Eutanasia. Disabile chiede legge al presidente Napolitano
"Le istituzioni mi hanno abbandonato e sono costretto ad una battaglia continua per vedere riconosciuti i miei diritti di disabile. Chiedo che lo Stato mi aiuti nella procedura di una morte dolce: vivere cosi non e' dignitoso". Lo scrive, in una lettera inviata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, Annibale Fasan, un 54enne di Casier (Treviso) colpito da distrofia muscolare che lo costringe in sedia a rotelle. L'uomo lamenta di non riuscire a sopravvivere considerato che, oltre al pagamento del mutuo della casa, deve pagare anche alcune spese legate alla casa di riposo della madre oltreche' vitto e alloggio per la collaboratrice domestica che lo aiuta nella quotidianita'.
Ad aiutare quest'uomo una serie di contributi come la pensione di 737 euro e l'accompagnatoria di mille euro al mese: ma questi soldi sembrano non bastare. Nella lettera, pubblicata oggi dal quotidiano 'La Tribuna' di Treviso, il 54enne chiede quindi di poter mettere fine ai suoi giorni dato che dagli enti locali non riesce a trovare risposte "ad una faccenda seria che si protrae da anni. Purtroppo non esiste un protocollo condiviso che tuteli la dignita' della persona.
Percio' chiedo allo Stato che, attraverso l'Usl, mi assista nella procedura di una morte dolce, constatato che vivere senza poter gestire le mie capacita' fisiche e senza avere introiti economici proprozionati risulta non solo indignitoso ed incostituzionale ma sopratutto una impresa persa in partenza".
Ad aiutare quest'uomo una serie di contributi come la pensione di 737 euro e l'accompagnatoria di mille euro al mese: ma questi soldi sembrano non bastare. Nella lettera, pubblicata oggi dal quotidiano 'La Tribuna' di Treviso, il 54enne chiede quindi di poter mettere fine ai suoi giorni dato che dagli enti locali non riesce a trovare risposte "ad una faccenda seria che si protrae da anni. Purtroppo non esiste un protocollo condiviso che tuteli la dignita' della persona.
Percio' chiedo allo Stato che, attraverso l'Usl, mi assista nella procedura di una morte dolce, constatato che vivere senza poter gestire le mie capacita' fisiche e senza avere introiti economici proprozionati risulta non solo indignitoso ed incostituzionale ma sopratutto una impresa persa in partenza".
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