Formisano (Idv) presenta ddl per inserire l'accanimento terapeutico nel codice penale
Il senatore Nello Formisano, presidente del gruppo misto, ha depositato un nuovo disegno di legge sul testamento biologico che, tra le altre cose, prevede l'inserimento nel codice penale del reato di accanimento terapeutico. Lo ha reso noto lo stesso senatore questo pomeriggio durante il convegno 'Il nuovo patto per la salute, organizzato a Roma dall'associazione 'Gli amici di Eleonora' con la Uil Medici.
'I cittadini chiedono sempre piu' insistentemente di sapere cosa fare in situazioni lesive della propria dignita' o dei propri cari. L'obiettivo di questo ddl e' di tutelare la vita fino in fondo, affermando pero'che questa tutela non e' invocabile quando manchi la possibilita' di curare o migliorare le condizioni di vita. Il che non significa che il malato terminale vada abbandonato'.
L'imperativo deve essere dunque quello di informare il malato perche' esprima il suo consenso informato, alleviare il suo dolore ma consentirgli anche di esprimere il suo rifiuto, sempre revocabile e modificabile sia a trattamenti sanitari che anche per quanto riguarda le direttive anticipate sul trattamento di fine via.
'Tuttavia il medico puo' disattendere il rifiuto espresso dal paziente se sussistono tre condizioni: che non vi siano trattamenti alternativi disponibili, che questi siano improcrastinabili dal punto di vista medico e che la loro invasivita' sia proporzionata ai benefici per la salute del malato'.
In ogni caso 'non e' compito del medico perseguire la guarigione miracolisitica. Anzi e' la strada maestra per dare sostanza al divieto presente nel codice di deontologia medica, finora realizzato solo come principio, e' quella di prevedere il reato di accanimento terapeutico per chi, nell'esercizio della professione sanitaria, prolunga in modo artificioso la vita de paziente con trattamenti proporzionati o ingiustificati'.
Nell'articolo previsto dal disegno di legge, le pene sono raddoppiate quando la terapia viene iniziata o mantenuta contro la volonta' del paziente. La condanna per il medico prevedrebbe la reclusione da 1 a 5 anni, una multa da 10 mila a 100 mila euro e l'interdizione dalla professione.
'I cittadini chiedono sempre piu' insistentemente di sapere cosa fare in situazioni lesive della propria dignita' o dei propri cari. L'obiettivo di questo ddl e' di tutelare la vita fino in fondo, affermando pero'che questa tutela non e' invocabile quando manchi la possibilita' di curare o migliorare le condizioni di vita. Il che non significa che il malato terminale vada abbandonato'.
L'imperativo deve essere dunque quello di informare il malato perche' esprima il suo consenso informato, alleviare il suo dolore ma consentirgli anche di esprimere il suo rifiuto, sempre revocabile e modificabile sia a trattamenti sanitari che anche per quanto riguarda le direttive anticipate sul trattamento di fine via.
'Tuttavia il medico puo' disattendere il rifiuto espresso dal paziente se sussistono tre condizioni: che non vi siano trattamenti alternativi disponibili, che questi siano improcrastinabili dal punto di vista medico e che la loro invasivita' sia proporzionata ai benefici per la salute del malato'.
In ogni caso 'non e' compito del medico perseguire la guarigione miracolisitica. Anzi e' la strada maestra per dare sostanza al divieto presente nel codice di deontologia medica, finora realizzato solo come principio, e' quella di prevedere il reato di accanimento terapeutico per chi, nell'esercizio della professione sanitaria, prolunga in modo artificioso la vita de paziente con trattamenti proporzionati o ingiustificati'.
Nell'articolo previsto dal disegno di legge, le pene sono raddoppiate quando la terapia viene iniziata o mantenuta contro la volonta' del paziente. La condanna per il medico prevedrebbe la reclusione da 1 a 5 anni, una multa da 10 mila a 100 mila euro e l'interdizione dalla professione.
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