Domenica 7 giugno 2026
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Francia. I timori delle Banlieue su Sarkozy

U.E. - FRANCIA
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Hanno sperato che bastasse dire la loro per spostare il corso della politica francese. Intreccio di etnie, disagi e speranze, le banlieue hanno paura: all'Eliseo salirà Nicolas Sarkozy, il leader neo-gollista che promette di chiudere i conti con la "feccia" delle periferie.

"E' uno shock", dice Mohammed Chirani. All'indomani dei disordini che nel 2005 misero a ferro e fuoco i quartieri poveri di Parigi, Mohammed creò il collettivo "Banlieue votate!". Le periferie lo hanno ascoltato - sostiene ora - hanno preferito votare piuttosto che menar le mani. "Non avevo mai visto una mobilitazione del genere da queste parti. La gente, adesso, è delusa".

Secondo sondaggi realizzati all'uscita delle urne la maggioranza dei votanti delle periferie ha scelto Segolene Royal: la candidata socialista che aveva evocato lo spettro di una rivolta dei poveri e degli immigrati, qualora a vincere fosse stato il rivale dell'Ump.

"Non si trattava di votare Royal ma di sbarrare la strada a Sarkozy" afferma Mohammed, figlio di immigrati cresciuto in uno sterminato sobborgo a sud di Parigi. "L'ex ministro degli Interni ha fatto del problema delle banlieue il centro della sua campagna elettorale".

Un "problema", appunto. Quando nell'autunno 2005 le periferie della capitale e di altre città francesi furono per settimane ostaggio delle scorribande di bande giovanili, Sarkozy aveva parlato chiaro. Bisogna farla finita con questa "racaille", feccia, aveva promesso a una signora del luogo. Con i 'teppisti' delle banlieue, nella grande maggioranza figli di immigrati provenienti dalle ex colonie dell'Africa, i rapporti sono restati tesi. Negli ultimi mesi, Sarkozy ha ripetuto che la Francia è "esasperata" dalla criminalità e da un'immigrazione "senza controllo".

La vittoria del leader postgollista, ora, alimenta le paure.
"Sarkozy ha fatto la sua campagna denigrando la popolazione immigrata", dice Mohammed. "Ora sostiene di voler lanciare un 'piano Marshall' per le banlieue. Spero sia sincero, e non punti tutti sulla sicurezza: altrimenti sarà peggio che nel 2005".

Segnali di inquietudine, in realtà, ce ne sono già stati. La notte scorsa, nei sobborghi di Parigi sono state incendiate più di 700 automobili. Le persone fermate, soprattutto giovani, sono oltre 500. Non proprio ordinaria amministrazione, anche se la polizia minimizza: "nei quartieri sensibili" non ci sarebbero stati "grandi movimenti di violenza urbana".

Preoccupati ma soprattutto delusi, oggi, i figli della grandeur coloniale. "Sono andato a votare per la prima volta, ma ho ancora l'impressione di non contar nulla" dice uno studente universitario a Trappes, sobborgo a sud-ovest della capitale dove convivono 70 nazionalità. Sguardi scuri anche tra gli attivisti impegnati nella difesa dei diritti degli immigrati. Paura di "espulsioni di massa" perm i sans-papiers, dicono al quartier generale della Rete per un'educazione senza frontiere.
L'organizzazione si batte per la regolarizzazione dei genitori degli immigrati iscritti alle scuole francesi.

Qualcuno, però, ce l'ha anche con "Segolene". "Sul dossier dell'immigrazione la sinistra classica era assente", commentano i dirigenti di Francia terra d'asilo.

(Afp/Apcom)
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