Fazio: non partorite nei piccoli ospedali, troppi cesarei
Il piccolo ospedale dietro casa non è il posto migliore dove partorire. Spesso manca la terapia intensiva neonatale e si rischia di incappare in un cesareo senza motivo. "Occorre razionalizzare la rete ospedaliera, specie nelle regioni del Centro-Sud: i piccoli ospedali con pochi parti l'anno vogliono mantenersi in vita, ma anche secondo l'Organizzazione mondiale della sanità 500 parti l'anno sono il minimo per garantire la sicurezza. Le strutture con meno di 300 parti in un anno presentano un 50% di cesarei, contro il 5-10% che si registra in quelle 'over 300'". Lo ha detto il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, intervenendo all'ospedale Bambino Gesù di Roma alla presentazione di un Rapporto sulla salute materno infantile in Europa.
Dal documento emerge la pletora di cesarei nel Belpaese "che raggiunge il massimo in Campania, dove il 62% dei parti avviene in questo modo, mentre l'ideale - sottolinea Fazio - per l'Italia sarebbe di limitare i cesarei al 20-25%. E' pericoloso scendere sotto i 500 parti l'anno. Questa soglia è a tutela della sicurezza di madri e bambini e le regioni devono tenerne conto".
"Secondo un'indagine recente si è visto che in Italia il 66% dei punti nascita conta meno di mille parti l'anno, contro il 33% con più di mille. E ogni 100 parti si hanno 6,6 nascite pretemine. Ma su 114 terapie intensive neonatali, ben 92 sono situate negli ospedali con più di 1.000 parti annui. Ecco perché nelle strutture maggiori c'è più sicurezza", prosegue Fazio.
I centri più piccoli, magari vicino casa, spesso sono privi dei servizi necessari ad assistere neonati in difficoltà, perché prematuri o di basso peso alla nascita. E guardando alla Penisola, secondo il sottosegretario, emerge chiaramente come la pletora di mini-ospedali sia concentrata al Centro-Sud.
"In Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna l'84% dei parti avviene in grandi ospedali, mentre in Abruzzo e Sicilia il 30% è in strutture con meno di 500 parti l'anno. Inoltre in Sardegna il 59% dei parti avviene in centri che ne totalizzano meno di 800 l'anno".
Fazio non ha dubbi: "Gli ospedali come meno di 200-300 parti l'anno non hanno motivo di esistere, in termini di sicurezza. E' inutile continuare a partorire a Pantelleria", aggiunge il sottosegretario, ricordando però che il ministero sta studiando una rete per l'assistenza sanitaria nelle isole minori. Ma come fare per mettere fine a realtà microscopiche e poco sicure?
"Abbiamo inserito delle linee guida nei piani di rientro", dice Fazio, sottolineando la necessità di una riorganizzazione. E ribadendo che "nonostante la disomogeneità a livello regionale, partorire in Italia è sicuro. Il nostro Paese ha una delle situazioni di 'outcome' ospedaliero fra le migliori del mondo". Fazio ha poi aggiunto che il ministero sta studiando le cause di mortalità e morbidità materna, per mettere a punto un sistema di sorveglianza ad hoc.
Dal documento emerge la pletora di cesarei nel Belpaese "che raggiunge il massimo in Campania, dove il 62% dei parti avviene in questo modo, mentre l'ideale - sottolinea Fazio - per l'Italia sarebbe di limitare i cesarei al 20-25%. E' pericoloso scendere sotto i 500 parti l'anno. Questa soglia è a tutela della sicurezza di madri e bambini e le regioni devono tenerne conto".
"Secondo un'indagine recente si è visto che in Italia il 66% dei punti nascita conta meno di mille parti l'anno, contro il 33% con più di mille. E ogni 100 parti si hanno 6,6 nascite pretemine. Ma su 114 terapie intensive neonatali, ben 92 sono situate negli ospedali con più di 1.000 parti annui. Ecco perché nelle strutture maggiori c'è più sicurezza", prosegue Fazio.
I centri più piccoli, magari vicino casa, spesso sono privi dei servizi necessari ad assistere neonati in difficoltà, perché prematuri o di basso peso alla nascita. E guardando alla Penisola, secondo il sottosegretario, emerge chiaramente come la pletora di mini-ospedali sia concentrata al Centro-Sud.
"In Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna l'84% dei parti avviene in grandi ospedali, mentre in Abruzzo e Sicilia il 30% è in strutture con meno di 500 parti l'anno. Inoltre in Sardegna il 59% dei parti avviene in centri che ne totalizzano meno di 800 l'anno".
Fazio non ha dubbi: "Gli ospedali come meno di 200-300 parti l'anno non hanno motivo di esistere, in termini di sicurezza. E' inutile continuare a partorire a Pantelleria", aggiunge il sottosegretario, ricordando però che il ministero sta studiando una rete per l'assistenza sanitaria nelle isole minori. Ma come fare per mettere fine a realtà microscopiche e poco sicure?
"Abbiamo inserito delle linee guida nei piani di rientro", dice Fazio, sottolineando la necessità di una riorganizzazione. E ribadendo che "nonostante la disomogeneità a livello regionale, partorire in Italia è sicuro. Il nostro Paese ha una delle situazioni di 'outcome' ospedaliero fra le migliori del mondo". Fazio ha poi aggiunto che il ministero sta studiando le cause di mortalità e morbidità materna, per mettere a punto un sistema di sorveglianza ad hoc.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti