Frattini smentisce: mai detto 20 milioni di immigrati in 20 anni
Il vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini, responsabile per la Giustizia, libertà e sicurezza, non ha mai quantificato in 20 milioni il numero di immigrati di cui ci sarà bisogno nell'Ue entro i prossimi 20 anni, per compensare la scarsità della forza lavoro dovuta al calo demografico e all'invecchiamento della popolazione negli Stati membri. Lo ha puntualizzato, oggi a Bruxelles, il portavoce di Frattini Friso Roscam Abbing, in riferimento al discorso che il commissario ha fatto ieri a Lisbona alla conferenza Ue sull'immigrazione legale, e che era stato anticipato in prima pagina dal 'Financial Times', sempre ieri, con il titolo "L'Europa esortata ad aprire le frontiere per 20 milioni di lavoratori asiatici e africani".
Durante la conferenza stampa odierna della Commissione, rispondendo a un giornalista che segnalava le reazioni negative suscitate dall'articolo in Germania, il portavoce ha precisato che "Frattini non ha mai indicato la cifra di 20 milioni di immigrati, ma ha solo citato le proiezioni demografiche che indicano un declino della forza lavoro pari a 20 milioni di persone nell'Ue entro il 2030". Ciò non significa che questo 'buco' demografico debba essere colmato solo con il ricorso all'immigrazione. Il vicepresidente, ad esempio, ha detto tra l'altro che bisogna "rafforzare le politiche della famiglia", ha spiegato il portavoce.
"La Commissione - ha proseguito Roscam Abbing - non ha alcun potere di determinare le quote degli immigrati legali, che dipende dai singoli Stati membri; ed è giusto che sia così, perché solo gli Stati membri possono indicare di quanti immigrati hanno bisogno, e con quali qualifiche".
Il portavoce ha poi sottolineato che il 23 ottobre, nel pacchetto di proposte di Frattini sulla politica d'immigrazione che verranno approvate dalla Commissione, "non ci sarà alcuna violazione della sovranità nazionale degli Stati membri sulle quote d'immigrati". Si tratterà, invece, ha concluso, di proposte miranti a "un approccio più moderno e più dinamico all'immigrazione e alla mobilità dei lavoratori, per far fronte alla competizione con altri paesi, come Usa, Cina, Australia, Giappone, che oggi attraggono lavoratori qualificati molto più dell'Europa".
Durante la conferenza stampa odierna della Commissione, rispondendo a un giornalista che segnalava le reazioni negative suscitate dall'articolo in Germania, il portavoce ha precisato che "Frattini non ha mai indicato la cifra di 20 milioni di immigrati, ma ha solo citato le proiezioni demografiche che indicano un declino della forza lavoro pari a 20 milioni di persone nell'Ue entro il 2030". Ciò non significa che questo 'buco' demografico debba essere colmato solo con il ricorso all'immigrazione. Il vicepresidente, ad esempio, ha detto tra l'altro che bisogna "rafforzare le politiche della famiglia", ha spiegato il portavoce.
"La Commissione - ha proseguito Roscam Abbing - non ha alcun potere di determinare le quote degli immigrati legali, che dipende dai singoli Stati membri; ed è giusto che sia così, perché solo gli Stati membri possono indicare di quanti immigrati hanno bisogno, e con quali qualifiche".
Il portavoce ha poi sottolineato che il 23 ottobre, nel pacchetto di proposte di Frattini sulla politica d'immigrazione che verranno approvate dalla Commissione, "non ci sarà alcuna violazione della sovranità nazionale degli Stati membri sulle quote d'immigrati". Si tratterà, invece, ha concluso, di proposte miranti a "un approccio più moderno e più dinamico all'immigrazione e alla mobilità dei lavoratori, per far fronte alla competizione con altri paesi, come Usa, Cina, Australia, Giappone, che oggi attraggono lavoratori qualificati molto più dell'Europa".
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