Gb. Dieci anni fa il mondo conobbe Dolly
'La scoperta piu' importante del secolo per la biologia'. Questo rappresenta, secondo il genetista Giuseppe Novelli: la clonazione della pecora Dolly, annunciata dieci anni fa dalla rivista scientifica Nature.
'Una tappa importante che ha aperto la strada a grandi, potenziali risultati anche nel campo clinico'.
Con la clonazione di Dolly, ha spiegato Novelli, 'in un solo colpo si sono spazzati via anni di ricerche e convincimenti, nel senso che mai si sarebbe pensato, ed anzi si riteneva impossibile farlo, di poter prendere una cellula differenziata e riportarla indietro allo stato indifferenziato, come appunto accaduto per poter arrivare alla clonazione della pecora Dolly.
Per la prima volta cioe' si e' dimostrato che una cellula specializzata puo' 'tornare indietro', ovvero essere riportata allo stadio di cellula staminale per dare poi luogo ad un individuo intero'. Un risultato che Novelli giudica 'straordinario' dal punto di vista della biologia: 'Questo filone di ricerca infatti ha aperto la strada alla possibile individuazione di cure per tante malattie, perche' capendo come una cellula 'torna indietro' si puo' arrivare a capire anche, ad esempio, perche' si evolve in una cellula tumorale'.
Un traguardo fondamentale per la scienza dunque, quello della nascita di Dolly, ed e' per questo che, a dieci anni di distanza, si ritorna a parlare di lei. Fu in onore della prosperosa cantante country Dolly Parton che il primo mammifero clonato in laboratorio si chiamo' proprio cosi': Dolly. A suggerire il nome ai ricercatori fu proprio il suo allevatore, ispirato dal fatto che gli scienziati avessero utilizzato per l'esperimento il DNA contenuto nel nucleo di una cellula mammaria. Ma l'avventura della pecora piu' famosa del mondo, nata il 5 luglio 1996 nei laboratori del Roslin Institute in Scozia inizio' solo un anno piu' tardi: il 22 febbraio 1997, quando gli scienziati ne annunciarono la nascita sulla rivista inglese Nature. E anche se Dolly e' stata abbattuta il 14 febbraio 2003, a causa di complicazioni dovute ad un'infezione polmonare, le polemiche e il dibattito etico restano vivi. E nonostante le posizioni contrarie, la clonazione di Dolly ha dato il via ad una vera e propria serie di mammiferi clonati, che vedono tra i piu' famosi il toro Galileo e la cavalla Prometea, entrambi ad opera di Cesare Galli, direttore del Laboratorio di Tecnologie della Riproduzione all'Istituto Spallanzani di Cremona.
Animali fotocopia 'amici' dell'uomo. Parola di Cesare Galli, direttore del Consorzio per l'incremento zootecnico di Cremona e 'papa' del toro Galileo e della cavalla Prometea, "le possibili applicazioni della clonazione animale a vantaggio dell'uomo restano infatti numerose: dalla produzione di farmaci a quella di organi 'anti-rigetto', dall'ottenimento di cellule staminali utili contro alcune malattie fino alla produzione di alimenti sicuri".
A 10 anni dalla notizia della prima clonazione di un mammifero, la tecnica di clonazione animale e' rimasta all'incirca la stessa e "i risultati restano in generale piu' o meno bassi -spiega lo scienziato all'Adnkronos Salute-. Ma i problemi sono stati identificati. E le opportune correzioni sono difficili, ma possibili".
Le criticita', continua Galli, "sono per lo piu' di natura 'epigenetica', cioe' relative alle modifiche che il Dna di partenza subisce e che ne condizionano l'effettiva funzionalita'". Cio' detto, "il discorso cambia da animale ad animale. Clonare pecore o bovini, per esempio, comporta piu' rischi di fallimento che 'riprodurre' suini o capre". Questi ultimi "garantiscono infatti una resa migliore. E, insieme ai cavalli che danno pero' rese basse, maiali e capre sono anche meno vulnerabili a problemi di salute potenzialmente mortali in gestazione o nei primi periodi di vita".
Secondo Galli, "i campi di applicazione della clonazione animale a beneficio dell'uomo sono molti". Innanzitutto, grazie all'esperienza accumulata in 'era post-Dolly', "oggi e' molto piu' facile produrre animali geneticamente modificati programmati per 'fabbricare' sostanze terapeutiche, come gia' accade ad esempio con alcuni anticorpi mirati contro le cellule cancerose".
Secondo, "proprio a Cremona stiamo lavorando a un progetto Ue per la creazione di maiali donatori di organi 'anti-rigetto' per i trapianti". Terzo, "c'e' la speranza della clonazione terapeutica, che punta a ottenere cellule staminali 'curative' compatibili con l'organismo del paziente da trattare". Ma i prodotti degli animali fotocopia non sarebbero destinati soltanto alla farmacia o alla sala operatoria: anche alla tavola.
"A Cremona stiamo operando su bovini clonati anni fa, per dimostrare la sicurezza del loro latte e della loro carne". L'agenzia regolatoria americana Food and Drug Administration (Fda) ha recentemente decretato che i prodotti derivati dagli animali clonati sono "sicuri come quelli di cui ci nutriamo ogni giorno". Galli non sa prevedere se un'apertura' analoga sara' possibile anche in Italia. "Ma se cosi' fosse grazie ai nostri studi le autorita' competenti potranno fare valutazioni anche in base a dati scientifici 'made in Italy'".
COLDIRETTI, ETICHETTA CONTRO CLONAZIONI A TAVOLA - Dean Food, la principale industria casearia degli Stati Uniti ha deciso di non utilizzare il latte prodotto da mucche da clonazione, sebbene il verdetto della Food and Drug Administration (Fda) stabilisca che non ci sono differenze tra mucche, maiali e pecore derivanti da clonazione rispetto agli animali tradizionali. Lo riferisce Coldiretti ribadendo che 'la netta contrarieta' dei consumatori agli alimenti provenienti da animali clonati dimostra la necessita' dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza degli alimenti per evitare che tali prodotti arrivino inconsapevolmente sulle tavole'.
La decisione, riferisce l'organizzazione agricola, 'e' stata assunta dopo che i numerosi sondaggi hanno dimostrato che i cittadini americani non sono interessati all'acquisto di latte proveniente da animali clonati. E segue quella gia' espressa di aziende piu' piccole come Ben & Jerry's Ice Cream e Organic Valley, che avevano gia' scelto di seguire la strada intrapresa dalla societa' texana, nel timore di andare incontro a un calo delle vendite'.
La diffidenza dei consumatori riguarda anche l'Italia dove la netta opposizione agli Ogm nel cibo emerge dall' Indagine 2006 Coldiretti-Ispo sulle opinioni degli italiani sull'alimentazione che evidenzia che ben tre italiani sui quattro (74%) che esprimono la propria opinione sono convinti che i prodotti contenenti Organismi Geneticamente Modificati (Ogm) non facciano bene alla salute, con un aumento del 4% rispetto all'anno precedente. 'Per evitare che nel piatto dei cittadini arrivino senza saperlo prodotti clonati importati dagli Stati Uniti occorre introdurre immediatamente l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti'.
'Una tappa importante che ha aperto la strada a grandi, potenziali risultati anche nel campo clinico'.
Con la clonazione di Dolly, ha spiegato Novelli, 'in un solo colpo si sono spazzati via anni di ricerche e convincimenti, nel senso che mai si sarebbe pensato, ed anzi si riteneva impossibile farlo, di poter prendere una cellula differenziata e riportarla indietro allo stato indifferenziato, come appunto accaduto per poter arrivare alla clonazione della pecora Dolly.
Per la prima volta cioe' si e' dimostrato che una cellula specializzata puo' 'tornare indietro', ovvero essere riportata allo stadio di cellula staminale per dare poi luogo ad un individuo intero'. Un risultato che Novelli giudica 'straordinario' dal punto di vista della biologia: 'Questo filone di ricerca infatti ha aperto la strada alla possibile individuazione di cure per tante malattie, perche' capendo come una cellula 'torna indietro' si puo' arrivare a capire anche, ad esempio, perche' si evolve in una cellula tumorale'.
Un traguardo fondamentale per la scienza dunque, quello della nascita di Dolly, ed e' per questo che, a dieci anni di distanza, si ritorna a parlare di lei. Fu in onore della prosperosa cantante country Dolly Parton che il primo mammifero clonato in laboratorio si chiamo' proprio cosi': Dolly. A suggerire il nome ai ricercatori fu proprio il suo allevatore, ispirato dal fatto che gli scienziati avessero utilizzato per l'esperimento il DNA contenuto nel nucleo di una cellula mammaria. Ma l'avventura della pecora piu' famosa del mondo, nata il 5 luglio 1996 nei laboratori del Roslin Institute in Scozia inizio' solo un anno piu' tardi: il 22 febbraio 1997, quando gli scienziati ne annunciarono la nascita sulla rivista inglese Nature. E anche se Dolly e' stata abbattuta il 14 febbraio 2003, a causa di complicazioni dovute ad un'infezione polmonare, le polemiche e il dibattito etico restano vivi. E nonostante le posizioni contrarie, la clonazione di Dolly ha dato il via ad una vera e propria serie di mammiferi clonati, che vedono tra i piu' famosi il toro Galileo e la cavalla Prometea, entrambi ad opera di Cesare Galli, direttore del Laboratorio di Tecnologie della Riproduzione all'Istituto Spallanzani di Cremona.
Animali fotocopia 'amici' dell'uomo. Parola di Cesare Galli, direttore del Consorzio per l'incremento zootecnico di Cremona e 'papa' del toro Galileo e della cavalla Prometea, "le possibili applicazioni della clonazione animale a vantaggio dell'uomo restano infatti numerose: dalla produzione di farmaci a quella di organi 'anti-rigetto', dall'ottenimento di cellule staminali utili contro alcune malattie fino alla produzione di alimenti sicuri".
A 10 anni dalla notizia della prima clonazione di un mammifero, la tecnica di clonazione animale e' rimasta all'incirca la stessa e "i risultati restano in generale piu' o meno bassi -spiega lo scienziato all'Adnkronos Salute-. Ma i problemi sono stati identificati. E le opportune correzioni sono difficili, ma possibili".
Le criticita', continua Galli, "sono per lo piu' di natura 'epigenetica', cioe' relative alle modifiche che il Dna di partenza subisce e che ne condizionano l'effettiva funzionalita'". Cio' detto, "il discorso cambia da animale ad animale. Clonare pecore o bovini, per esempio, comporta piu' rischi di fallimento che 'riprodurre' suini o capre". Questi ultimi "garantiscono infatti una resa migliore. E, insieme ai cavalli che danno pero' rese basse, maiali e capre sono anche meno vulnerabili a problemi di salute potenzialmente mortali in gestazione o nei primi periodi di vita".
Secondo Galli, "i campi di applicazione della clonazione animale a beneficio dell'uomo sono molti". Innanzitutto, grazie all'esperienza accumulata in 'era post-Dolly', "oggi e' molto piu' facile produrre animali geneticamente modificati programmati per 'fabbricare' sostanze terapeutiche, come gia' accade ad esempio con alcuni anticorpi mirati contro le cellule cancerose".
Secondo, "proprio a Cremona stiamo lavorando a un progetto Ue per la creazione di maiali donatori di organi 'anti-rigetto' per i trapianti". Terzo, "c'e' la speranza della clonazione terapeutica, che punta a ottenere cellule staminali 'curative' compatibili con l'organismo del paziente da trattare". Ma i prodotti degli animali fotocopia non sarebbero destinati soltanto alla farmacia o alla sala operatoria: anche alla tavola.
"A Cremona stiamo operando su bovini clonati anni fa, per dimostrare la sicurezza del loro latte e della loro carne". L'agenzia regolatoria americana Food and Drug Administration (Fda) ha recentemente decretato che i prodotti derivati dagli animali clonati sono "sicuri come quelli di cui ci nutriamo ogni giorno". Galli non sa prevedere se un'apertura' analoga sara' possibile anche in Italia. "Ma se cosi' fosse grazie ai nostri studi le autorita' competenti potranno fare valutazioni anche in base a dati scientifici 'made in Italy'".
COLDIRETTI, ETICHETTA CONTRO CLONAZIONI A TAVOLA - Dean Food, la principale industria casearia degli Stati Uniti ha deciso di non utilizzare il latte prodotto da mucche da clonazione, sebbene il verdetto della Food and Drug Administration (Fda) stabilisca che non ci sono differenze tra mucche, maiali e pecore derivanti da clonazione rispetto agli animali tradizionali. Lo riferisce Coldiretti ribadendo che 'la netta contrarieta' dei consumatori agli alimenti provenienti da animali clonati dimostra la necessita' dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza degli alimenti per evitare che tali prodotti arrivino inconsapevolmente sulle tavole'.
La decisione, riferisce l'organizzazione agricola, 'e' stata assunta dopo che i numerosi sondaggi hanno dimostrato che i cittadini americani non sono interessati all'acquisto di latte proveniente da animali clonati. E segue quella gia' espressa di aziende piu' piccole come Ben & Jerry's Ice Cream e Organic Valley, che avevano gia' scelto di seguire la strada intrapresa dalla societa' texana, nel timore di andare incontro a un calo delle vendite'.
La diffidenza dei consumatori riguarda anche l'Italia dove la netta opposizione agli Ogm nel cibo emerge dall' Indagine 2006 Coldiretti-Ispo sulle opinioni degli italiani sull'alimentazione che evidenzia che ben tre italiani sui quattro (74%) che esprimono la propria opinione sono convinti che i prodotti contenenti Organismi Geneticamente Modificati (Ogm) non facciano bene alla salute, con un aumento del 4% rispetto all'anno precedente. 'Per evitare che nel piatto dei cittadini arrivino senza saperlo prodotti clonati importati dagli Stati Uniti occorre introdurre immediatamente l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti'.
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