Mercoledì 10 giugno 2026
Menu

Frequenze Rete4-Europa7: i dettagli della sentenza del Consiglio di Stato

U.E. - ITALIA
Notizia ·
La richiesta di frequenze da parte di Europa 7 merita una nuova 'risposta motivata' dal governo, che dovra' tener conto anche della sentenza della Corte di Giustizia Ue sul caso. La giustizia amministrativa non puo' imporre all'esecutivo l'assegnazione di frequenze, ma solo pronunciarsi su un eventuale risarcimento danni: decisione che arrivera' dopo la risposta del governo. Retequattro, comunque, potra' tenersi le sue frequenze: il ricorso di Europa 7 che puntava ad annullarne l'autorizzazione a trasmettere viene respinto perche' 'tardivo'.
La lettura dei testi delle sentenze con le quali il Consiglio di Stato si e' espresso il 31 maggio sull'annosa vicenda di Europa 7 - l'emittente che nel 1999 vinse la gara per una concessione nazionale ma che non ha mai potuto trasmettere per mancanza di frequenze - conferma in sostanza le anticipazioni contenute nel comunicato stampa diffuso sabato scorso.
I giudici di Palazzo Spada giudicano 'inammissibile' la richiesta di Europa 7 di condannare direttamente il ministero dello Sviluppo economico (che ha assorbito anche le competenze del dicastero delle Comunicazioni) a un 'facere' specifico, cioe' all'assegnazione della rete o delle frequenze. La 'strada corretta' da seguire, spiegano, e' la richiesta al ministero di 'porre in essere ogni adempimento necessario all'attribuzione di frequenze e di reagire contro l'eventuale inerzia o diniego espresso'. Un percorso gia' intrapreso da Europa 7 con una diffida e poi con l'impugnazione della nota con la quale, gia' nel 1999, il ministero rispose di no alla sua richiesta di frequenze. Nel 2004 il Tar accolse il ricorso dell'emittente: quella sentenza, contro la quale si e' appellata Mediaset, viene confermata oggi dal Consiglio di Stato.
A questo punto il ministero, 'unitamente all'Autorita'', dovra' 'rideterminarsi sull'istanza di Europa 7', 'con piena applicazione della sentenza della Corte di Giustizia'.
Interpellata dallo stesso Consiglio di Stato (che le ha chiesto un parere 'con esclusivo riferimento alla domanda di risarcimento per equivalente'), la Corte di Strasburgo 'ha ritenuto contrastante con il diritto comunitario una normativa nazionale la cui applicazione conduca a che un operatore titolare di una concessione si trovi nell'impossibilita' di trasmettere in mancanza di frequenze di trasmissione assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti e non discriminatori'.
Sul risarcimento danni chiesto da Europa 7 - 2,169 miliardi in caso di attribuzione delle frequenze, 3,5 miliardi in caso contrario - il Consiglio di Stato si riserva di decidere nel merito (l'udienza il 16 dicembre) in attesa della decisione del governo sulle frequenze e della documentazione aggiuntiva chiesta al ministero e all'Agcom entro il 15 ottobre. Il ministero dovra' chiarire, tra l'altro, come ha risposto all'attuale sentenza del Consiglio di Stato; quali frequenze si sono rese disponibili dal 2000 a oggi e quali modalita' di assegnazione sono state adottate; qual e' la situazione della concessione di Europa 7, che secondo l'amministrazione e' scaduta nel 2005 (aspetto sul quale pende ancora un contenzioso di primo grado). Anche l'Autorita' dovra' produrre una relazione su tali questioni, precisando i motivi per cui non ha adottato il piano frequenze, come prevedeva invece la concessione rilasciata a Europa 7. Infine, la stessa Europa 7 dovra' documentare l'attivita' svolta dal 1999 con i relativi bilanci, spiegando tra l'altro perche' non ha partecipato alla gara per l'assegnazione di frequenze bandita dall'ex ministro Paolo Gentiloni nel 2007.
Quanto al diritto di Retequattro a trasmettere, il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza con cui il Tar aveva bocciato il ricorso di Europa 7 che puntava all'annullamento dell'abilitazione concessa alla tv del gruppo Mediaset. Il motivo essenziale e' rappresentato, spiega la sentenza, dalla 'tardivita'' del ricorso di primo grado. (Ansa)
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →