Eutanasia, medico sotto accusa per omicidio del consenziente
L'ex medico cantonale di Neuchâtel rischia 3 anni di carcere. La sentenza è attesa per il 6 dicembre. I fatti risalgono al 2009
L'ex medico cantonale di Neuchâtel è stata processata il 2 novembre scorso dal Tribunale correzionale di Boudry (NE) per aver praticato nel settembre 2009 l'eutanasia attiva nei riguardi di una giovane donna afflitta da una malattia degenerativa che l'aveva quasi completamente paralizzata. Accusata di "omicidio su richiesta della vittima", la dottoressa rischia fino a tre anni di carcere.
Medico cantonale dal 1987 al 2007 e oggi membro attivo di Exit, la dottoressa ha spiegato di essere stata confrontata in modo inatteso all'impossibilità per la paziente di compiere da sola il gesto letale, a causa di un brusco aggravamento della malattia.
Il medico ha dunque azionato di persona il dispositivo di perfusione dopo aver chiesto alla paziente di muovere il piede - il solo movimento che la candidata al suicidio era ancora in grado di compiere - quando riteneva giunto il momento opportuno. La donna aveva accompagnato il gesto pronunciando a stento "c'est maintenant" (adesso).
L'ex medico ritiene di "aver fatto ciò che chiunque avrebbe fatto in simili circostanze". La dottoressa è stata denunciata dal medico che ha costatato il decesso e condannata in prima istanza dal pubblico ministero a 45 aliquote giornaliere sospese per due anni, condanna contro la quale ha fatto ricorso per poter esprimere il proprio punto di vista. La sentenza sarà comunicata il 6 dicembre.
L'ex medico cantonale di Neuchâtel è stata processata il 2 novembre scorso dal Tribunale correzionale di Boudry (NE) per aver praticato nel settembre 2009 l'eutanasia attiva nei riguardi di una giovane donna afflitta da una malattia degenerativa che l'aveva quasi completamente paralizzata. Accusata di "omicidio su richiesta della vittima", la dottoressa rischia fino a tre anni di carcere.
Medico cantonale dal 1987 al 2007 e oggi membro attivo di Exit, la dottoressa ha spiegato di essere stata confrontata in modo inatteso all'impossibilità per la paziente di compiere da sola il gesto letale, a causa di un brusco aggravamento della malattia.
Il medico ha dunque azionato di persona il dispositivo di perfusione dopo aver chiesto alla paziente di muovere il piede - il solo movimento che la candidata al suicidio era ancora in grado di compiere - quando riteneva giunto il momento opportuno. La donna aveva accompagnato il gesto pronunciando a stento "c'est maintenant" (adesso).
L'ex medico ritiene di "aver fatto ciò che chiunque avrebbe fatto in simili circostanze". La dottoressa è stata denunciata dal medico che ha costatato il decesso e condannata in prima istanza dal pubblico ministero a 45 aliquote giornaliere sospese per due anni, condanna contro la quale ha fatto ricorso per poter esprimere il proprio punto di vista. La sentenza sarà comunicata il 6 dicembre.
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