Francia. Conferenza internazionale a Parigi sull'oppio afghano
Si e' aperta oggi all'Hotel Intercontinental di Parigi una conferenza internazionale dedicata all'Afghanistan e alla quale sono stati invitati i ministri degli esteri di 55 Paesi (per l'Italia il ministro degli Esteri, Franco Frattini). Senza precedenti, la conferenza ministeriale sulle "strade della droga dall'Asia Centrale all'Europa" e' stata indetta nel quadro delle iniziativa promosse dalla Francia nella sua veste di presidente di turno del 'G8', il foro composto dalle sette maggiori potenze industriali dell'Occidente e dalla Russia.
Il punto di partenza e' la forte ripresa della produzione di oppio ed eroina in Afghanistan e sul perche' non sembrano esserci dubbi: manca un forte Governo centrale a Kabul e i 'signori della guerra' locali, sempre piu' potenti, si sono ovviamente tuffati nel tradizionale, lucroso business del papavero. Le stime dell'Onu parlano chiaro: nel 2002 l'Afghanistan ha sfornato 3.400 tonnellate di oppio, quasi venti volte in piu' del 2001, quando le tonnellate erano state invece appena 185. Piu' di tre milioni di afghani sono interessati ai profitti delle coltivazioni proibite. Solo il 10% di questa droga finisce sequestrata e si capisce dunque che l'offerta e' cresciuta nell'ultimo anno a dismisura.
D'altronde l'Europa occidentale non e' piu' il primo e piu' appetito mercato: una quantita' sempre piu' consistente di oppio viene divorata nell'est europeo, in Russia, nel Caucaso, in Iran. Soltanto in Russia le persone che si iniettano eroina nelle vene sono almeno due milioni.
"Il traffico d'oppio e di eroina -avverte il ministero degli Esteri francese in un documento preparato per la conferenza- minaccia la sicurezza dei Paesi che si trovano sulle diverse rotte della droga dall'Asia centrale all'Europa e crea gravi problemi di salute pubblica. L'ampiezza del fenomeno richiede una risposta internazionale concertata".
In attesa che la "ricostruzione" dell'Afghanistan dia i suoi frutti i francesi propongono un miglior coordinamento degli sforzi anti-droga a livello internazionale, non trascurando nessuna delle varie sfaccettature del problema, con un'attenzione speciale riservata allo smantellamento delle due rotte principali della droga proveniente dall'Asia Centrale: quella che passa per Russia e Ucraina e l'altra che raggiunge Italia, Spagna e Francia attraverso la Turchia.
Il punto di partenza e' la forte ripresa della produzione di oppio ed eroina in Afghanistan e sul perche' non sembrano esserci dubbi: manca un forte Governo centrale a Kabul e i 'signori della guerra' locali, sempre piu' potenti, si sono ovviamente tuffati nel tradizionale, lucroso business del papavero. Le stime dell'Onu parlano chiaro: nel 2002 l'Afghanistan ha sfornato 3.400 tonnellate di oppio, quasi venti volte in piu' del 2001, quando le tonnellate erano state invece appena 185. Piu' di tre milioni di afghani sono interessati ai profitti delle coltivazioni proibite. Solo il 10% di questa droga finisce sequestrata e si capisce dunque che l'offerta e' cresciuta nell'ultimo anno a dismisura.
D'altronde l'Europa occidentale non e' piu' il primo e piu' appetito mercato: una quantita' sempre piu' consistente di oppio viene divorata nell'est europeo, in Russia, nel Caucaso, in Iran. Soltanto in Russia le persone che si iniettano eroina nelle vene sono almeno due milioni.
"Il traffico d'oppio e di eroina -avverte il ministero degli Esteri francese in un documento preparato per la conferenza- minaccia la sicurezza dei Paesi che si trovano sulle diverse rotte della droga dall'Asia centrale all'Europa e crea gravi problemi di salute pubblica. L'ampiezza del fenomeno richiede una risposta internazionale concertata".
In attesa che la "ricostruzione" dell'Afghanistan dia i suoi frutti i francesi propongono un miglior coordinamento degli sforzi anti-droga a livello internazionale, non trascurando nessuna delle varie sfaccettature del problema, con un'attenzione speciale riservata allo smantellamento delle due rotte principali della droga proveniente dall'Asia Centrale: quella che passa per Russia e Ucraina e l'altra che raggiunge Italia, Spagna e Francia attraverso la Turchia.
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