Exit Italia: quindici italiani sono andati a morire in Svizzera nel 2007
E' difficile parlare di eutanasia, perché è difficile parlare della morte e di tutto quello che si lascia, "ma la vita non è bella quando si è malati, si soffre e non ti frega più niente di niente", dice Emilio Coveri presidente di Exit Italia, l'associazione che da dieci anni si batte per il diritto all'eutanasia e al testamento biologico.
In Svizzera è previsto il suicidio medicalmente assistito, e il malato, pur con un medico accanto, deve fare da solo. In Italia chi aiuta qualcuno a morire è punito dal codice penale per omicidio del consenziente, reclusione da 6 a 15 anni, o aiuto e istigazione al suicidio, da 5 a 12 anni di carcere.
Così, racconta Coveri, "l'anno scorso 15 italiani sono andati a morire in Svizzera". Quindici persone, si sono rivolte alla Dignitas, l'associazione, riconosciuta dalle attività elvetiche che accompagna la scelta di chi vuole scegliere come e quando morire. Ambienti accoglienti, una cameretta, un'iniezione di sodio pentobarbital e un sonno profondo, che passa alla "dolce morte".
"Non erano nostri iscritti, noi abbiamo 1316 iscrizioni e circa 400-500 aderenti simpatizzanti, ma finora nessuno ha fatto richiesta di suicidio assistito in Svizzera".
L'associazione, come è scritto sul sito internet, clicca qui, ha fatto un accordo con l'associazione Dignitas di Zurigo perché, se e quando venisse il momento, "potremmo rivolgerci a loro con la sicurezza di poter essere accettati ed aiutai a lasciare la vita umanamente e dignitosamente", "anche se dovremmo morire in esilio". L'avvertenza inoltre è di andare da soli, perchè i familiari che ritornano in Italia potrebbero essere incriminati, come accadde qualche anno fa ad una ragazza di Monza che aveva accompagnata in Svizzera la madre gravemente malata.
Exit Italia è impegnata in Italia per l'approvazione del testamento biologico - "per non finire come Eluana Englaro" - ed è stata anche ascoltata in Commissione dal senatore Ignazio Marino, e Coveri sottolinea: "Noi non pratichiamo nessun tipo di assistenza, non violiamo la legge italiana, non avrebbe senso, siamo impegnati affinchè la legge italiana riconosca il diritto al testamento biologico. Ma abbiamo fatto un accordo con la Dignitas di cui abbiamo informato i nostri iscritti".
La Dignitas, come la Exit International, fa solo da intermediario per chi svizzero o meno, faccia richiesta di suicidio assistito, ma la procedura è rigidamente stabilita e disciplinata dalla legge. Innanzitutto - spiega Coveri - è la volontà della persona il punto cardine, una volontà che deve essere verificata costantemente, reiteratamente dal medico e fino all'ultimo gesto.
La cartella clinica del malato deve provare una malattia talmente grave da giustificare la richiesta di assistenza al suicidio, che deve essere riconosciuta e approvata da una commissione di medici esterni, prevista dalla legge svizzera. Se c'è l'autorizzazione la person sceglie il giorno in cui ha deciso di morire e un medico fa una ricetta alla farmacia di pentobarbital nella dose necessaria alla morte. Nei giorni seguenti il medico chiede più volte al paziente se è sicuro di voler proseguire. "Alla Dignitas ad esempio su 480 richieste fatte, 265 sono state accolte e solo 125 sono state eseguite", dice Coveri.
Se il malato è convinto, si arriva al giorno prescelto e un medico assiste, ma il bicchiere con il pentobarbital deve berlo da solo, per chi non è in grado di essere autonomo i medici svizzeri "non possono e non fanno nulla". Il medico continuerà a chiedere fino alla fine alla persona se è davvero decisa morire, poi dopo due pasticche di antivomito, arriva il bicchiere, un minuto e mezzo dopo, un sonno profondissimo, poi dopo cinque minuti, il nulla: fa effetto il cloruro di potassio e arriva l'arresto cardio-circolatorio.
In certi casi, il medico richiede la documentazione, video o testimoni, ma non sono necessari spiega Coveri. L'associazione svizzera 'Dignitas' negli ultimi tempi, però è ricorsa anche ai sacchetti di plastica con l'elio per aiutare i malati a morire per soffocamento. Video documenti trasmessi alla giustizia dimostrano che l'atto è stato volontario e che quindi Dignitas non ha commesso alcun crimine. Ma il procuratore di Zurigo Andreas Brunner, viste le immagini, le ha qualificate come "insostenibili", anche se ha sottolineato di essere favorevole al suicidio per avvelenamento utilizzato finora da Dignitas.
Ma diversamente dal natrium pentobarbital, l'elio non ha bisogno di prescrizione medica. E la legge svizzera è diventata più severa sulla materia: i medici che prescrivono le sostanze letali devono avere svariati incontri pre-suicidio con il paziente, particolare che complica la pratica per chi viene dall'estero.
"Io non lo farei mai così, ma chiediamo di morire con dolcezza e dignità, è difficle lasciare le cose che hai, i ricordi, gli amori soprattutto, ma quando soffri davvero non valgono le parole di chi si ostina a dire 'la vita è bella'. Ogni settimana almeno 25 persone ci telefonano chiedendo di aiutarle perché non ce la fanno più, io posso solo dir loro 'non posso aiutarvi, se la legge me lo permetesse lo farei, ma non posso far nulla'. Ma posso spiegare cosa sono Dignitas ed Exit international".
Coveri è retinopatico, sta diventando cieco, "mi arrabatto, ma no, non chiederei il suicidio assistito, se non vedessi più niente, ci mancherebbe. Ma ho visto come sono morti mio padre e mio zio, malati di tumore e sofferenti"; e si commuove pensando al familiare che pochi giorni prima di morire non riuscendo a fare più nulla gli chiese di aprire la finestra: 'così mi butto giù'.
In Svizzera è previsto il suicidio medicalmente assistito, e il malato, pur con un medico accanto, deve fare da solo. In Italia chi aiuta qualcuno a morire è punito dal codice penale per omicidio del consenziente, reclusione da 6 a 15 anni, o aiuto e istigazione al suicidio, da 5 a 12 anni di carcere.
Così, racconta Coveri, "l'anno scorso 15 italiani sono andati a morire in Svizzera". Quindici persone, si sono rivolte alla Dignitas, l'associazione, riconosciuta dalle attività elvetiche che accompagna la scelta di chi vuole scegliere come e quando morire. Ambienti accoglienti, una cameretta, un'iniezione di sodio pentobarbital e un sonno profondo, che passa alla "dolce morte".
"Non erano nostri iscritti, noi abbiamo 1316 iscrizioni e circa 400-500 aderenti simpatizzanti, ma finora nessuno ha fatto richiesta di suicidio assistito in Svizzera".
L'associazione, come è scritto sul sito internet, clicca qui, ha fatto un accordo con l'associazione Dignitas di Zurigo perché, se e quando venisse il momento, "potremmo rivolgerci a loro con la sicurezza di poter essere accettati ed aiutai a lasciare la vita umanamente e dignitosamente", "anche se dovremmo morire in esilio". L'avvertenza inoltre è di andare da soli, perchè i familiari che ritornano in Italia potrebbero essere incriminati, come accadde qualche anno fa ad una ragazza di Monza che aveva accompagnata in Svizzera la madre gravemente malata.
Exit Italia è impegnata in Italia per l'approvazione del testamento biologico - "per non finire come Eluana Englaro" - ed è stata anche ascoltata in Commissione dal senatore Ignazio Marino, e Coveri sottolinea: "Noi non pratichiamo nessun tipo di assistenza, non violiamo la legge italiana, non avrebbe senso, siamo impegnati affinchè la legge italiana riconosca il diritto al testamento biologico. Ma abbiamo fatto un accordo con la Dignitas di cui abbiamo informato i nostri iscritti".
La Dignitas, come la Exit International, fa solo da intermediario per chi svizzero o meno, faccia richiesta di suicidio assistito, ma la procedura è rigidamente stabilita e disciplinata dalla legge. Innanzitutto - spiega Coveri - è la volontà della persona il punto cardine, una volontà che deve essere verificata costantemente, reiteratamente dal medico e fino all'ultimo gesto.
La cartella clinica del malato deve provare una malattia talmente grave da giustificare la richiesta di assistenza al suicidio, che deve essere riconosciuta e approvata da una commissione di medici esterni, prevista dalla legge svizzera. Se c'è l'autorizzazione la person sceglie il giorno in cui ha deciso di morire e un medico fa una ricetta alla farmacia di pentobarbital nella dose necessaria alla morte. Nei giorni seguenti il medico chiede più volte al paziente se è sicuro di voler proseguire. "Alla Dignitas ad esempio su 480 richieste fatte, 265 sono state accolte e solo 125 sono state eseguite", dice Coveri.
Se il malato è convinto, si arriva al giorno prescelto e un medico assiste, ma il bicchiere con il pentobarbital deve berlo da solo, per chi non è in grado di essere autonomo i medici svizzeri "non possono e non fanno nulla". Il medico continuerà a chiedere fino alla fine alla persona se è davvero decisa morire, poi dopo due pasticche di antivomito, arriva il bicchiere, un minuto e mezzo dopo, un sonno profondissimo, poi dopo cinque minuti, il nulla: fa effetto il cloruro di potassio e arriva l'arresto cardio-circolatorio.
In certi casi, il medico richiede la documentazione, video o testimoni, ma non sono necessari spiega Coveri. L'associazione svizzera 'Dignitas' negli ultimi tempi, però è ricorsa anche ai sacchetti di plastica con l'elio per aiutare i malati a morire per soffocamento. Video documenti trasmessi alla giustizia dimostrano che l'atto è stato volontario e che quindi Dignitas non ha commesso alcun crimine. Ma il procuratore di Zurigo Andreas Brunner, viste le immagini, le ha qualificate come "insostenibili", anche se ha sottolineato di essere favorevole al suicidio per avvelenamento utilizzato finora da Dignitas.
Ma diversamente dal natrium pentobarbital, l'elio non ha bisogno di prescrizione medica. E la legge svizzera è diventata più severa sulla materia: i medici che prescrivono le sostanze letali devono avere svariati incontri pre-suicidio con il paziente, particolare che complica la pratica per chi viene dall'estero.
"Io non lo farei mai così, ma chiediamo di morire con dolcezza e dignità, è difficle lasciare le cose che hai, i ricordi, gli amori soprattutto, ma quando soffri davvero non valgono le parole di chi si ostina a dire 'la vita è bella'. Ogni settimana almeno 25 persone ci telefonano chiedendo di aiutarle perché non ce la fanno più, io posso solo dir loro 'non posso aiutarvi, se la legge me lo permetesse lo farei, ma non posso far nulla'. Ma posso spiegare cosa sono Dignitas ed Exit international".
Coveri è retinopatico, sta diventando cieco, "mi arrabatto, ma no, non chiederei il suicidio assistito, se non vedessi più niente, ci mancherebbe. Ma ho visto come sono morti mio padre e mio zio, malati di tumore e sofferenti"; e si commuove pensando al familiare che pochi giorni prima di morire non riuscendo a fare più nulla gli chiese di aprire la finestra: 'così mi butto giù'.
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