Farmaci generici. Usati dal 10%
Oggi in Italia 1 cittadino su 10 sceglie di acquistare il farmaco generico garantendosi, a parita' di sicurezza ed efficacia, un sensibile risparmio. Un risultato incoraggiante, se si considera che dieci anni fa, quando questi medicinali erano appena stati introdotti nel nostro Paese, solo 1 paziente su 100 li utilizzava. Oggi solo per il 13% dei principi attivi in commercio esiste il generico corrispondente, come alternativa per il paziente.Eppure, in dieci anni, si e' passati da 17 milioni di confezioni di generici vendute ai 189,47 milioni del 2009.
Questi sono solo alcuni dei dati che emergono dal nuovo volume 'Farmaco Generico, un cammino lungo dieci anni. I protagonisti si raccontano', che ripercorre la storia dei medicinali unbranded dal loro ingresso ufficiale in Italia, con la legge 405 nel 2001, fino ai giorni nostri. Realizzata nell'ambito della collana 'I libri de Il Sole 24 Ore Sanita'', con il patrocinio di Assogenerici e il contributo incondizionato di Teva-ratiopharm, la pubblicazione e' a firma di Massimo Cherubini, Francesca Giani e Michele Uda ed e' stata presentata oggi a Milano, durante un convegno cui hanno partecipato rappresentanti dell'Antitrust, dell'industria, della comunita' scientifica e delle Associazioni consumatori.
Una storia, quella del farmaco generico nel Bel Paese, spesso contrastata e difficile, contrassegnata da uno sviluppo lento ma costante. Siamo pero' ancora lontani dalla media di utilizzo europea, secondo cui 5 pazienti su 10 si curano con questi medicinali.
'I farmaci generici hanno avuto un percorso molto faticoso in Italia, per la presenza di leggi che hanno allungato il periodo della brevettabilita' per molti medicinali', ha esordito Silvio Garattini, Direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, 'Inoltre il nome di 'farmaco generico' pone dubbi e difficolta'. Infine, gli interessi delle industrie che producono farmaci con brevetto cercano di screditare i medicinali generici, come se fossero farmaci di serie B. In realta', e' dimostrato che i prodotti generici sono comparabili ai prodotti di marca'.
Gli sforzi per creare una cultura del generico sono stati molti, a partire dal cambio di nome in 'equivalenti' - voluto dalla legge Storace del 2005, per accreditare meglio questa categoria di farmaci - fino alle campagne di informazione ministeriali del 2001 e quella dell'AIFA del 2007, alla quale hanno partecipato anche le Associazioni a difesa del paziente.
'La situazione e' sicuramente cambiata rispetto a dieci anni fa - ha spiegato Giorgio Foresti, Presidente e Amministratore Delegato di Teva Italia nonche' Presidente di Assogenerici - e oggi in alcune importanti aree terapeutiche, come quella cardiovascolare, i farmaci betabloccanti generici toccano quota 20% a volumi. Se consideriamo la classe degli inibitori di pompa, tra cui il lansoprazolo, arriviamo al 30%. I cittadini hanno ormai preso coscienza che si tratta di medicinali di qualita' elevata e, in piu', convenienti: credo che gli italiani siano ormai culturalmente preparati al generico; in un certo senso, sono ora piu' 'pronti' dei loro stessi medici. E' una realta' con la quale i prescrittori dovrebbero confrontarsi al piu' presto'.
La conferma arriva dal 44esimo Rapporto Censis, che attesta come oltre la meta' degli italiani (il 53,3%) abbia intensificato nel 2009 il ricorso ai farmaci fuori brevetto, ormai consapevole del risparmio che queste opzioni terapeutiche sono in grado di offrire.
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