Lunedì 8 giugno 2026
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Fecondazione. Liquido seminale da marito in coma? Antinori (Warm) pronto ad effettuare prelievo

U.E. - ITALIA
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Qui non si tratta "di far nascere un orfano, ma di far nascere una vita da una grande tragedia". Lo dice all'Adnkronos Salute il noto ginecologo Severino Antinori, presidente della Warm, associazione mondiale di medicina della riproduzione, in partenza per il Policlinico San Matteo di Pavia per eseguire il prelievo di liquido seminale.  "Ho l'autorizzazione dell'avvocato della donna, del padre dell'uomo in coma (in quanto suo tutore) e l'ordinanza del magistrato affinche' venga prelevato liquido seminale. Ho anche contattato la direzione dell'ospedale", precisa il medico. "Spero che tutto vada bene e mi facciano operare".  "Ricorrero' alla tecnica Tesa, e' veloce e quasi indolore, non occorrera' piu' di mezz'ora per eseguire il prelievo, con un ago sottilissimo. Dopodiche' ci occuperemo del trattamento di fecondazione assistita. Useremo una tecnica ultra perfezionata che si chiama Imsi (Intra morfologic sperm iniection) per avere un buon risultato. Si tratta di un metodo che e' praticato solo nel centro che dirigo". Il tutto sara' fatto "assolutamente gratis". E dal momento che i due coniugi hanno rispettivamente "32 anni lei e 35 anni lui, non dovrebbero esserci grossi problemi per arrivare a una gravidanza", prosegue Antinori, 'papa' di 15mila bebe' in provetta.    
"Spero che non sorgano problemi, come invece accade spesso in Italia, e mi facciano operare", aggiunge Antinori che ricorda come le condizioni dell'uomo siano disperate e dunque bisogna correre contro il tempo. "Operero' nel pieno rispetto della legge 40 - assicura il medico - In questo caso, inoltre, e' bene ribadire che si rispetta la volonta' di due persone".
Il ginecologo non risparmia una battuta sulle dichiarazioni rilasciate in questi giorni da monsignor Rino Fisichella, che si e' detto contrario a far nascere figli da persone in coma. "E' davvero incomprensibile - conclude - come chi difende sempre la vita non sia vicino a chi questa vita vuol farla nascere. Si tratta di un grande atto d'amore di una moglie e di tutta la sua famiglia, e questo nucleo vincera' sulla mancanza del padre".

Ricorrere alla fecondazione assistita per avere un figlio dal marito in coma? "Penso che teoricamente sia possibile, e in linea con la legge 40. Ma certo occorrono testimonianze sulla volonta' del marito. E c'e' un problema di opportunita'". Cosi' l'ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia.  "Non dovrebbe essere una cosa impossibile, visto che si tratta del marito e che lui e' ancora vivo - riflette Sirchia - Certo, credo che bisognera' produrre dei testimoni in grado di confermare la volonta' di lui", un po' come e' successo per Eluana Englaro. "Ma resta un problema di opportunita' - aggiunge - quello di far nascere un bimbo sapendo che suo padre non ci sara' mai. Certo non e' il primo caso di bambini cresciuti senza papa'", prosegue l'ex ministro. Ma il figlio della donna di Vigevano sarebbe concepito solo grazie alla provetta con uno dei due genitori in coma. "Insomma - conclude Sirchia - c'e' da chiedersi se quello di avere un figlio dal marito ormai condannato, non sia piu' che altro un desiderio della madre".    

Un "errore giuridico e bioetico". Cosi' il presidente onorario del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), Francesco D'Agostino. La gravidanza dovrebbe ottenersi grazie alla fecondazione assistita, dopo aver ricostruito la volonta' dell'uomo. "I rilievi per opporsi a una simile richiesta - argomenta D'Agostino all'AAdnkronos Salute - sono molti. Dal punto di vista giuridico la ricostruzione della volonta', quando riguarda decisioni di rilevo personale e familiare, si configura estremamente pericolosa. E invece dovrebbe sempre essere accertata e certificata. Altrimenti - commenta - per assurdo si potrebbe anche ricostruire una volonta' coniugale o testamentaria. Che invece sono vietate".  La vicenda umana della donna pavese, pero', pone anche delle questioni bioetiche. "Si chiede di programmare intenzionalmente la nascita di un bambino destinato a non avere un padre. E questa eventualita' - continua il bioeticista - non terrebbe affatto conto delle conseguenze sulla salute mentale del figlio, e dei suoi interessi psicosociali". Ma non solo. "Senza voler esprimere alcun giudizio morale - prosegue D'Agostino - credo che il desiderio della donna di avere un figlio dal marito morente sia, in senso psicologico, un desiderio necrofilo che indica l'incapacita' di accettare la dimensione a volte tragica della vita. La richiesta della donna - conclude - sottolinea invece come lei stessa abbia bisogno si sostegno psicologico per voltare le spalle alla morte".    

"Fortemente discutibile". Per il vicepresidente del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), Lorenzo D'Avack, cosi' si configura la richiesta della donna di Vigevano. Un desiderio che oggi ha ricevuto il via libera della Fondazione policlinico San Matteo di Pavia, dove il paziente e' ricoverato. Il prelievo del seme sara' effettuato dell'azienda ospedaliera di Padova, che si e' resa disponibile.  "Tutti gli interventi su una persona dovrebbero essere avallati dal consenso del diretto interessato. E anche l'applicazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita presuppone che le tecniche per ottenere una gravidanza siano eseguite con il consenso di entrambi i futuri genitori. Quindi i presupposti giuridici del consenso accordato - aggiunge il vicepresidente del Cnb, che e' anche un giurista - appaiono fortemente infondati". Quanto invece ai rilievi bioetici, D'Avack evidenzia come "il bambino sia destinato a nascere volontariamente senza tutti i due i genitori. In quel caso - conclude - e' evidente che si deciderebbe di privilegiare l'interesse della madre rispetto a quello del figlio. Io non sono d'accordo".     

E' "un gesto d'amore comprensibile" quello della donna di Vigevano, che si e' rivolta al Centro di crioconservazione dei gameti maschili dell'azienda ospedaliera di Padova per avere un figlio dal marito in coma per un gravissimo tumore al cervello. E, secondo il ginecologo Claudio Giorlandino, presidente della Societa' italiana di diagnosi prenatale e medicina materno fetale (Sidip), "il trattamento di fecondazione assistita non comporta in questo caso alcun problema tecnico. La procedura potrebbe leggermente complicarsi se il marito assumesse alcuni medicinali che hanno effetti sugli spermatozoi, ma non piu' di tanto", dice l'esperto all'Adnkronos Salute.  "Dal punto di vista umano - prosegue l'esperto - si capisce che un figlio aiuti a colmare il vuoto della perdita del proprio marito. Ma un bimbo si cerca sempre di crescerlo in due. C'e' da chiedersi - dice Giorlandino - non solo se lui volesse questo bambino, ma se lo voglia davvero anche lei, fino in fondo. O se piuttosto la richiesta non sia il frutto di una spinta emotiva". Dal punto di vista tecnico, comunque, il prelievo e l'inseminazione "sono semplici, e non credo che la Legge 40 li vieti. Quando una legge e' fatta male - conclude - ingenera ogni giorno problemi".    

"La vicenda della donna di Vigevano che vuole avere un figlio dal marito in coma, grazie alla fecondazione assistita e alla ricostruzione della sua volonta', rappresenta un caso ben diverso da quello di Eluana Englaro". Filomena Gallo, presidente dell'associazione Amica Cicogna e vicesegretario dell'associazione Luca Coscioni, precisa i termini del fatto di cronaca che ha nuovamente sollevato la questione della volonta' ricostruita e non chiaramente espressa. "Spero che non si usi quanto e' stato fatto per ricostruire il consenso di Eluana Englaro alla sospensione di idratazione e nutrizione, per strumentalizzarlo ed estenderlo a fattispecie ben differenti".  "Nel caso Englaro non esisteva alcuna legge in materia. Ma a regolare la vicenda della donna di Vigevano, invece, c'e' la legge 40 del 2004. Non voglio limitare il diritto delle coppie - precisa - ma se esiste una norma, questa va rispettata. E il testo di legge - ricorda Gallo - stabilisce che per accedere alle tecniche di procreazione assistita sia necessario il requisito della sterilita', e per applicarle serve un consenso scritto di entrambi i genitori, reso almeno sette giorni prima dell'inizio del trattamento".    

"Provvedero' a prendere informazioni, per capire su che basi sia stato dato il via libera" al prelievo del liquido seminale dal marito in coma della donna che vuole avere un figlio con la fecondazione assistita. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare con delega ai temi bioetici, non si sbilancia sulle ipotesi di avviare indagini nei confronti della Fondazione policlinico San Matteo di Pavia, che oggi si e' espressa favorevolmente al prelievo. E rimarca la sua "perplessita'" dinanzi alla mancanza di un consenso informato chiaramente espresso dal marito della donna di Vigevano, in coma per una malattia in fase terminale.  "Prima di decidere se, e cosa fare, voglio capire quali siano i termini dell'assenso, e perche' e' stata data un'autorizzazione". Roccella pero' sottolinea come "al di la' dei limiti della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, si inizi con troppa disinvoltura a superare il concetto di consenso informato. E quello di libera scelta, espressa con certezza e chiarezza. Parametri che invece - rimarca - dovrebbero essere rispettati rigorosamente da tutti, ma in misura ancora maggiore nel caso di persone che non sono piu' in grado di intendere e volere. Serve - conclude - un rigoroso rispetto delle regole".    
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