Eutanasia, in Montana almeno un paziente terminale aiutato a morire
I medici del Montana hanno assistito almeno un paziente a togliersi la vita da quando la Corte Suprema dello Stato ha riconosciuto la legalità del suicidio medicalmente assistito. Le autorità del Montata valutano però che siano molti di più i casi di eutanasia che non siano emersi.Lo scorso 31 dicembre, la massima autorita' giudiziaria del Montana aveva stabilito che nessuna legge impedisce ad un medico di prescrivere una dose letale di farmaci a pazienti terminali maggiorenni capaci di intendere e di volere. Di fatto, questa sentenza ha fatto del Montana il terzo stato a permettere il suicidio medicalmente assistito.
Barbara Combs Lee, presidente dell'associazione Compassion & Choices, ha spiegato che i medici non riportano i casi di dolce morte per proteggere la privacy dei pazienti e per evitare procedimenti giudiziari. Contrariamente all'Oregon e a Washington, i due Stati dove sono state approvate leggi per regolamentare la pratica, nel Montana non vi sono norme specifiche sulla procedura da seguire e sui metodi con cui riportare i decessi.
Il ministero della Giustizia del Montana, che dinnanzi alla Corte Suprema aveva sostenuto che solo il legislatore aveva l'autorità di legalizzare il suicidio assistito, ha detto di non aver inviato alcuna circolare ai procuratori distrettuali, che potranno in autonomia decidere come e se intervenire.
Steve Johnson, intervistato dall'agenzia di stampa Associated Press, ha spiegato che a causa della sua condizione -un tumore terminale al cervello- sceglierà un medico curante disposto a prescrivere una dose letale di farmaci per evitare una brutta e dolorosa morte. "Sono molto felice di avere la possibilità di scegliere", ha detto Johnson.
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