Fini al Congresso Pdl: legge sul testamento biologico e' da Stato etico
L'intervento di Gianfranco Fini al congresso fondativo del Pdl riapre la partita sulle questioni bioetiche e piu' in generale sull'idea stessa di laicita' dello Stato, all'interno al piu' grande partito italiano e non solo.
Che l'ex leader di An, oggi presidente della Camera, su questi temi sia in dissenso o, come ha spiegato ieri dalla Fiera di Roma, in ''posizione minoritaria'', era gia' chiaro da tempo ma certo il modo in cui ieri, nel giorno del battesimo di un partito nato ''dalla lucida follia di Berlusconi'', ha messo la firma sul suo ''no' al ddl Calabro' sul testamento biologico e' un segnale chiaro di un percorso che alla Camera sara' meno agevole per il provvedimento sul fine vita che obbliga all'alimentazione ed alla idratazione per i soggetti in stato vegetativo.
''Siamo sicuri che il ddl sia davvero laicita''?'', ha detto Fini rivolgendosi ai seimila delegati del Pd, fra cui il premier Berlusconi e i senatori che quel testo lo hanno approvato pochi giorni fa'.
''Quando si impone per legge un concetto siamo piu' vicini ad uno Stato etico che laico'', ha sentenziato il presidente della Camera, aggiungendo ''ne discuteremo''.
Una posizione che alla Camera potrebbe trovare sponda nell'ala piu' laica e liberale del Pdl, capitanata dal presidente dei riformatori liberali, Benedetto della Vedova e da almeno una cinquantina di deputati pronti a battersi per modificare il testo. Una partita aperta quindi, senza dimenticare l'ala pro-life, con il sottosegretario Alfredo Mantovano in prima fila a chiedere un testo ancora piu' restrittivo, che fughi da ogni possibile dubbio di apertura all'eutanasia.
Quanto a Fini, l'ex leader di An ha piu' volte difeso la laicita' dello Stato e l'autonomia dell'individuo. Ha aperto alle coppie di fatto, ha votato quattro si' al referendum sulle staminali-embrionali, si e' detto favorevole a un testamento biologico di tipo europeo che nulla condivida con l'attuale testo Calabro', ha poi preso posizione a margine dei casi Welby ed Englaro, non ha rinunciato neppure a polemizzare con il Vaticano accusato di ignavia sulle leggi razziali. Eresie per alcuni, inopportunita' politiche per altri ma resta il fatto, non trascurabile, che ora che il partito e' unico (ma non il pensiero, precisano), almeno sui temi etici e della laicita' occorre confrontarsi, e trovare una risposta quanto piu' univoca. E proprio su questo punto, il rapporto tra laicita' e valori cristiani, c'e' un altro passaggio di Fini che tenta di disegnare un percorso ad un progetto politico nato si' nel 94', come e' stato ricordato, ma che aspira a realizzare ''una rivoluzione culturale'' del Paese.
Fini ha ricordato che la laicita' dello Stato, delle istituzioni e' ''la separazione delle due sfere'' e che ''non si deve intendere con cio' la posizione di chi nega quella della Chiesa'', e ha spiegato che ''non c'e' contraddizione tra difendere l'identita' europea e le sue radici cristiane e chiedere la laicita' delle istituzioni''. Per Fini la laicita' e' frutto della maturita' del cristianesimo perche' chiarisce cio' che e' di Cesare e cio' che e' di Dio''.
Che l'ex leader di An, oggi presidente della Camera, su questi temi sia in dissenso o, come ha spiegato ieri dalla Fiera di Roma, in ''posizione minoritaria'', era gia' chiaro da tempo ma certo il modo in cui ieri, nel giorno del battesimo di un partito nato ''dalla lucida follia di Berlusconi'', ha messo la firma sul suo ''no' al ddl Calabro' sul testamento biologico e' un segnale chiaro di un percorso che alla Camera sara' meno agevole per il provvedimento sul fine vita che obbliga all'alimentazione ed alla idratazione per i soggetti in stato vegetativo.
''Siamo sicuri che il ddl sia davvero laicita''?'', ha detto Fini rivolgendosi ai seimila delegati del Pd, fra cui il premier Berlusconi e i senatori che quel testo lo hanno approvato pochi giorni fa'.
''Quando si impone per legge un concetto siamo piu' vicini ad uno Stato etico che laico'', ha sentenziato il presidente della Camera, aggiungendo ''ne discuteremo''.
Una posizione che alla Camera potrebbe trovare sponda nell'ala piu' laica e liberale del Pdl, capitanata dal presidente dei riformatori liberali, Benedetto della Vedova e da almeno una cinquantina di deputati pronti a battersi per modificare il testo. Una partita aperta quindi, senza dimenticare l'ala pro-life, con il sottosegretario Alfredo Mantovano in prima fila a chiedere un testo ancora piu' restrittivo, che fughi da ogni possibile dubbio di apertura all'eutanasia.
Quanto a Fini, l'ex leader di An ha piu' volte difeso la laicita' dello Stato e l'autonomia dell'individuo. Ha aperto alle coppie di fatto, ha votato quattro si' al referendum sulle staminali-embrionali, si e' detto favorevole a un testamento biologico di tipo europeo che nulla condivida con l'attuale testo Calabro', ha poi preso posizione a margine dei casi Welby ed Englaro, non ha rinunciato neppure a polemizzare con il Vaticano accusato di ignavia sulle leggi razziali. Eresie per alcuni, inopportunita' politiche per altri ma resta il fatto, non trascurabile, che ora che il partito e' unico (ma non il pensiero, precisano), almeno sui temi etici e della laicita' occorre confrontarsi, e trovare una risposta quanto piu' univoca. E proprio su questo punto, il rapporto tra laicita' e valori cristiani, c'e' un altro passaggio di Fini che tenta di disegnare un percorso ad un progetto politico nato si' nel 94', come e' stato ricordato, ma che aspira a realizzare ''una rivoluzione culturale'' del Paese.
Fini ha ricordato che la laicita' dello Stato, delle istituzioni e' ''la separazione delle due sfere'' e che ''non si deve intendere con cio' la posizione di chi nega quella della Chiesa'', e ha spiegato che ''non c'e' contraddizione tra difendere l'identita' europea e le sue radici cristiane e chiedere la laicita' delle istituzioni''. Per Fini la laicita' e' frutto della maturita' del cristianesimo perche' chiarisce cio' che e' di Cesare e cio' che e' di Dio''.
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