone in queste condizioni di malattia terminale non possono aspettare tempi cosi lunghi".
"E' una decisione importante" ma oggi "ci sono ancora malati che soffrono e sono esclusi dal poter decidere sul proprio fine vita e ottenere aiuto per porre fine alle sofferenze", ha detto Filomena Gallo, avvocato del pool di legali dell'associazione che ha lanciato una raccolta firme per un referendum per regolamentare il suicidio assistito e abrogare il reato di morte del consenziente.
Fuori dal tribunale un presidio di Possibile, +Europa, Volt, Radicali e dell'associazione. "Daremo un appoggio per la raccolta delle firme - ha detto Gianni Pastorino, capogruppo regionale di Linea Condivisa -. Credo che sia necessario un intervento del parlamento". Anche i Radicali sono intervenuti sulla vicenda. "L'assoluzione di Cappato e Welby e' un'altra vittoria di civilta' dopo quella di ieri che ha assolto, ad Arezzo, Walter De Benedetto, che cura i dolori causati dall'artrite reumatoide con la marijuana dall'accusa di coltivazione di sostanza stupefacente", hanno detto Massimiliano Iervolino e Giulia Crivellini, segretario e tesoriera di Radicali Italiani. "Temi tradizionalmente radicali come la legalizzazione della cannabis e dell'eutanasia per ora si affrontano solo nei tribunali - che pure rispondono assolvendo - mentre il Parlamento continua a rimanere in silenzio.
Quindici anni fa l'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano disse a Piergiorgio Welby che in materia di fine vita 'l'unico atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio'", hanno sottolineato gli esponenti Radicali. "Queste persone e i loro familiari chiedono solo il diritto di morire con dignita'".
A settembre 2019 era intervenuta la Consulta sul caso di dj Fabo fissando quattro condizioni per escludere la punibilita' dell'aiuto al suicidio: patologia irreversibile, fonte di sofferenze intollerabili, capacita' di intendere e volere e trattamento di sostegno vitale. Quest'ultimo elemento, secondo il pm di Massa, non ci sarebbe stato. Ma, secondo i giudici di primo e secondo grado, una terapia farmacologica, e non solo i macchinari, rientra nei requisiti previsti.
 
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