Farmaci biosimilari, un paziente oncologico su due non li conosce
I farmaci biosimilari sono già una realtà nella pratica clinica ma restano un`incognita per un malato di tumore su due. Sei pazienti su 10 non sanno dire se queste molecole, simili ma non uguali all`originale `biotech`, siano già disponibili in Italia e il 46% ignora i possibili effetti collaterali. In mancanza di informazioni certe, solo il 15% sarebbe peró disposto a cambiare il farmaco biologico che assume con una "copia" se il medico glielo proponesse e appena l`8% ritiene il minor costo un motivo valido per sostituire la propria terapia.
Sono i risultati del primo sondaggio nazionale sui pazienti promosso dalla fondazione dell`associazione italiana di oncologia medica (Aiom), in collaborazione con la società italiana di nefrologia (Sin), la federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo) e l`associazione italiana malati di cancro, parenti e amici (Aimac) condotto nel giugno 2010.
L`indagine rientra in un piú ampio percorso di sensibilizzazione sui biosimilari che le due Società scientifiche stanno sviluppando dal 2008. E, in 2 anni, molto è già stato ottenuto: è migliorata fra gli specialisti la conoscenza su cosa siano e quali caratteristiche presentino, piú noti anche i possibili rischi.
Per questo, l`85% è d`accordo con la norma già approvata in alcuni Paesi europei, ma non ancora in Italia, che impedisce la sostituibilità automatica, come invece accade per i `generici`. I risultati dei sondaggi vengono presentati oggi a Roma al convegno `La conoscenza dei farmaci biosimilari`. "La nostra campagna informativa serve e funziona - spiega Francesco Boccardo, presidente della fondazione aiom - ma resta molta strada da compiere se un clinico su 5 ancora non sa darne una definizione o li confonde con gli equivalenti o `generici`. Invece presentano caratteristiche diverse ed un processo di sintetizzazione ben piú complesso: per questo deve essere chiaro che è necessario un confronto del rapporto benefici/sicurezza, e non solo di prezzo, prima di decidere se utilizzare l`originale o il biosimilare". Il punto critico non è biosimilari sí o biosimilari no. I malati, spiegano le associazioni, pretendono norme chiare dal Parlamento, linee guida dalle Società scientifiche e sorveglianza da parte dei clinici per avere sempre farmaci efficaci, sicuri e possibilmente piú economici.
"Attualmente in Italia l`unico disegno di legge in merito è fermo ed è opportuno - concludono - che vi siano linee guida emanate dall`agenzia italiana del farmaco (Aifa), in accordo con le società scientifiche, il cui rispetto è fondamentale per scoraggiare il comportamento piú disparato delle Regioni. Il 94% degli oncologi e l`85% dei nefrologi ritiene sempre piú urgente la creazione di un tavolo di lavoro comune sui biosimilari tra Istituzioni sanitarie, associazioni mediche, pazienti, aziende produttrici".
Sono i risultati del primo sondaggio nazionale sui pazienti promosso dalla fondazione dell`associazione italiana di oncologia medica (Aiom), in collaborazione con la società italiana di nefrologia (Sin), la federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo) e l`associazione italiana malati di cancro, parenti e amici (Aimac) condotto nel giugno 2010.
L`indagine rientra in un piú ampio percorso di sensibilizzazione sui biosimilari che le due Società scientifiche stanno sviluppando dal 2008. E, in 2 anni, molto è già stato ottenuto: è migliorata fra gli specialisti la conoscenza su cosa siano e quali caratteristiche presentino, piú noti anche i possibili rischi.
Per questo, l`85% è d`accordo con la norma già approvata in alcuni Paesi europei, ma non ancora in Italia, che impedisce la sostituibilità automatica, come invece accade per i `generici`. I risultati dei sondaggi vengono presentati oggi a Roma al convegno `La conoscenza dei farmaci biosimilari`. "La nostra campagna informativa serve e funziona - spiega Francesco Boccardo, presidente della fondazione aiom - ma resta molta strada da compiere se un clinico su 5 ancora non sa darne una definizione o li confonde con gli equivalenti o `generici`. Invece presentano caratteristiche diverse ed un processo di sintetizzazione ben piú complesso: per questo deve essere chiaro che è necessario un confronto del rapporto benefici/sicurezza, e non solo di prezzo, prima di decidere se utilizzare l`originale o il biosimilare". Il punto critico non è biosimilari sí o biosimilari no. I malati, spiegano le associazioni, pretendono norme chiare dal Parlamento, linee guida dalle Società scientifiche e sorveglianza da parte dei clinici per avere sempre farmaci efficaci, sicuri e possibilmente piú economici.
"Attualmente in Italia l`unico disegno di legge in merito è fermo ed è opportuno - concludono - che vi siano linee guida emanate dall`agenzia italiana del farmaco (Aifa), in accordo con le società scientifiche, il cui rispetto è fondamentale per scoraggiare il comportamento piú disparato delle Regioni. Il 94% degli oncologi e l`85% dei nefrologi ritiene sempre piú urgente la creazione di un tavolo di lavoro comune sui biosimilari tra Istituzioni sanitarie, associazioni mediche, pazienti, aziende produttrici".
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