Eutanasia, cittadino tedesco si rivolge alla Corte europea sui diritti dell'uomo
Un uomo di 67 anni si è rivolto alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro il divieto dell'eutanasia attiva vigente in Germania. Ulrich Koch ha accompagnato nel 2005 la moglie paraplegica in Svizzera, presso la clinica Dignitas, dove è stata assistita a togliersi la vita.La Corte europea di Strasburgo ha effettuato la prima udienza del caso Koch vs. Germania martedì scorso. Negli atti si legge che il caso è imperniato sul rifiuto delle autorità tedesche di autorizzare la moglie a procurarsi una dose letale di farmaci per togliersi volontariamente la vita.
Dopo essere caduta di fronte a casa sua nel 2002, la moglie di Kock è rimasta paralizzata dal collo in giù. Da allora era rimasta attaccata ad un ventilatore polmonare e aveva avuto necessità della continua assistenza di uno staff di infermieri. Koch ha spiegato alla Corte che la moglie "soffriva di terribili spasmi" e aveva addirittura difficoltà a "rimanere seduta sulla sedia a rotelle".
In quanto paralizzata e in grande sofferenza, aveva fatto istanza alle autorità statali per essere aiutata a porre fine alla propria vita. Nel novembre 2004 aveva chiesto all'Agenzia federale per i farmaci l'autorizzazione all'acquisto dei medicinali necessari a togliersi la vita, ma l'Agenzia aveva respinto la richiesta invocando la normativa sugli stupefacenti.
La coppia aveva impugnato la decisione, ma nel frattempo si era anche organizzata per andare a esercitare il diritto all'autodeterminazione all'estero. Nel febbraio 2005, la donna si è tolta la vita in Svizzera presso Dignitas.
Al suo ritorno in Germania, Koch ha immediatamente fatto causa allo Stato federale, giungendo fino alla Corte Costituzionale, ma senza successo. Anche se la giurisprudenza ammette il suicidio assistito cosiddetto "passivo" (lasciare morire una persona che decide di non assumere cibo, acqua o farmaci), rimane vietato qualsiasi tipo di assistenza "attiva" come la prescrizione o somministrazione di farmaci da parte di terzi (quest'ultima anche detta eutanasia attiva).
La Corte europea dovrà ora decidere se la legge tedesca che vieta l'aiuto attivo alla morte viola il diritto personalissimo alla vita privata e alla morte dignitosa, sanciti dall'art. 8 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo.
Se la Corte decidesse in favore di Koch, ciò avrebbe conseguenze sulla giurisprudenza e sulle legislazioni di tutti i Paesi europei, inclusa l'Italia, che hanno l'obbligo di applicare le decisioni di Strasburgo nel diritto interno.
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