Flip-flop della Clinton sull'immigrazione
Hillary Clinton ha provato a fare l'equilibrista sullo scivoloso tema dell'immigrazione ed e' caduta senza rete: il tonfo della ex First Lady ha resuscitato come tema caldo nella campagna elettorale un dibattito che sembrava sepolto dalla primavera quando la riforma proposta dal presidente George W. Bush era stata affossata in Senato.
Nel dibattito tra democratici a Filadelfia Hillary e' sembrata difendere la macchinosa proposta del governatore dello stato di New York Elliot Spitzer sulle patenti agli immigranti per poi dichiararsi contro. Lo zig zag della First Lady ha puntato i riflettori le difficolta' della front-runner nel cercare di compiacere i vari gruppi di interesse su cui si deve appoggiare per riprendere la Casa Bianca.
Ci sono almeno 12 milioni di clandestini in America e Bush in primavera aveva proposto di regolarizzare la loro posizione come lavoratori temporanei accanto a misure per rendere meno vulnerabili i confini e per punire le aziende che si servono di loro. Hillary in extremis aveva sposato la linea Bush, schierandosi con un altro democratico illustre, Ted Kennedy. La riforma era stata battuta da una insolita alleanza di repubblicani conservatori (che si oppongono a qualsiasi forma di condono) e di democratici timorosi che la nuova legge potesse rendere ancora piu' facile lo sfruttamento del nuovo gruppo di lavoratori creato con le nuove norme.
Le politiche sull'immigrazione sono state finora tradizionale dominio del governo federale, ma l'assenza di azione legislativa da parte di Washington ha lasciato mano libera ai poteri locali: dall'inizio dell'anno 43 stati americani hanno emanato 182 norme sugli illegali, un numero record, dal giro di vite dell'Oklahoma e del Missouri alla proposta del governatore di New York Spitzer per dar la patente ai clandestini: di fatto un documento di identita' oltre che un primo passo per integrarsi e spostarsi nella societa' americana.
Per Hillary e per i suoi rivali nella corsa alla Casa Bianca la posta e' alta e il gioco di equilibri difficile. La frontrunner democratica di recente ha intensificato gli sforzi in Iowa dove il 3 gennaio scatta la corsa per la nomination con le assemblee dei caucus e dove un nuovo flusso di illegali ha creato ansie tra i residenti. Hillary e i suoi rivali devono pero' fare i conti a medio termine con l'elettorato ispanico che nella stagione delle primarie avra' piu' peso del solito per via del voto anticipato a New York e in California.
Due dei rivali di Hillary, il senatore dell'Illinois Barack Obama e l'ex senatore John Edwards sono favorevoli alle patenti agli immigranti, anche se Edwards ha espresso riserve sulle modalita' di Spitzer. 'Hillary ha detto due cose diverse nello spazio di due minuti', ha detto Edwards. 'Buona politica per gli standard di Washington', ha sparato a zero Obama: 'Non pero' quello di cui ha bisogno oggi l'America'.
Finora Hillary era riuscita a barcamenarsi senza impegnarsi troppo. D'ora in poi i suoi oppositori l'aspetteranno al varco soprattutto negli stati campo di battaglia delle guerre sull'immigrazione. Rudy Giuliani, che potrebbe essere il nemico da battere tra un anno e che ritiene che la responsabilita' di fermare gli immigrati spetta al governo federale, ha attaccato Hillary per il suo zig zag: 'Conosco i politici come lei: parlano con due accenti diversi a seconda degli interlocutori'.
Ma anche Giuliani ha i suoi problemi in fatto di clandestini: quando era sindaco di New York aveva difeso i diritti degli illegali e istruito le agenzie cittadine a non chiedere a nessuno lo stato di residenza.
Nel dibattito tra democratici a Filadelfia Hillary e' sembrata difendere la macchinosa proposta del governatore dello stato di New York Elliot Spitzer sulle patenti agli immigranti per poi dichiararsi contro. Lo zig zag della First Lady ha puntato i riflettori le difficolta' della front-runner nel cercare di compiacere i vari gruppi di interesse su cui si deve appoggiare per riprendere la Casa Bianca.
Ci sono almeno 12 milioni di clandestini in America e Bush in primavera aveva proposto di regolarizzare la loro posizione come lavoratori temporanei accanto a misure per rendere meno vulnerabili i confini e per punire le aziende che si servono di loro. Hillary in extremis aveva sposato la linea Bush, schierandosi con un altro democratico illustre, Ted Kennedy. La riforma era stata battuta da una insolita alleanza di repubblicani conservatori (che si oppongono a qualsiasi forma di condono) e di democratici timorosi che la nuova legge potesse rendere ancora piu' facile lo sfruttamento del nuovo gruppo di lavoratori creato con le nuove norme.
Le politiche sull'immigrazione sono state finora tradizionale dominio del governo federale, ma l'assenza di azione legislativa da parte di Washington ha lasciato mano libera ai poteri locali: dall'inizio dell'anno 43 stati americani hanno emanato 182 norme sugli illegali, un numero record, dal giro di vite dell'Oklahoma e del Missouri alla proposta del governatore di New York Spitzer per dar la patente ai clandestini: di fatto un documento di identita' oltre che un primo passo per integrarsi e spostarsi nella societa' americana.
Per Hillary e per i suoi rivali nella corsa alla Casa Bianca la posta e' alta e il gioco di equilibri difficile. La frontrunner democratica di recente ha intensificato gli sforzi in Iowa dove il 3 gennaio scatta la corsa per la nomination con le assemblee dei caucus e dove un nuovo flusso di illegali ha creato ansie tra i residenti. Hillary e i suoi rivali devono pero' fare i conti a medio termine con l'elettorato ispanico che nella stagione delle primarie avra' piu' peso del solito per via del voto anticipato a New York e in California.
Due dei rivali di Hillary, il senatore dell'Illinois Barack Obama e l'ex senatore John Edwards sono favorevoli alle patenti agli immigranti, anche se Edwards ha espresso riserve sulle modalita' di Spitzer. 'Hillary ha detto due cose diverse nello spazio di due minuti', ha detto Edwards. 'Buona politica per gli standard di Washington', ha sparato a zero Obama: 'Non pero' quello di cui ha bisogno oggi l'America'.
Finora Hillary era riuscita a barcamenarsi senza impegnarsi troppo. D'ora in poi i suoi oppositori l'aspetteranno al varco soprattutto negli stati campo di battaglia delle guerre sull'immigrazione. Rudy Giuliani, che potrebbe essere il nemico da battere tra un anno e che ritiene che la responsabilita' di fermare gli immigrati spetta al governo federale, ha attaccato Hillary per il suo zig zag: 'Conosco i politici come lei: parlano con due accenti diversi a seconda degli interlocutori'.
Ma anche Giuliani ha i suoi problemi in fatto di clandestini: quando era sindaco di New York aveva difeso i diritti degli illegali e istruito le agenzie cittadine a non chiedere a nessuno lo stato di residenza.
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