Domenica 7 giugno 2026
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Garante regionale per i detenuti anche in Piemonte. Sciopero della fame dei Radicali

U.E. - ITALIA
Notizia · Igor Boni * ·
In Piemonte la situazione delle carceri è in tutto paragonabile alla tragedia italiana, facendo le debite proporzioni sui numeri. A fronte di 3634 posti regolamentari vi sono infatti circa 5200 detenuti e, viceversa, gli agenti di polizia penitenziaria sono molti meno rispetto alla pianta organica, definita peraltro in situazioni di “normalità”. La stessa carenza si evidenzia per gli educatori e per tutto il personale specialistico responsabile dei percorsi trattamentali e di reinserimento sociale e lavorativo.
Il Consiglio Regionale piemontese ha istituito il Garante regionale delle persone private della libertà con una legge approvata il 2 dicembre 2009 ma, da allora, dopo più di due anni, il Garante non è stato attivato, nonostante sia stato predisposto il bando di concorso e siano pervenute 22 domande.
Questo ritardo, che configura evidentemente una situazione di illegalità istituzionale, dato che il medesimo Ente (la Regione Piemonte) che ha approvato una legge non la applica, è anche una follia dal punto di vista dell’attualità carceraria piemontese.
Il garante regionale, analogamente a quanto accade in altre regioni nelle quali tale figura è stata attivata come la Toscana, potrebbe ad esempio attivarsi concretamente per trasformare la detenzione dei reclusi tossicodipendenti in pene alternative, in ricoveri in comunità. Potrebbe operare per aumentare la qualità e quantità dei trattamenti metadonici in carcere e migliorare l'assistenza sanitaria ai detenuti tossicodipendenti, che oggi è indubbiamente ad un livello totalmente inaccettabile. In Piemonte la percentuale di detenuti tossicodipendenti, arrestati in virtù delle leggi proibizioniste sulla droga, si aggira - come in Italia - attorno ad un terzo del totale dei reclusi.
Ma le attività del Garante delle persone private della libertà, che devono essere tanto efficaci quanto realizzate nel massimo del risparmio, date le condizioni economiche complessive del Paese e della Regione sarebbero concreto strumento di conoscenza, controllo, garanzia e proposta, relativo alla condizione non solo dei detenuti (e di chi è recluso nei CIE e nelle celle di sicurezza), ma anche degli agenti di polizia, del personale amministrativo, dei direttori e di tutti gli altri componenti la comunità penitenziaria, vittime della stessa ordinaria illegalità. Non si tratta certo della "bacchetta magica" ma di un sostegno ad una comunità che vive ormai da un periodo troppo lungo in condizioni incompatibili con una Democrazia e con lo stato di diritto, si tratta di un provvedimento di "riduzione del danno", un elemento di riferimento al quale rivolgersi e che potrebbe innescare nei confronti della Società e della politica regionale elementi di conoscenza oggi non adeguati.
Con questo obiettivo dal 15 gennaio scorso con Salvatore Grizzanti stiamo conducendo uno sciopero della fame ad oltranza: per chiedere legalità, ragionevolezza e lungimiranza; per chiedere che la politica (di destra, sinistra e centro) di fronte alla tragedia delle carceri non si volti di nuovo dall’altra parte.
Per sottoscrivere l'appello per la nomina del garante regionale delle carceri piemontesi (e, se volete, per partecipare al digiuno a staffetta -uno/due giorni- che abbiamo lanciato a sostegno dell'iniziativa) scrivete a [email protected] o andate su www.associazioneaglietta.it.
 
* Presidente Associazione radicale Adelaide Aglietta di Torino
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