Ex-primo ministro neozelandese all'UE: "Non puntate solo sulla sicurezza contro le droghe"

Helen Clark, ex primo ministro neozelandese e oggi presidente della Global Commission on Drug Policy, ha lanciato un appito all'Unione Europea affinché non affidi la lotta alla droga principalmente agli strumenti di sicurezza e repressione penale, privilegiando invece un approccio basato sulla salute pubblica. Lo riporta Politico.eu.
L'intervento arriva in un momento cruciale per la politica europea in materia di stupefacenti. Lo scorso dicembre la Commissione europea ha presentato una nuova Strategia UE sulla droga insieme a un Piano d'azione contro il traffico di stupefacenti, inquadrati come tasselli della più ampia strategia di sicurezza interna dell'Unione, denominata ProtectEU. Il nuovo impianto normativo punta a rafforzare la preparazione dell'Unione di fronte alle minacce sanitarie e di sicurezza legate alle droghe, a proteggere la salute pubblica, a potenziare le risposte di sicurezza contro la produzione e il traffico, ad affrontare i danni correlati al consumo e a costruire partenariati internazionali, in particolare con i paesi terzi attraversati dalle rotte del narcotraffico. Clark, che guida dal 2020 la Global Commission on Drug Policy, organizzazione che riunisce ex capi di Stato e di governo ed esperti internazionali per promuovere politiche sulle droghe fondate su evidenze scientifiche e diritti umani, è una delle voci più autorevoli a livello mondiale nel criticare l'approccio repressivo al fenomeno. La Commissione, della quale fanno parte anche figure come l'ex presidente svizzera Ruth Dreifuss e l'imprenditore Richard Branson, sostiene da anni che le politiche punitive abbiano prodotto effetti controproducenti, tra cui abusi dei diritti umani e incarcerazioni di massa, senza ridurre in modo significativo il consumo di sostanze. Secondo la posizione espressa da Clark e dalla Commissione che presiede, un sistema che fa leva prevalentemente su controlli di sicurezza, sequestri e smantellamento dei laboratori clandestini rischia di trascurare gli aspetti sanitari e sociali del fenomeno, che includono la riduzione del danno, l'accesso ai servizi di cura, la prevenzione e il reinserimento sociale delle persone che fanno uso di sostanze. La critica si inserisce in un dibattito più ampio, portato avanti dalla Global Commission, sulla necessità di spostare il baricentro delle strategie internazionali dalla repressione penale verso interventi di salute pubblica, in linea con i principi sanciti anche dalle convenzioni internazionali sui diritti umani. La nuova strategia europea, pur dichiarando di voler mantenere un equilibrio tra sicurezza e salute, continua ad attribuire un peso rilevante al rafforzamento delle capacità investigative e di cooperazione operativa con i paesi terzi lungo le principali rotte del narcotraffico, un'impostazione che gli osservatori vicini alla Global Commission ritengono ancora troppo sbilanciata verso la componente repressiva rispetto a quella sanitaria e sociale.