Il fumo puzza ma le imposte sui tabacchi profumano
In dieci anni i governi che si sono succeduti in Germania hanno aumentato otto volte l'imposta sui tabacchi. Ora è la coalizione conservator-liberale a voler portare il pacchetto di sigarette da 4,70 a 5,20 euro entro il 2015, e a punire in particolare i "fai da te" e gli amanti della pipa e dei sigari. I fumatori sostengono -forse esagerano- d'essere i maggiori contribuenti del Paese. Certo è che quest'anno il fisco incasserà 13,2 miliardi di euro dal loro vizio, spendibili per finanziare la semplificazione fiscale e alleggerire le aziende più energivore dal grosso peso dell'ecotassa.
Oggi un pacchetto da 19 sigarette costa 4,70 euro, di cui 2,70 incassati dal fisco -quota superata solo dai prodotti petroliferi.
Ma tra l'aumento d'imposta sui tabacchi e maggiori introiti per lo Stato non c'è automatismo. Tra il 2002 e il 2005 si sono avuti cinque rincari -per la lotta al terrorismo (gli umoristi: "fumate contro Osama bin Laden") e per la sanità. Però le aspettative non si sono avverate. Le entrate sono, prima calate, poi salite, e dal 2007 in continua discesa. C'entrano le sigarette rollate, ma soprattutto il mercato illegale. Queste le stime dell'Istituto di ricerche economiche HWWI: negli ultimi anni la percentuale di sigarette sfuggite al fisco è passata dal 16% al 20%; nel 2008 circa 23 miliardi di bionde fumate non hanno pagato pegno; il contrabbando pesa per 4 miliardi di euro all'anno.
Tuttavia, le imposte più alte, combinate con i divieti di fumo e le norme a tutela dei non fumatori, un risultato l'hanno dato: il numero dei fumatori diminuisce ogni anno, seppure di poco, tanto che i fumatori regolari oggi sono "solo" un quarto della popolazione.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti