Gb. Donna malata al tribunale: soffro e voglio entrare in coma
Anche la Gran Bretagna e' alle prese con un angoscioso caso Welby: una donna di trent'anni, che soffre le pene dell'inferno per colpa della 'sindrome di Eisenmenger', si e' rivolta all'Alta Corte di Londra per costringere i medici a mandarla in coma con la morfina.
'Il dolore non mi da' requie. Mi manca il respiro. Ho le piaghe da decubito. Non voglio essere costretta ad andarmene via dal Regno Unito per morire', si sfoga Kelly Taylor. Risiede a Bristol. La malattia l'ha ridotta ad una larva. I medici le danno meno di un anno di vita.
Per lei il coma sarebbe l'anticamera verso la morte perche' ha gia' fatto un testamento nel quale chiede in modo esplicito di non essere alimentata artificialmente o idratata. Non ha pero' trovato nemmeno un dottore disposto ad accontentarla.
Quelli di Bristol si sono rifiutati. E in questo hanno trovato il pieno sostegno dell'associazione di categoria, la British Medical Association (Bma), per la quale sarebbe 'illegale e non etica' la somministrazione di morfina 'con la deliberata volonta' di porre fine all'esistenza di un paziente'.
'Simpatizziamo -ha dichiarato un portavoce di Bma- con la signora Taylor ma non possiamo appoggiare la sua richiesta. Si tratterebbe di suicidio assistito'.
Kelly Taylor sta sempre peggio perche' la sta uccidendo una terribile malattia dovuta al fatto che e' nata con un grosso buco al cuore e ha una circolazione sanguigna estremamente anomala. 'Dormo 18 ore al giorno e i farmaci mi danno incubi tremendi'. Oltre alla sindrome di Eisenmenger soffre di una gravissima deformazione della spina dorsale.
Tramite gli avvocati, la malata terminale si e' rivolta all'Alta Corte di Londra usando come principale cavallo di battaglia la Convenzione Europea dei diritti umani. Sostiene che rifiutandosi di venirle incontro i medici britannici le infliggono 'un trattamento inumano o degradante' in violazione della Convenzione.
I legali di Kelly Taylor sbandiera un secondo argomento: i medici non hanno il diritto di negarle 'un adeguato controllo del dolore' anche se cosi' facendo ne possono accelerare il decesso.
Il drammatico caso della donna di Bristol e' stato fatto proprio da 'Dignity in Dying', un'organizzazione in prima fila in Gran Bretagna nella difesa del 'diritto a morire con dignita''.
'La signora Taylor si trova in una situazione intollerabile. Cosi' si trovano molti malati terminali per i quali i normali anti-dolorifici non bastano piu' per alleviare le loro pene'.
Prima di farne un caso anche mediatico presentando il ricorso all'Alta Corte la donna di Bristol ha valutato l'opportunita' di seguire l'esempio di decine di connazionali e di andare in Svizzera dove alcune cliniche praticano senza problemi di coscienza il suicidio assistito. Nelle ultime settimane e' diventata pero' troppo debole e malata per ipotizzare un viaggio all'estero e tra l'altro non vede perche' le debba essere negato il diritto di spegnersi senza piu' sofferenze tra le mura di casa.
'Il dolore non mi da' requie. Mi manca il respiro. Ho le piaghe da decubito. Non voglio essere costretta ad andarmene via dal Regno Unito per morire', si sfoga Kelly Taylor. Risiede a Bristol. La malattia l'ha ridotta ad una larva. I medici le danno meno di un anno di vita.
Per lei il coma sarebbe l'anticamera verso la morte perche' ha gia' fatto un testamento nel quale chiede in modo esplicito di non essere alimentata artificialmente o idratata. Non ha pero' trovato nemmeno un dottore disposto ad accontentarla.
Quelli di Bristol si sono rifiutati. E in questo hanno trovato il pieno sostegno dell'associazione di categoria, la British Medical Association (Bma), per la quale sarebbe 'illegale e non etica' la somministrazione di morfina 'con la deliberata volonta' di porre fine all'esistenza di un paziente'.
'Simpatizziamo -ha dichiarato un portavoce di Bma- con la signora Taylor ma non possiamo appoggiare la sua richiesta. Si tratterebbe di suicidio assistito'.
Kelly Taylor sta sempre peggio perche' la sta uccidendo una terribile malattia dovuta al fatto che e' nata con un grosso buco al cuore e ha una circolazione sanguigna estremamente anomala. 'Dormo 18 ore al giorno e i farmaci mi danno incubi tremendi'. Oltre alla sindrome di Eisenmenger soffre di una gravissima deformazione della spina dorsale.
Tramite gli avvocati, la malata terminale si e' rivolta all'Alta Corte di Londra usando come principale cavallo di battaglia la Convenzione Europea dei diritti umani. Sostiene che rifiutandosi di venirle incontro i medici britannici le infliggono 'un trattamento inumano o degradante' in violazione della Convenzione.
I legali di Kelly Taylor sbandiera un secondo argomento: i medici non hanno il diritto di negarle 'un adeguato controllo del dolore' anche se cosi' facendo ne possono accelerare il decesso.
Il drammatico caso della donna di Bristol e' stato fatto proprio da 'Dignity in Dying', un'organizzazione in prima fila in Gran Bretagna nella difesa del 'diritto a morire con dignita''.
'La signora Taylor si trova in una situazione intollerabile. Cosi' si trovano molti malati terminali per i quali i normali anti-dolorifici non bastano piu' per alleviare le loro pene'.
Prima di farne un caso anche mediatico presentando il ricorso all'Alta Corte la donna di Bristol ha valutato l'opportunita' di seguire l'esempio di decine di connazionali e di andare in Svizzera dove alcune cliniche praticano senza problemi di coscienza il suicidio assistito. Nelle ultime settimane e' diventata pero' troppo debole e malata per ipotizzare un viaggio all'estero e tra l'altro non vede perche' le debba essere negato il diritto di spegnersi senza piu' sofferenze tra le mura di casa.
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