File sharing. Solo un giovane su dieci si sente in colpa per copie pirata
Un giovane su quattro che usufruisce di copie pirata attraverso il file sharing, ritiene che il risparmio di denaro sia più importante della tutela della proprietà intellettuale. Appena un utente su dieci si sente la coscienza sporca quando crea una copia illegale. Chi invece rispetta il divieto di riproduzione di film e album musicali lo fa probabilmente perché teme virus e malware, piuttosto che per non violare la legge. In particolare, risulta che minore è il reddito, più alta è la volontà di acquistare o produrre copie pirata. Circa il 50 per cento degli utenti "pirata" guadagna meno di 1500 euro al mese.Questi i risultati di alcuni studi pubblicati di recente da Microsoft e dall'Associazione BITKOM.
Tuttavia, la pirateria non riguarda solo gli utenti più giovani o con minor reddito. Il 13% degli ultrasessantenni e il 20% di coloro che guadagnano oltre 2500 euro scaricano illegalmente film o canzoni.
Se per il responsabile Microsoft contro la contraffazione in Germania, il problema è la mancanza di educazione civica, gli studiosi tendono invece ad individuare altre cause.
L'associazione tedesca Chaos Computer Club (CCC) sostiene che l'educazione non serva a niente: "Gli studenti sanno esattamente quello che fanno. Vi è ora un'intera generazione cresciuta condividendo file. Le leggi sul copyright non tutelano gli autori, così come scritte, ma un modello obsoleto di business".
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