Domenica 7 giugno 2026
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Francia. Ricerca: in Italia sottostimato numero anziani con sindromi mielodispastiche

U.E. - FRANCIA
Notizia ·
Le stime ufficiali non sono reali: in Italia le sindromi mielodisplastiche, tumori del sangue che colpiscono soprattutto dopo i 70 anni dovute ad un danno delle cellule staminali del midollo osseo, sono molto più diffuse nel nostro paese rispetto ai dati disponibili, raccolti dai reparti di ematologia: non 2.500 ma 5.000 nuovi casi l'anno.

Questo perchè quando un paziente viene ricoverato per malattie concomitanti come polmoniti o infarto, i ricoveri avvengono in reparti di medicina interna o geriatria e i casi di sindromi mielodisplastiche sfuggono al conteggio ufficiale. E' quanto è stato affermato a Torino durante un simposio sulle sindromi mielodisplastiche. Secondo i dati ufficiali diffusi dai reparti di ematologia i malati di sindromi mielodisplastiche sono 2.500, ma in realtà sarebbero 5.000 circa. Il Piemonte è l'unica regione che possiede un registro per le sindromi mielodisplastiche, che ha osservato più di 1.000 casi dal 1999 al 2007.

Per questi casi sono state presentate il mese scorso, al massimo congresso di ematologia al mondo, l'ASH di Atlanta in Usa, delle nuove terapie che dovrebbero essere più efficaci.
"Dal nostro studio è emerso che il trattamento più efficace per queste malattie del midollo osseo è l'azacitidina -afferma il prof. Pierre Fenaux, Direttore del Dipartimento di Ematologia Clinica dell'ospedale di Avicenne (Francia) e coordinatore della ricerca- in quanto raddoppia la sopravvivenza rispetto alle terapie standard (+9,4 mesi), libera il 45% dei malati dalla necessità di sottoporsi a continue trasfusioni di sangue e dimezza il tempo di trasformazione da sindrome a tumore (leucemia)".

L'azacitidina è il primo farmaco di una nuova classe di molecole antitumorali. La ricerca su questa molecola è stata portata avanti in 50 centri in Usa, Australia e Europa, 10 dei quali in Italia, su 358 pazienti ad alto rischio di evoluzione in leucemia. I pazienti in cura con azacitidina hanno registrato una sopravvivenza complessiva superiore di 9,4 mesi rispetto ai pazienti in terapia con il trattamento convenzionale. "Risultati tra i più incoraggianti mai ottenuti finora con le chemioterapie tradizionali che fanno ben sperare in un futuro migliore per questi pazienti".
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