Fecondazione. Garaci e Antinori corteggiano il Vaticano: no a congelamento embrioni
Il titolo la dice lunga: 'Non c'e' bisogno di congelare gli embrioni'. Cosi' l'Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana (Cei), accoglie e pubblica nelle sue pagine un articolo di Enrico Garaci, presidente dell'Istituto superiore di sanita', sul tema "critico - come sottotitola lo stesso quotidiano - della fecondazione assistita'. Al centro delle righe firmate dal presidente dell'Iss la crioconservazione degli ovociti, "una tecnica che, una volta validata, potrebbe permettere sia di evitare il congelamento degli embrioni sia la necessita' per le donne, soprattutto quelle piu' giovani e piu' capaci di produrre un maggior numero di ovociti, di sottoporsi a ripetute stimolazioni ormonali riducendo cosi' i rischi per la loro salute". Una metodica, dunque, apripista per il superamento degli scogli etici che hanno acceso e animato il dibattito su alcuni aspetti della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. E che potrebbe mettere un freno alle crociate tra laici e cattolici. "A volte le soluzioni non sono immediate e, sicuramente, questo puo' comportare qualche sacrificio e qualche attesa. Ma se le posizioni sulla natura degli embrioni sembrano essere inconciliabili, una soluzione che arriva dalla scienza per stemperare i conflitti e restituire la serenita' di un dibattito va assolutamente incoraggiata, con tutti i mezzi. Le maggiori speranze arrivano oggi, infatti, proprio dai primi risultati ottenuti mediante la tecnica di vitrificazione degli ovociti. Le prime buone notizie sono quindi arrivate". Su questo fronte l'Iss ha dato e continua a garantire il suo contributo.
L'Iss promuove infatti dal 2004, come ricorda lo stesso presidente dell'Istituto nel suo articolo, studi su questa tecnica. Ricerche multicentriche con le quali "abbiamo contribuito a estendere la conoscenza su questa metodica, valutando i diversi protocolli di applicazione e cercando di chiarire i dubbi sulla sua sicurezza attraverso studi mirati sulla morfologia del gamete femminile e sugli eventuali danni a carico del patrimonio genetico cellulare che tali tecniche potrebbero comportare".
"E cosi' poi abbiamo cercato di valutare la fecondabilita' di questi ovociti una volta scongelati la capacita' di impiantarsi degli embrioni prodotti con queste cellule riproduttive cosi' trattate. Senza nascondere la difficolta' dovuta alla particolare fragilita' del gamete femminile, molto meno trattabile di uno spermatozoo, oggi qualche buona notizia la si puo' dare. Dai nostri studi, infatti, si evince che con l'ultimo protocollo di crioconservazione degli ovociti e' stata ottenuta una percentuale di gravidanze del 16,7%, numeri non lontanissimi da quelli che vengono ottenuti con lo scongelamento degli embrioni". Ma la tecnica sembra arrancare, o meglio non prendere piede sul territorio.
I numeri la dicono lunga, anche se il nostro Paese, come spiega lo stesso Garaci, vanta "la casistica piu' alta nell'applicazione di questa tecnica".
Ma "attualmente solo in 98 dei 186 centri nel nostro Paese in cui si effettuano tecniche di fecondazione in vitro, sono stati effettuati cicli di riproduzione assistita con ovociti crioconservati. E dei circa 41 mila cicli effettuati in Italia nel 2006 solo il 7,3% e' stato fatto con queste tecniche".
"Anche l'Europa guarda l'Italia con interesse riconoscendo i progressi fatti nel nostro Paese nel miglioramento di queste tecniche, come hanno dimostrato i lavori italiani presentati al convegno dell'Eshre a Barcellona sui piu' recenti protocolli sulla crioconservazione ovocitaria, compresa la tecnica della vitrificazione (congelamento ultra-rapido) che sembra essere attualmente la piu' promettente proprio in base al numero di gravidanze ottenute".
E' proprio da Barcellona "e' partito l'invito all'Iss di coordinare un progetto per la creazione di un Registro internazionale sui bambini nati da crioconservazione di ovociti, anche grazie al fatto che la normativa attuale fa dell'Italia il Paese con la casistica piu' alta di applicazione di questa tecnica. E' sicuramente intenzione dell'istituto proseguire in questa direzione, studiando e valutando la sicurezza e l'efficacia dei metodi di crioconservazione degli ovociti, ma la creazione di un Registro e' sicuramente auspicabile nell'interesse dei pazienti per fare chiarezza sulle reali opportunita' offerte da una tecnica che puo' conciliare diverse sensibilita' di fronte a un problema cosi' delicato come e' il concepimento e, in senso piu' ampio, il venire al mondo".
"Ormai e' inutile congelare embrioni. Crioconservando ovociti con la vitrificazione, il congelamento ultra-rapido, si possono ottenere gli stessi risultati in termini di gravidanze di successo, superando cosi' le contrapposizione e gli scogli etici sul tema". Parola di esperto, ovvero del ginecologo romano Severino Antinori, direttore dell'Associazione mondiale della medicina riproduttiva, che all'Adnkronos Salute anticipa, alla luce dell'articolo pubblicato dal presidente dell'Istituto superiore di sanita' Enrico Garaci sulle pagine del quotidiano della Cei l'Avvenire, che presto si fara' "promotore di iniziative in Vaticano sul tema". Obiettivo, "far si' che la nuova tecnica raggiunga ogni angolo del pianeta, e che la Santa Sede si faccia portatrice di questa battaglia planetaria, affinche' mai piu' un embrione venga congelato".
Antinori, dunque, nelle vesti di paladino degli embrioni, affinche' non vengano mai piu' crioconservati nel gelo di un freezer. "I risultati ottenuti con questa nuova metodica, perfezionata in Italia per arginare i vincoli della legge 40 sono sovrapponibili a quelli ottenuti scongelando embrioni. Da qui la mia affermazione senza se e senza ma: inutile continuare a crioconservarli". Dunque, secondo l'esperto, potrebbero essere cancellati con un colpo di spugna le crociate tra laici e cattolici, dubbi etici e contrasti che agitano le segreterie di partito.
"Come mostrato nel convegno dell'Eshre a Barcellona, le percentuali di successo vantate da questa nuova metodica si attestano al 25-27%, uguali o addirittura leggermente superiori a quelli ottenuti con lo scongelamento degli embrioni". Mentre la crioconservazione 'classica' degli ovociti "presenta percentuali di successo inferiori, pari al 12-13%".
Se dunque prima i dubbi erano ammessi, "ora non lo sono piu'. Perche' mai continuare ad alimentare polemiche e contrasti quando il problema di fondo e' stato risolto dalla scienza?".
Da qui, l'esigenza "di corsi specializzati per rendere la tecnica disponibile su tutto il territorio nazionale". Attualmente, infatti, "la vitrificazione e' possibile solo nel nostro centro, mentre dovrebbe essere estesa da un estremo all'altro della Penisola.
Cosi' potremmo finalmente risolvere, una volta per tutte, la scottante questione degli embrioni".
L'Iss promuove infatti dal 2004, come ricorda lo stesso presidente dell'Istituto nel suo articolo, studi su questa tecnica. Ricerche multicentriche con le quali "abbiamo contribuito a estendere la conoscenza su questa metodica, valutando i diversi protocolli di applicazione e cercando di chiarire i dubbi sulla sua sicurezza attraverso studi mirati sulla morfologia del gamete femminile e sugli eventuali danni a carico del patrimonio genetico cellulare che tali tecniche potrebbero comportare".
"E cosi' poi abbiamo cercato di valutare la fecondabilita' di questi ovociti una volta scongelati la capacita' di impiantarsi degli embrioni prodotti con queste cellule riproduttive cosi' trattate. Senza nascondere la difficolta' dovuta alla particolare fragilita' del gamete femminile, molto meno trattabile di uno spermatozoo, oggi qualche buona notizia la si puo' dare. Dai nostri studi, infatti, si evince che con l'ultimo protocollo di crioconservazione degli ovociti e' stata ottenuta una percentuale di gravidanze del 16,7%, numeri non lontanissimi da quelli che vengono ottenuti con lo scongelamento degli embrioni". Ma la tecnica sembra arrancare, o meglio non prendere piede sul territorio.
I numeri la dicono lunga, anche se il nostro Paese, come spiega lo stesso Garaci, vanta "la casistica piu' alta nell'applicazione di questa tecnica".
Ma "attualmente solo in 98 dei 186 centri nel nostro Paese in cui si effettuano tecniche di fecondazione in vitro, sono stati effettuati cicli di riproduzione assistita con ovociti crioconservati. E dei circa 41 mila cicli effettuati in Italia nel 2006 solo il 7,3% e' stato fatto con queste tecniche".
"Anche l'Europa guarda l'Italia con interesse riconoscendo i progressi fatti nel nostro Paese nel miglioramento di queste tecniche, come hanno dimostrato i lavori italiani presentati al convegno dell'Eshre a Barcellona sui piu' recenti protocolli sulla crioconservazione ovocitaria, compresa la tecnica della vitrificazione (congelamento ultra-rapido) che sembra essere attualmente la piu' promettente proprio in base al numero di gravidanze ottenute".
E' proprio da Barcellona "e' partito l'invito all'Iss di coordinare un progetto per la creazione di un Registro internazionale sui bambini nati da crioconservazione di ovociti, anche grazie al fatto che la normativa attuale fa dell'Italia il Paese con la casistica piu' alta di applicazione di questa tecnica. E' sicuramente intenzione dell'istituto proseguire in questa direzione, studiando e valutando la sicurezza e l'efficacia dei metodi di crioconservazione degli ovociti, ma la creazione di un Registro e' sicuramente auspicabile nell'interesse dei pazienti per fare chiarezza sulle reali opportunita' offerte da una tecnica che puo' conciliare diverse sensibilita' di fronte a un problema cosi' delicato come e' il concepimento e, in senso piu' ampio, il venire al mondo".
"Ormai e' inutile congelare embrioni. Crioconservando ovociti con la vitrificazione, il congelamento ultra-rapido, si possono ottenere gli stessi risultati in termini di gravidanze di successo, superando cosi' le contrapposizione e gli scogli etici sul tema". Parola di esperto, ovvero del ginecologo romano Severino Antinori, direttore dell'Associazione mondiale della medicina riproduttiva, che all'Adnkronos Salute anticipa, alla luce dell'articolo pubblicato dal presidente dell'Istituto superiore di sanita' Enrico Garaci sulle pagine del quotidiano della Cei l'Avvenire, che presto si fara' "promotore di iniziative in Vaticano sul tema". Obiettivo, "far si' che la nuova tecnica raggiunga ogni angolo del pianeta, e che la Santa Sede si faccia portatrice di questa battaglia planetaria, affinche' mai piu' un embrione venga congelato".
Antinori, dunque, nelle vesti di paladino degli embrioni, affinche' non vengano mai piu' crioconservati nel gelo di un freezer. "I risultati ottenuti con questa nuova metodica, perfezionata in Italia per arginare i vincoli della legge 40 sono sovrapponibili a quelli ottenuti scongelando embrioni. Da qui la mia affermazione senza se e senza ma: inutile continuare a crioconservarli". Dunque, secondo l'esperto, potrebbero essere cancellati con un colpo di spugna le crociate tra laici e cattolici, dubbi etici e contrasti che agitano le segreterie di partito.
"Come mostrato nel convegno dell'Eshre a Barcellona, le percentuali di successo vantate da questa nuova metodica si attestano al 25-27%, uguali o addirittura leggermente superiori a quelli ottenuti con lo scongelamento degli embrioni". Mentre la crioconservazione 'classica' degli ovociti "presenta percentuali di successo inferiori, pari al 12-13%".
Se dunque prima i dubbi erano ammessi, "ora non lo sono piu'. Perche' mai continuare ad alimentare polemiche e contrasti quando il problema di fondo e' stato risolto dalla scienza?".
Da qui, l'esigenza "di corsi specializzati per rendere la tecnica disponibile su tutto il territorio nazionale". Attualmente, infatti, "la vitrificazione e' possibile solo nel nostro centro, mentre dovrebbe essere estesa da un estremo all'altro della Penisola.
Cosi' potremmo finalmente risolvere, una volta per tutte, la scottante questione degli embrioni".
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