Fine vita, indagine: 70% anziani non teme la morte, ma la non autosufficienza
A Milano una persona anziana su 3 e' completamente sola e il 4% di queste rischia di essere trovato morto entro un anno nella sua abitazione, senza alcuna assistenza. Sono dati citati da Carlo Vergani, direttore della Scuola di Specializzazione in Geriatria dell'Universita' di Milano, nel suo intervento alla tavola rotonda su 'Cure palliative e scelte di fine vita', svoltasi ieri a Milano.
Un evento promosso nella giornata di presentazione del master universitario 'Cure palliative al termine della vita' e coordinato da Bruno Andreoni (IEO), col supporto della Fondazione Luvi e la partecipazione, tra gli altri, di Mina Welby per la Fondazione Coscioni e di Don Virginio Colmegna.
Si puo' morire per solitudine, per abbandono, come ha sottolineato Vergani, secondo cui il 13% degli uomini e il 17% delle donne con piu' di 65 anni muoiono 'perche' si lasciano andare' e non per una malattia specifica. Ma altre volte si chiede di morire perche' la vita, la malattia non sono piu' sopportabili. 'Il 70% degli anziani - dice il geriatra - non ha paura di morire, ha paura di diventare non autosufficiente. Solo il 30% teme la morte. E in Olanda nel 2005 ci sono stati 2400 casi di eutanasia, l'1,7% dei decessi (che se rapportato alla popolazione italiana sarebbe pari a circa 10.000). Ma sui circa 8000 richiedenti, un 17-20% poi cambia idea'.
Se per il neurologo Furio Zucco (Ospedale di Garbagnate) l' assistenza di fine vita e' migliorata ('dal 2000 a oggi si e' passati da 3-4 hospice sul territorio azionale a 164'), per Mina Welby, si fa ancora troppo poco, perche' 'al sud ce n'e' solo una ventina e le cure palliative son date col contagocce, lasciando tutto sulle spalle delle famiglie'. E Don Colmegna mette in guardia dalla 'mentalita' che sta vincendo: quella del contenimento, del luogo da dimenticare e abbandonare'. E racconta di un bambino romeno, che a Milano non puo' curarsi perche' la famiglia, senza lavoro, non ha la tessera sanitaria.
Cosi' Mina Welby gioisce per una persona malata di sla a Guidonia (Roma) il cui Comune concedera' un budget per pagare l'assistenza, ma non si da' pace per un altro malato di sla che da tempo chiede di poter morire senza ottenere ascolto. Parlando di hospice, Andreoni ha annunciato che a settembre proprio davanti allo IEO ne verra' inaugurato uno nuovo di zecca, realizzato in una vecchia cascina del Policlinico di Milano: 12 posti letto piu' 6 di day hospital.
Un evento promosso nella giornata di presentazione del master universitario 'Cure palliative al termine della vita' e coordinato da Bruno Andreoni (IEO), col supporto della Fondazione Luvi e la partecipazione, tra gli altri, di Mina Welby per la Fondazione Coscioni e di Don Virginio Colmegna.
Si puo' morire per solitudine, per abbandono, come ha sottolineato Vergani, secondo cui il 13% degli uomini e il 17% delle donne con piu' di 65 anni muoiono 'perche' si lasciano andare' e non per una malattia specifica. Ma altre volte si chiede di morire perche' la vita, la malattia non sono piu' sopportabili. 'Il 70% degli anziani - dice il geriatra - non ha paura di morire, ha paura di diventare non autosufficiente. Solo il 30% teme la morte. E in Olanda nel 2005 ci sono stati 2400 casi di eutanasia, l'1,7% dei decessi (che se rapportato alla popolazione italiana sarebbe pari a circa 10.000). Ma sui circa 8000 richiedenti, un 17-20% poi cambia idea'.
Se per il neurologo Furio Zucco (Ospedale di Garbagnate) l' assistenza di fine vita e' migliorata ('dal 2000 a oggi si e' passati da 3-4 hospice sul territorio azionale a 164'), per Mina Welby, si fa ancora troppo poco, perche' 'al sud ce n'e' solo una ventina e le cure palliative son date col contagocce, lasciando tutto sulle spalle delle famiglie'. E Don Colmegna mette in guardia dalla 'mentalita' che sta vincendo: quella del contenimento, del luogo da dimenticare e abbandonare'. E racconta di un bambino romeno, che a Milano non puo' curarsi perche' la famiglia, senza lavoro, non ha la tessera sanitaria.
Cosi' Mina Welby gioisce per una persona malata di sla a Guidonia (Roma) il cui Comune concedera' un budget per pagare l'assistenza, ma non si da' pace per un altro malato di sla che da tempo chiede di poter morire senza ottenere ascolto. Parlando di hospice, Andreoni ha annunciato che a settembre proprio davanti allo IEO ne verra' inaugurato uno nuovo di zecca, realizzato in una vecchia cascina del Policlinico di Milano: 12 posti letto piu' 6 di day hospital.
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