Eutanasia, medici e infiermieri si organizzano per la legalizzazione
Un gruppo di medici e infermieri ha lanciato in Gran Bretagna una campagna in favore del diritto dei malati terminali a morire, con l'intento di sfidare la chiusura dell'ordine dei medici e di altri organismi a qualsiasi ipotesi di modifica della legge in vigore, che proibisce il suicidio assistito.
Il gruppo si e' denominato Healthcare Professionans for Change (Professionisti dell'assistenza sanitaria in favore del cambiamento) ed e' presieduto dalla dottoressa Ann McPherson, medico e lei stessa malata di cancro al pancreas allo stadio terminale. E' il primo gruppo ad hoc di operatori della sanita' nato con il proposito di cambiare le regole - eutanasia e suicidio assistito sono esplicitamente proibiti dal Suicide Act del 1961 - nel tentativo di rompere il muro imposto, dicono i promotori, soprattutto dalla potente British Medical Association (Bma). 'Con il loro atteggiamento ostile nei confronti di un cambiamento nella legge sulla morte assistita, organizzazioni mediche come il Bma e il Royal College of Physicians non tengono conto adeguatamente del punto di vista di tutti i loro iscritti', dice al giornale la McPherson.
'Molti di noi ritengono che pazienti che stanno per morire non dovrebbero soffrire contro la loro volonta' negli ultimi giorni della loro vita', aggiunge, tenendo conto che un sondaggio del British Social Attitudes Survey stima che l'80% dei britannici e' in favore del suicidio assistito.
Sarah Wootton, direttrice dell'associazione Dignity in Dying, ha commentato: "E' davvero un passo avanti. E' importante che i medici comincino a sfidare il punto di vista della BMA e altre organizzazioni mediche. Devono essere in grado di rappresentare punti di vista di più largo orizzonte".
Il Royal College of Nursing (RCN) ha abbandonato la sua posizione ufficiale contro la legalizzazione del suicidio assistito, adottando la scorsa estate una posizione neutrale. Questa nuova organizzazione di professionisti ha quindi lo scopo di dare voce ai medici che sull'argomento non si sentono rappresentanti e di spingere altri Royal College e la BMA a cessare la loro opposizione e seguire l'esempio degli infermieri.
Il gruppo si e' denominato Healthcare Professionans for Change (Professionisti dell'assistenza sanitaria in favore del cambiamento) ed e' presieduto dalla dottoressa Ann McPherson, medico e lei stessa malata di cancro al pancreas allo stadio terminale. E' il primo gruppo ad hoc di operatori della sanita' nato con il proposito di cambiare le regole - eutanasia e suicidio assistito sono esplicitamente proibiti dal Suicide Act del 1961 - nel tentativo di rompere il muro imposto, dicono i promotori, soprattutto dalla potente British Medical Association (Bma). 'Con il loro atteggiamento ostile nei confronti di un cambiamento nella legge sulla morte assistita, organizzazioni mediche come il Bma e il Royal College of Physicians non tengono conto adeguatamente del punto di vista di tutti i loro iscritti', dice al giornale la McPherson.
'Molti di noi ritengono che pazienti che stanno per morire non dovrebbero soffrire contro la loro volonta' negli ultimi giorni della loro vita', aggiunge, tenendo conto che un sondaggio del British Social Attitudes Survey stima che l'80% dei britannici e' in favore del suicidio assistito.
Sarah Wootton, direttrice dell'associazione Dignity in Dying, ha commentato: "E' davvero un passo avanti. E' importante che i medici comincino a sfidare il punto di vista della BMA e altre organizzazioni mediche. Devono essere in grado di rappresentare punti di vista di più largo orizzonte".
Il Royal College of Nursing (RCN) ha abbandonato la sua posizione ufficiale contro la legalizzazione del suicidio assistito, adottando la scorsa estate una posizione neutrale. Questa nuova organizzazione di professionisti ha quindi lo scopo di dare voce ai medici che sull'argomento non si sentono rappresentanti e di spingere altri Royal College e la BMA a cessare la loro opposizione e seguire l'esempio degli infermieri.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti