Eutanasia, due britannici su tre chiedono la legalizzazione
Secondo un nuovo sondaggio di Angus Reid Public Opinion, il sostegno dei britannici alla legalizzazione dell'eutanasia rimane a livelli elevatissimi. Condotto online su un sample rappresentativo di 2015 cittadini, l'indagine rivela che il 67% dei cittadini del Regno Unito è favorevole all'eutanasia, mentre solo il 19% si dice contrario.
Quasi tre quinti degli intervistati, inoltre, credono che chi assiste un malato terminale a suicidarsi non debba essere incriminato (58%).
Argomentazioni
Una larga maggioranza di coloro che si dicono favorevoli alla legalizzazione dell'eutanasia crede che offrirebbe l'opportunità a chi soffre di alleviare il dolore (83%) e ai medici di lavorare con linee guida più chiare sul fine vita.
Solo il 30% di tutti gli intervistati ha fatto propria alla tesi della Chiesa cattolica secondo cui la legalizzazione significherebbe dire a disabili e malati che la loro vita vale di meno. I britannici sono invece divisi sulla percezione del rischio che la legalizzazione possa diminuire le garanzie legali a tutela delle persone vulnerabili.
Suicidio assistito
Nel 2000, Heather Pratten si è dichiarata colpevole di aver aiutato il figlio, affetto dalla malattia di Huntington allo stadio terminale, a togliersi la vita. Il giudice all'epoca ha concesso alla donna la libertà vigilata piuttosto che il carcere, "viste le circostanze eccezionali" del caso.
Nel sondaggio si chiede agli intervistati di scegliere la pena adeguata per quel genitore che assiste il figlio in fin di vita a morire. Più della metà dei britannici (55%) è convinta che non debba essere comminata alcuna pena, l'11% comminerebbe una multa pecuniaria, mentre il 12% preferirebbe punire con il carcere. Solo il 2% dei rispondenti pensano che sia appropriata una sentenza obbligatoria all'ergastolo.
Qui il sondaggio nel dettaglio
Quasi tre quinti degli intervistati, inoltre, credono che chi assiste un malato terminale a suicidarsi non debba essere incriminato (58%).
Argomentazioni
Una larga maggioranza di coloro che si dicono favorevoli alla legalizzazione dell'eutanasia crede che offrirebbe l'opportunità a chi soffre di alleviare il dolore (83%) e ai medici di lavorare con linee guida più chiare sul fine vita.
Solo il 30% di tutti gli intervistati ha fatto propria alla tesi della Chiesa cattolica secondo cui la legalizzazione significherebbe dire a disabili e malati che la loro vita vale di meno. I britannici sono invece divisi sulla percezione del rischio che la legalizzazione possa diminuire le garanzie legali a tutela delle persone vulnerabili.
Suicidio assistito
Nel 2000, Heather Pratten si è dichiarata colpevole di aver aiutato il figlio, affetto dalla malattia di Huntington allo stadio terminale, a togliersi la vita. Il giudice all'epoca ha concesso alla donna la libertà vigilata piuttosto che il carcere, "viste le circostanze eccezionali" del caso.
Nel sondaggio si chiede agli intervistati di scegliere la pena adeguata per quel genitore che assiste il figlio in fin di vita a morire. Più della metà dei britannici (55%) è convinta che non debba essere comminata alcuna pena, l'11% comminerebbe una multa pecuniaria, mentre il 12% preferirebbe punire con il carcere. Solo il 2% dei rispondenti pensano che sia appropriata una sentenza obbligatoria all'ergastolo.
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