Eutanasia, nuova battaglia legale
Un britannico 'intrappolato' nel proprio corpo dopo aver subito un ictus ha lanciato una causa legale senza precedenti per stabilire se la moglie andrebbe in prigione qualora decidesse di ucciderlo.
Tony Nickilson da cinque anni a questa parte riesce a muovere unicamente la testa e gli occhi e comunica strizzando le palpebre o scuotendo il capo ad una lavagnetta con delle lettere. Il 56enne, un ex manager di una societa' d'ingegneristica ed ex giocatore di rugby, ha dichiarato di non voler finire a 'sbavare fino alla vecchiaia' e di desiderare che la moglie Jane lo aiuti a morire somministrandogli un'iniezione letale. Per questo motivo, l'uomo ora ha chiesto al Director for Public Prosecutions (Dpp) di chiarire le leggi riguardanti l'eutanasia in modo da assicurarsi che la moglie Jane possa 'attivamente' contribuire alla sua morte senza essere condannata per omicidio.
A differenza dei precedenti casi di suicidio assistito infatti, Nicklinson rivendica il diritto a morire nella sua casa, con i suoi cari, invece di essere costretto a recarsi in Svizzera dove la pratica e' legale. L'unico modo in cui Nicklinson potrebbe legalmente uccidersi nel Regno Unito per ora sarebbe rifiutare il cibo e l'acqua. Ma in questo caso, sottolineano i suoi legali, 'impiegherebbe molti giorni, forse settimane o mesi a morire e causerebbe dolore fisico e mentale' a se' e alla sua famiglia' Il caso, scrive oggi la stampa del Regno, potrebbe arrivare fino alla Corte Suprema, aprendo la strada ad una modifica legislativa che preveda la 'morte consensuale'. L'uomo - che ha subito l'attacco ischemico mentre si trovava ad Atene per lavoro - non e' considerato malato terminale, ne' e' in preda a dolore insopportabile.
Tuttavia, nel suo appello alla giustizia, ha scritto: 'Ho bisogno di aiuto in quasi ogni aspetto della mia vita. Non mi posso grattare se ho prurito, non posso soffiarmi il naso se e' chiuso e posso solo mangiare se imboccato come un bambino, l'unica differenza e' che io non crescera'. Non mi e' rimasta piu' privacy ne' dignita''. E ha concluso: 'Sono stufo della mia vita, non voglio passare altri 20 anni cosi'. Sarebbe stato meglio morire quando sono stato colpito dall'ictus'.
La moglie 54enne, con la quale e' sposato da 24 anni, ha dichiarato: 'Ha detto chiaramente di non volet andare avanti cosi', ma non potra' morire se io saro' accusata di omicidio'.
Le figlie Lauren, 22 anni, e Beth, 20 anni, appoggiano la decisione del padre. 'Nel momento in cui abbiamo saputo quanto era malato, abbiamo capito che sarebbe stata solo una questione di tempo prima che avesse preso una decisione come questa. E' un uomo adulto e puo' decidere per se'', ha dichiarato la maggiore, Lauren.
L'appello di Nickilson ha gia' sllevato le proteste dei gruppi britannici per il diritto alla vita, che temono che se le leggi sull'eutanasia e il suicidio assistito venissero riviste molti malati terminali e persone disabili potrebbero essere spinte a togliersi la vita. 'Abbiamo visto casi di suicidio assistito e eutanasia in cui le persone sono state costrette e i disabili sono stati convinti di essere diventati un peso sulle risorse finanziarie', ha detto un portavoce del gruppo Care Not Killing, aggiungendo: 'Non possiamo arrivare ad una situazione in cui il diritto a morire diventa un dovere di morire'. (Stupino / Apc)
Tony Nickilson da cinque anni a questa parte riesce a muovere unicamente la testa e gli occhi e comunica strizzando le palpebre o scuotendo il capo ad una lavagnetta con delle lettere. Il 56enne, un ex manager di una societa' d'ingegneristica ed ex giocatore di rugby, ha dichiarato di non voler finire a 'sbavare fino alla vecchiaia' e di desiderare che la moglie Jane lo aiuti a morire somministrandogli un'iniezione letale. Per questo motivo, l'uomo ora ha chiesto al Director for Public Prosecutions (Dpp) di chiarire le leggi riguardanti l'eutanasia in modo da assicurarsi che la moglie Jane possa 'attivamente' contribuire alla sua morte senza essere condannata per omicidio.
A differenza dei precedenti casi di suicidio assistito infatti, Nicklinson rivendica il diritto a morire nella sua casa, con i suoi cari, invece di essere costretto a recarsi in Svizzera dove la pratica e' legale. L'unico modo in cui Nicklinson potrebbe legalmente uccidersi nel Regno Unito per ora sarebbe rifiutare il cibo e l'acqua. Ma in questo caso, sottolineano i suoi legali, 'impiegherebbe molti giorni, forse settimane o mesi a morire e causerebbe dolore fisico e mentale' a se' e alla sua famiglia' Il caso, scrive oggi la stampa del Regno, potrebbe arrivare fino alla Corte Suprema, aprendo la strada ad una modifica legislativa che preveda la 'morte consensuale'. L'uomo - che ha subito l'attacco ischemico mentre si trovava ad Atene per lavoro - non e' considerato malato terminale, ne' e' in preda a dolore insopportabile.
Tuttavia, nel suo appello alla giustizia, ha scritto: 'Ho bisogno di aiuto in quasi ogni aspetto della mia vita. Non mi posso grattare se ho prurito, non posso soffiarmi il naso se e' chiuso e posso solo mangiare se imboccato come un bambino, l'unica differenza e' che io non crescera'. Non mi e' rimasta piu' privacy ne' dignita''. E ha concluso: 'Sono stufo della mia vita, non voglio passare altri 20 anni cosi'. Sarebbe stato meglio morire quando sono stato colpito dall'ictus'.
La moglie 54enne, con la quale e' sposato da 24 anni, ha dichiarato: 'Ha detto chiaramente di non volet andare avanti cosi', ma non potra' morire se io saro' accusata di omicidio'.
Le figlie Lauren, 22 anni, e Beth, 20 anni, appoggiano la decisione del padre. 'Nel momento in cui abbiamo saputo quanto era malato, abbiamo capito che sarebbe stata solo una questione di tempo prima che avesse preso una decisione come questa. E' un uomo adulto e puo' decidere per se'', ha dichiarato la maggiore, Lauren.
L'appello di Nickilson ha gia' sllevato le proteste dei gruppi britannici per il diritto alla vita, che temono che se le leggi sull'eutanasia e il suicidio assistito venissero riviste molti malati terminali e persone disabili potrebbero essere spinte a togliersi la vita. 'Abbiamo visto casi di suicidio assistito e eutanasia in cui le persone sono state costrette e i disabili sono stati convinti di essere diventati un peso sulle risorse finanziarie', ha detto un portavoce del gruppo Care Not Killing, aggiungendo: 'Non possiamo arrivare ad una situazione in cui il diritto a morire diventa un dovere di morire'. (Stupino / Apc)
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