Sabato 6 giugno 2026
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Francia. Nelle aziende aumenta il consumo di cocaina

Notizia · Alexandre Le Drollec ·
A lungo droga da ricchi, la cocaina si espande come traccia di polvere tra gli impiegati e nei settori professionali piu' tradizionali.
"Prima, non vedevo che spinelli circolare intorno a me qui al lavoro. Oggi, ci sono piu' droghe pesanti, tra cui non poca cocaina". Franck ha 28 anni. E' magazziniere ad interim da cinque anni. Al momento della colazione, i suoi colleghi gli propongono spesso una striscia di "CC" (soprannome dato alla cocaina). Tanto per accompagnare il caffe' del mattino ed essere in forma per iniziare la giornata.
Il professor Philippe-Jean Parquet ha diretto un rapporto governativo nel 2006 intitolato "Comportamenti dipendenti in ambito professionale". Per l'ex presidente dell'Osservatorio francese di droghe e tossicodipendenze (OFDT) non ci sono dubbi sul fatto che il consumo di droga al lavoro sia cresciuto: "Nei cantieri di BTP, per esempio, la presenza di cocaina e' in costante aumento. Anche' se la cannabis rimane la piu' diffusa". La cocaina non e' piu' dunque appannaggio di pubblicitari, indossatrici o uomini d'affari stressati. La polvere bianca ha guadagnato altri ambienti. "Si e' democraticizzata", riassume il dottor Lowenstein, direttore della clinica Montevideo a Boulogne-Billancourt, specializzato nei trattamenti della dipendenza. Dopo i golden boys, i primi arrivati nel suo centro, William Lowenstein ha ricevuto in ambulatorio il personale navigante: steward, chef di cabina, hostess... Con sua grande sorpresa, recentemente e' stato un macellaio a bussare alla sua porta. "Il piccolo artigiano ne era affetto", constata. E non a caso. In un decennio il corso della "coke" e' crollato. A meta' degli anni 1990, bisognava sborsare 800 franchi (120 euro) per procurarsi un grammo di cocaina. Oggi ne bastano 60. "La cocaina e' scesa notevolmente nella scala gerarchica" rilancia Michel Hautefeuille. Psichiatra al centro medico di Marmottan nel XVIIesimo arrondissement parigino, vede delinearsi un nuovo profilo di consumatore. La settimana scorsa, un impiegato di una banca parigina ha varcato la soglia dell'ospedale specializzato in assistenza ai drogati. "In tre anni, il suo volume di lavoro e' moltiplicato per due", riferisce Michel Hautefeuille. Stress, ansieta', l'impiegato non li sopportava piu' e ha tuffato il naso nella cocaina. I quadri intermedi o i semplici impiegati hanno cominciato a irrompere a Marmottan gia' da tre anni. Dan Velea, specialista in tossicomanie, spiega il doping professionale con "le accresciute esigenze delle imprese".
Il fenomeno allarma il mondo del lavoro? Secondo Michel Hautefeuille, "le imprese funzionano come le federazioni sportive: se ne disinteressano fino a quando non scoppia lo scandalo". Alcune societa' sono pero' passate all'azione. Olivier Popinnet, poliziotto formatore antidroga (PFAD) a Tours in Indre-et-Loire, viene regolarmente sollecitato a intervenire nelle aziende, soprattutto nei settori agricolo e industriale. La SNCF (ferrovie) e la RAPT (trasporti pubblici) si rivolgono regolarmente ai servizi del PFAD, che prima si occupvano solo di collegi e licei. "Recentemente abbiamo avuto dei flussi di domanda da parte dei capi che apprendevano i problemi d'insicurezza legati al consumo di stupefacenti", spiega il capitano Popinnet. Dal lato datori di lavoro, la legislazione francese -tramite il Codice del lavoro- proibisce i prelievi dell'urina o del sangue in azienda per rilevare eventuali tracce di droghe. L'unica deroga possibile concerne mansioni dette "di sicurezza". Una nozione vaga, che ingloba impieghi molto diversi come vigile, manovratore di gru o... direttore finanziario. Assenze ripetute, comportamenti rischiosi o problemi relazionali possono indurre il datore di lavoro ad avviare una procedura d'inattitudine, in accordo con il medico del lavoro. Questa carte sante' viene spesso invocata. Che sia semplice o grave, l'errore professionale e' utilizzato dal datore di lavoro anche per rompere il contratto di un dipendente sospettato di consumare stupefacenti. E quando la dipendenza rende la vita sul lavoro troppo difficile per il contesto e per l'attivita' lavorativa, i capi d'azienda non disdegnano l'uso di questo strumento. A rischio di ritrovarsi di fronte al garante. Ma per Paul Frimat, direttore del servizio di medicina del lavoro al CHRU di Lille, non bisogna perdere di vista "che la procedura disciplinare puo' essere anche terapeutica talvolta".
(Le Figaro, 31-07-2007)
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