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 MONDO - MONDO - La Fao poco tenera con la carne: allevamenti inquinanti e consumi crescenti
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20 febbraio 2010 14:26
 
Questa volta l'avvertimento non viene da una Ong qualsiasi ma dalla diplomatica FAO. "Il settore dell'allevamento non contribuisce per quanto potrebbe a fornire i beni privati e pubblici che ci si aspetta". Per la prima volta dal 1982, l'agenzia ONU per l'agricoltura e l'alimentazione s'interroga, nel suo rapporto annuale, sull'evoluzione dell'allevamento animale nel mondo. Certo, il suo direttore generale, Jacques Diouf, sottolinea che l'allevamento è un settore chiave nella lotta alla fame nel mondo e alla povertà, e che fa vivere un miliardo di persone. Ma, il rapporto punta sui "rischi sistematici" legati all'esplosione del consumo di carne e le possibili "conseguenze catastrofiche per i mezzi d'esistenza, la salute umana e animale, l'ambiente". 
In venticinque anni, il consumo pro capite annuale di carne è salito da 30 a 41,2 chili, e nella sola Cina da 13,7 a 59,5 kg; viceversa, è diminuito nei paesi dell'Africa subsahariana (da 14,4 a 13,3). La FAO prevede che "la produzione mondiale annua di carne aumenterà da 228 milioni a 463 milioni di tonnellate entro il 2050". Ma non ne approfitteranno tutti allo stesso modo: i piccoli allevatori non possono competere con i grandi sistemi di produzione intensiva. Che degrada molto l'ambiente. Rappresenta meno del 2% del Pil mondiale, ma causa il 18% di gas serra, pressione sull'acqua, sulla terra e la biodiversità, in termini di epizootie... "Il settore deve migliorare la sua performance ambientale", scrive pudicamente la FAO. Chiede di rivedere le politiche pubbliche e gli investimenti per tener conto della posta in gioco.
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