Fini mette in guardia contro la xenofobia: necessaria l'integrazione
Dice subito: 'Il tema mi appassiona'. Quindi snocciola il suo piano per una politica dell'immigrazione: equiparare lo straniero agli italiani, con diritti e doveri; varare un 'pacchetto integrazione'; ridurre i tempi per la cittadinanza, a cominciare dai minori, e poi affrontare il tema della rappresentanza. Di fronte ad una platea di operatori del settore, di stranieri, di religiosi, dove e' stato presentato l'annuale dossier della Caritas/Migrantes, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha raccolto consensi. Anche quando lancia l'allarme xenofobia.'In Italia - ha detto - non c'e' razzismo, ma tanta xenofobia, l'anticamera del razzismo. E' una xenofobia strisciante. Che vuol dire pregiudizio e molta ignoranza. Il primo impegno dell'istituzione e' combattere questa paura immotivata'. L'informazione ha un ruolo fondamentale, vale per la politica, per la scuola e per i media.
Piu' volte ha ricevuto applausi. E lui ha annuito e visibilmente condiviso i relatori che lo hanno preceduto. Come il presidente della Commissione episcopale delle migrazioni, mons. Bruno Schettino quando ha reclamato politiche piu' coerenti con i diritti umani. Come una giornalista di origine camerunense, Genevieve Makaping, quando ha auspicato percorsi meno tortuosi per la concessione della cittadinanza.
Fini ha sollecitato l'equiparazione degli stranieri agli italiani, per i diritti e i doveri. Tra questi diritti, ci mette quelli politici: 'Qualcuno non ha ancora capito che se si vuole l'integrazione, se le persone giustamente pagano le tasse, non si puo' negare loro il diritto della rappresentanza'. E il primo passaggio (se ne comincera' a parlare fra qualche settimana alla Camera), potrebbe essere la cittadinanza ai minori: 'Questo potrebbe essere un punto ragionevole di sintesi e di mediazione. Spero si possa trovare un accordo'. Fini e' per uno 'ius soli temperato' e ha proposto la cittadinanza per chi nasce in Italia, per chi viene qui in tenera eta', per chi frequenta un intero ciclo scolastico (10-11 anni).
'Le istituzioni non possono nascondersi dietro il dito, devono farsi carico di una politica per l'immigrazione ordinata e per l'integrazione degli stranieri'. No, percio', a 'facili slogan per prendere cinque punti in piu' alle elezioni'.
L'obiettivo delle politiche e' l'integrazione. Dopo il pacchetto sicurezza 'serve il pacchetto integrazione. Ne sono convinto. E' una questione - ha aggiunto - che non riguarda solo l'Italia, e' una sfida globale'. Niente 'difensiva. Ci sono milioni e milioni di persone che premono alle porte dell'Europa al nord del pianeta. Dobbiamo gestire questo fenomeno biblico.
E' un problema di tutto, del G20, dell'Onu'.
Tornando a casa nostra: serve un 'confronto a cui chiamare le forze politiche, la societa' civile, le comunita' straniere i sindacati. Dobbiamo capire cosa vuol dire integrazione nel 2010.
Dobbiamo fare in modo che gli immigrati si sentano italiani, figli di una nuova patria, anche quelli che hanno genitori e figli in altri Paesi. Questa e' la grande sfida culturale'.
Integrazione poi 'non e' solo rispetto formale delle regole' ma ha a che vedere con un valore primario che e' 'il rispetto della persone. E su questo siamo in ritardo in Italia'.
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