Gb. Auspicio che le droghe siano legali entro il 2020
"Tutte le droghe dovrebbero essere legalizzate entro il 2020". Questo e' quanto si legge nel rapporto a cura del centro di ricerca "Transform". Il think-tank britannico ritiene infatti che il proibizionismo sulla cannabis, cocaina, crack ed eroina si sia rivelato un fallimento, e che i Governi mondiali dovrebbero riconoscere che la soluzione sia controllare legalmente la produzione e la fornitura degli stupefacenti.Il lavoro, lanciato alla House of Commons con l'appoggio di alcuni parlamentari laburisti, tra cui Oona King e Paul Flynn, richiede una riforma radicale della politica sulle droghe e ribadisce che la war on drugs e' stata persa. "Tenendo illegali le droghe -si legge- si favorisce il crimine, si sperpera denaro pubblico per le legislazioni e le operazioni sul campo, favorendo la diffusione del virus dell'AIDS e di altre malattie. Per l'anno 2020, la proibizione dovrebbe essere sostituita da un mercato regolato, in cui i consumatori non siano piu' a contatto con gli spacciatori, ma acquistino le droghe in farmacia o da venditori autorizzati".
Per Danny Kushlick, direttore del centro, i consiglieri del Governo e i responsabili politici dovrebbero cogliere questo suggerimento. "Dobbiamo considerare nuove, efficaci, giuste e umane opzioni".
La risposta dell'Home Office non si e' fatta attendere. "Il Governo non intende legalizzare le droghe. Coloro che chiedono la legalizzazione non tengono conto dell'aumento del numero di consumatori che si avrebbe come conseguenza dell'atto".
Un altro rapporto, di alcuni ricercatori dell'universita' di Glasgow, rileva che quasi il 57% dei tossicodipendenti vuole un aiuto per tenere lontana la droga, piuttosto che corsi sulla riduzione del danno che insegnano loro come assumere con sicurezza le droghe.
Una ricerca dell'Health Protection Agency mostra che le droghe per via endovenosa fanno contrarre infezioni resistenti alla pennicellina e sono sempre piu' i tossicodipendenti affetti, e che le epatiti C sono raddoppiate del 18%, tra il 2002/2003.
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