Lunedì 8 giugno 2026
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Eutanasia, Corte suprema valuta richiesta su donna in stato vegetativo da 36 anni

ASIA - INDIA
Notizia ·
La richiesta di sospendere l’alimentazione di una 59enne, caduta in coma 36 anni fa, dopo essere stata violentata, suscita un acceso dibattito nel Paese.
Aruna Shanbhag, infermiera al King Edward Memorial Hospital (Kem) di Mumbai è stata violentata nel 1973. A seguito del trauma vive in coma nello stesso ospedale in cui lavorava, senza più alcun familiare che si prenda cura di lei. La donna vive in stato vegetativo persistente e ad oggi viene accudita dalle infermiere del Kem da cui viene idratata e alimentata.
A chiedere la sospensione delle cure, che porterebbero alla morte della donna, è l’avvocato Shekhar Nafde che si è rivolto alla Corte suprema a nome della nota scrittrice Pinki Virani autrice di un libro su Aruna Shanbhag.
Secondo Nafde la sua assistita non chiede l’eutanasia, ma pone “una questione di diritti umani” poiché la vita della donna “è inferiore a quella di un animale”. La “dolce morte” è vietata dalla legge indiana, ma il caso di Aruna Shanbhag con la richiesta di Pinki Virani sta suscitando ampio dibattito nel Paese. L’opinione pubblica è divisa tra chi afferma che non si tratterebbe di eutanasia e chi invece lamenta il tentativo di creare un precedente che potrebbe aprire le porte all’introduzione della dolce morte equiparandola ad un gesto umanitario. La Corte suprema ha intanto emesso una nota in cui afferma che “secondo la legge del Paese, non possiamo accordare il diritto di morire ad una persona”.
Mons.Thomas Dabre, vescovo di Pune e presidente della Commissione per la dottrina della fede della Chiesa indiana, ha accolto con soddisfazione la nota della Corte perché “riconosce che la dignità dell’esistenza umana non è determinata dalle condizioni fisiche di una persona”. (Asianews)
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