Fecondazione artificiale, Lombardia prima Regione italiana
Lombardia patria della 'provetta'. Ad attribuirle il primato e' l'Istituto superiore di sanita', sulla base dei dati del Registro nazionale Pma (Procreazione medicalmente assistita). "In regione - spiega a Milano Giulia Scaravelli, coordinatrice del Registro - nel 2006 si e' concentrato il piu' alto numero di cicli di procreazione medicalmente assistita: 866 per milione di abitanti. Una cifra che stacca la Lombardia dalla media nazionale, ferma a 624 per milione di abitanti, e l'avvicina a quella europea (mille cicli per milione di abitanti)". Il record di cicli di terapie somministrati dagli specialisti lombardi e' presto spiegato: e' qui che operano ben 61 centri su un totale di 342 presenti in Italia. Ed e' qui, dove l'interesse per le tecniche di fecondazione assistita e' alto, che nel 2006 e' nato un call center dedicato ai problemi dell'infertilita'. L'iniziativa e' targata Provincia di Milano e si sviluppa attraverso la linea verde dell'Osservatorio Donna. All'altro capo della cornetta i volontari dell'Associazione Sos Infertilita', che mettono le coppie in contatto con esperti di infertilita' (ginecologa e andrologo) in grado di consigliare su come e dove iniziare o proseguire gli iter di cura. Ma non solo: il servizio offre anche supporto emotivo da parte di psicologhe e mamme che hanno gia' sperimentato le stesse difficolta'. In due anni il telefono e' squillato per ben 740 volte. Visto l'interesse, la Provincia ha pensato di lanciare anche una mini-guida sulla prevenzione e la diagnosi precoce dell'infertilita', presentata oggi a Milano. Un'operazione low cost: 3 mila euro per dare alla stampa 3 mila libretti, da distribuire in Asl e ospedali e altri luoghi strategici della Provincia. "Faremo affidamento sulla nostra rete di donne elette nei diversi Comuni del Milanese. Saranno loro a indicare i luoghi ideali dove distribuire le mini-guide", spiega Arianna Censi, consigliera delegata alle Politiche di genere e presidente del Comitato Pari opportunita' della Provincia di Milano.
Al libro sulla prevenzione e diagnosi precoce ne seguira' un secondo sulle cure possibili, assicura Rossella Bartolucci, presidente dell'associazione Sos infertilita', che ha proposto e gestito il progetto patrocinato dalla Provincia. In Italia, ricorda, "una coppia su quattro ha problemi di infertilita' e spesso soffre nell'imbarazzo e nella vergogna, in piena solitudine. E' difficile uscire dall'anonimato, in molti si affidano a Internet per chiedere aiuto, perche' non sanno come orientarsi e le informazioni sulla Pma scarseggiano".
Da qui l'idea del call center, al quale nell'85% dei casi si rivolge una donna. "Ci chiamano under 30 che non riescono a restare incinte, e donne piu' adulte con cicli di terapie fallimentari alle spalle - racconta Bartolucci - Alcune hanno gia' un figlio e non riescono ad averne un altro, magari con un nuovo partner". Non mancano le straniere: il 15% delle telefonate arriva proprio da loro: sudamericane in testa, ma anche europee e africane. "E nonostante il servizio sia rivolto alle donne della Provincia, al call center sono arrivate richieste di informazioni da tutte le Regioni d'Italia, esclusa la Valle d'Aosta. Segno che il problema e' molto sentito ovunque". I dati confermano: nel 2006 su 554 mila nati vivi nella Penisola, 7.514 erano figli della provetta. Una categoria destinata a crescere, dal momento che l'eta' in cui si comincia a fare figli si alza di anno in anno e, osserva Scaravelli, "se nel 2003 era di 34 anni nel 2006 ha raggiunto quota 36,5".
Una delle cause e' la difficolta' di affermarsi nel mondo del lavoro. "A parte la procreazione medicalmente assistita - commenta Censi - che spesso non e' la panacea di tutti i mali, sarebbe opportuno che il Governo si desse da fare per mettere in condizioni i giovani di fare figli quando l'eta' biologica glielo consente.
L'equazione e' semplice: piu' donne lavorano, piu' bambini nascono".
Al libro sulla prevenzione e diagnosi precoce ne seguira' un secondo sulle cure possibili, assicura Rossella Bartolucci, presidente dell'associazione Sos infertilita', che ha proposto e gestito il progetto patrocinato dalla Provincia. In Italia, ricorda, "una coppia su quattro ha problemi di infertilita' e spesso soffre nell'imbarazzo e nella vergogna, in piena solitudine. E' difficile uscire dall'anonimato, in molti si affidano a Internet per chiedere aiuto, perche' non sanno come orientarsi e le informazioni sulla Pma scarseggiano".
Da qui l'idea del call center, al quale nell'85% dei casi si rivolge una donna. "Ci chiamano under 30 che non riescono a restare incinte, e donne piu' adulte con cicli di terapie fallimentari alle spalle - racconta Bartolucci - Alcune hanno gia' un figlio e non riescono ad averne un altro, magari con un nuovo partner". Non mancano le straniere: il 15% delle telefonate arriva proprio da loro: sudamericane in testa, ma anche europee e africane. "E nonostante il servizio sia rivolto alle donne della Provincia, al call center sono arrivate richieste di informazioni da tutte le Regioni d'Italia, esclusa la Valle d'Aosta. Segno che il problema e' molto sentito ovunque". I dati confermano: nel 2006 su 554 mila nati vivi nella Penisola, 7.514 erano figli della provetta. Una categoria destinata a crescere, dal momento che l'eta' in cui si comincia a fare figli si alza di anno in anno e, osserva Scaravelli, "se nel 2003 era di 34 anni nel 2006 ha raggiunto quota 36,5".
Una delle cause e' la difficolta' di affermarsi nel mondo del lavoro. "A parte la procreazione medicalmente assistita - commenta Censi - che spesso non e' la panacea di tutti i mali, sarebbe opportuno che il Governo si desse da fare per mettere in condizioni i giovani di fare figli quando l'eta' biologica glielo consente.
L'equazione e' semplice: piu' donne lavorano, piu' bambini nascono".
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