Le famiglie non ce la fanno ma si adattano. Censis-Confcommercio
La grave stagnazione dei consumi si è accompagnata, negli ultimi sei mesi, al deterioramento ulteriore del clima di fiducia delle famiglie. Prevale ancora un sentimento negativo circa il futuro anche se più di un terzo delle famiglie ancora crede in una ripresa.
La tradizionale capacità di arrangiarsi e l'italica duttilità impediscono una esplosione sociale.
"Al di là di problemi che schiacciano gran parte delle famiglie - si legge nel Rapporto Censis-Confcommercio presentatooggi - emerge un diffuso atteggiamento adattativo.
Se l'Imu (e gran parte delle tasse) viene considerata dal 65% degli intervistati iniqua o dannosa e se la deriva futura è, secondo molti, di ulteriore inasprimento della crisi, le famiglie non protestano, ma adattano i propri stili di vita alla congiuntura di crisi, tagliano e rimodellano i propri budget di spesa, procedendo in un tunnel il cui termine sembra ancora lontano".
In buona sostanza, soltanto il 10% degli intervistati dichiara di sentirsi confuso dalla crisi perdurante, mentre il 40,8% dichiara che taglierà i consumi a cui si aggiunge un 29% di coloro che hanno dichiarato di non voler rinunciare a nulla, rimodulando le priorità di spesa.
Per quanto riguarda il bilancio famigliare, secondo il Rapporto sui consumi elaborato dal Censis e da Confcommercio, il 65% delle famiglie va sostanzialmente in pari tra entrate ed uscite, il che significa però che non riesce a mettere da parte nulla. Ma ci sono famiglie (il 18%) che non sono riuscite a coprire per intero, nell'ultimo semestre, le spese con il proprio reddito.
"Si tratta - scrive il Rapporto - di circa 4,5 milioni di famiglie la cui maggioranza ricorre ai risparmi in banca (56%), mentre il 21% si indebita o posticipa i pagamenti.
Sono soprattutto le famiglie del Mezzogiorno, le monogenitoriali, le coppie con un figlio e le famiglie con un mutuo immobiliare che più frequentemente mostrano gravi segnali di difficoltà economiche, non essendo riuscite negli ultimi sei mesi a coprire per intero tutte le spese e che hanno dato fondo ai risparmi o che si sono indebitate.
Gi analisti Censis-Confcommercio sottolineano che "la percezione dei prezzi di alcuni beni in continuo aumento e di una pressione fiscale eccessiva spinge ad un atteggiamento di cautela e spesso di rinuncia che contribuisce verosimilmente alla stagnazione in atto dei consumi".
Le famiglie regiscono alla crisi "riorganizzando" il budget, ricercando offerte speciali e rinunciando al superfluo.
Il Rapporto dà le percentuali: "Oltre il 94% degli intervistati elimina gli sprechi, l'83% cerca cibi meno costosi rispetto al passato, ma soprattutto più del 65% cerca di ridurre gli spostamenti con auto o moto per cercare di risparmiare sul carburante. Negli ultimi sei mesi il 42,1% ha rinunciato ad un viaggio, quasi il 40% ad articoli di abbigliamento e calzature, il 38,7% a pranzi o cene fuori casa, ma molte sono le persone che tagliano su voci come tempo libero, cura della persona e apparecchi elettronici".
Per quanto riguarda le reazioni alle decisioni del governo Monti, gli analisti registrano che "sono pochi coloro che riescono a cogliere qualche segnale positivo sul fronte delle misure di politica economica messe in atto nell'ultimo anno, anzi esplicito è il senso di insofferenza nei confronti di tutto ciò che rientra nella sfera che riguarda la classe politica e le misure approntate nell'ultimo anno dal Governo".
Ruberie e sprechi accentuano la distanza dal Palazzo.
Scrive il Rapporto: "Quasi il 69% degli intervistati considera ormai intollerabile i costi e gli sprechi della politica a cui si aggiunge quasi il 48% di chi considera inaccettabile il livello raggiunto in termini di malaffare nella gestione dei beni pubblici".
Per di più, la metà degli intervistati giudica "mediocre" la casse dirigente e "disorientato" il Paese.
Il Rapporto elaborato dal Censis e Confcommercio su Consumi, risparmi, clima di fiducia e aspettative delle famiglie è stato presentato da Giuseppe Roma, direttore del Centro studi investimenti sociali, Mariano Bella, responsabile ufficio studi Confcommercio, e da Carlo Sangalli, presidente Confcommercio.
La tradizionale capacità di arrangiarsi e l'italica duttilità impediscono una esplosione sociale.
"Al di là di problemi che schiacciano gran parte delle famiglie - si legge nel Rapporto Censis-Confcommercio presentatooggi - emerge un diffuso atteggiamento adattativo.
Se l'Imu (e gran parte delle tasse) viene considerata dal 65% degli intervistati iniqua o dannosa e se la deriva futura è, secondo molti, di ulteriore inasprimento della crisi, le famiglie non protestano, ma adattano i propri stili di vita alla congiuntura di crisi, tagliano e rimodellano i propri budget di spesa, procedendo in un tunnel il cui termine sembra ancora lontano".
In buona sostanza, soltanto il 10% degli intervistati dichiara di sentirsi confuso dalla crisi perdurante, mentre il 40,8% dichiara che taglierà i consumi a cui si aggiunge un 29% di coloro che hanno dichiarato di non voler rinunciare a nulla, rimodulando le priorità di spesa.
Per quanto riguarda il bilancio famigliare, secondo il Rapporto sui consumi elaborato dal Censis e da Confcommercio, il 65% delle famiglie va sostanzialmente in pari tra entrate ed uscite, il che significa però che non riesce a mettere da parte nulla. Ma ci sono famiglie (il 18%) che non sono riuscite a coprire per intero, nell'ultimo semestre, le spese con il proprio reddito.
"Si tratta - scrive il Rapporto - di circa 4,5 milioni di famiglie la cui maggioranza ricorre ai risparmi in banca (56%), mentre il 21% si indebita o posticipa i pagamenti.
Sono soprattutto le famiglie del Mezzogiorno, le monogenitoriali, le coppie con un figlio e le famiglie con un mutuo immobiliare che più frequentemente mostrano gravi segnali di difficoltà economiche, non essendo riuscite negli ultimi sei mesi a coprire per intero tutte le spese e che hanno dato fondo ai risparmi o che si sono indebitate.
Gi analisti Censis-Confcommercio sottolineano che "la percezione dei prezzi di alcuni beni in continuo aumento e di una pressione fiscale eccessiva spinge ad un atteggiamento di cautela e spesso di rinuncia che contribuisce verosimilmente alla stagnazione in atto dei consumi".
Le famiglie regiscono alla crisi "riorganizzando" il budget, ricercando offerte speciali e rinunciando al superfluo.
Il Rapporto dà le percentuali: "Oltre il 94% degli intervistati elimina gli sprechi, l'83% cerca cibi meno costosi rispetto al passato, ma soprattutto più del 65% cerca di ridurre gli spostamenti con auto o moto per cercare di risparmiare sul carburante. Negli ultimi sei mesi il 42,1% ha rinunciato ad un viaggio, quasi il 40% ad articoli di abbigliamento e calzature, il 38,7% a pranzi o cene fuori casa, ma molte sono le persone che tagliano su voci come tempo libero, cura della persona e apparecchi elettronici".
Per quanto riguarda le reazioni alle decisioni del governo Monti, gli analisti registrano che "sono pochi coloro che riescono a cogliere qualche segnale positivo sul fronte delle misure di politica economica messe in atto nell'ultimo anno, anzi esplicito è il senso di insofferenza nei confronti di tutto ciò che rientra nella sfera che riguarda la classe politica e le misure approntate nell'ultimo anno dal Governo".
Ruberie e sprechi accentuano la distanza dal Palazzo.
Scrive il Rapporto: "Quasi il 69% degli intervistati considera ormai intollerabile i costi e gli sprechi della politica a cui si aggiunge quasi il 48% di chi considera inaccettabile il livello raggiunto in termini di malaffare nella gestione dei beni pubblici".
Per di più, la metà degli intervistati giudica "mediocre" la casse dirigente e "disorientato" il Paese.
Il Rapporto elaborato dal Censis e Confcommercio su Consumi, risparmi, clima di fiducia e aspettative delle famiglie è stato presentato da Giuseppe Roma, direttore del Centro studi investimenti sociali, Mariano Bella, responsabile ufficio studi Confcommercio, e da Carlo Sangalli, presidente Confcommercio.
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